È paralizzato, ma per viaggiare gli basta un divano

0
1.049 Numero visite

di Ilaria Lonigro

Esistono trafficanti di droga disabili? E quelli che fanno couch surfing? E se all’aeroporto, anziché il bagaglio, smarriscono la sedia su cui sono costretti a vivere? Kuba Sulewski, 32 anni, polacco, per un errore dei medici è nato paralizzato. Con la sorella Anna, è partito con un volo last minute per Barcellona. Ecco cosa è successo, raccontato da loro in un’intervista esclusiva a West.

viaggio-disaAnna Alboth, 29 anni, giornalista polacca che vive a Berlino con il marito Tom, fotografo, e le due piccole Hanna e Mila, da anni racconta le loro avventure on the road nel blog The family without borders, (”La famiglia senza confini”), premiato come il migliore dell’anno per National Geographic Traveler Poland 2011. Anna ha deciso di andare oltre e scoprire che non ci sono barriere neppure se si viaggia… su una sedia a rotelle. Ad accompagnarla in questa sfida di tre giorni a Barcellona, la sorellina Agata e il fratello Kuba, 32 anni, che, come spiega Anna nel blog, è paralizzato dalla nascita. Non che questo lo abbia mai fermato: da ragazzo ha persino vinto il terzo posto nella sua categoria ai campionati internazionali di danza su sedia a rotelle.

Ma un viaggio dell’ultimo minuto no, Kuba non lo aveva ancora fatto. ”Finora avevo preso l’aereo solo con viaggi molto organizzati”, spiega Kuba a West. Invece con Anna ha prenotato un volo last minute a prezzi stracciati per la splendida città spagnola e ha chiesto ospitalità alla rete di couch surfers. Il risultato? Un’avventura meravigliosa.

Ma procediamo per ordine. Come hanno trovato chi li ospitasse? ”Per caso, come sempre. Ho scritto sul mio blog, che è letto in vari Paesi, che stavamo organizzando questo avventura e un po’ di gente mi ha scritto. Non abbiamo neppure avuto il tempo di incontrarli tutti” fa sapere Anna. Fare couchsourfing quando si è su una sedia a rotelle è più difficile? ”Abbiamo mandato 4 richieste di ospitalità all’ultimo minuto e due persone ci hanno invitato a stare nel loro appartamento. Il problema però era che erano al secondo e terzo piano, senza ascensore. Quindi sì, è più difficile arrivarci con la sedia a rotelle” ammette Kuba.

Al check in, in aeroporto, controllano solo la sedia di Kuba. Non lui. ”E se fossi stato un trafficante di droga?” si chiede. È evidente: ragioniamo secondo lo stereotipo per cui un disabile non fa niente di illegale. Il volo procede normale, Kuba e Anna atterrano a Barcellona. È davvero la città più accessibile d’Europa? ”Siamo stati entrambi colpiti positivamente. Anche nei dettagli. Come i telefoni pubblici per strada: erano posizionati in basso, in modo che anche le persone sulle sedie a rotelle potessero usarli” racconta Kuba. E Anna: ”Quando viaggio ho sempre questo sguardo del tipo ‘sarebbe o no una città ok per Kuba?’. Per ora Barcellona è al primo posto della mia classifica”.

Nessun timore prima di partire? ”Ero con Anna, quindi non avevo paura di niente. Forse – riconosce Kuba – per un momento ci siamo domandati che cosa sarebbe successo se la mia sedia a rotelle fosse stata smarrita col volo (sono cose che succedono con bagagli diversi, no?), ma all’aeroporto ci hanno detto che in quel caso ci avrebbero dato una bella sedia sostitutiva per quei giorni”.

Kuba ha passato dei momenti indimenticabili a Barcellona. ”Sono stati solo 3 giorni – ammette lui – e anche se di certo non abbiamo visto molto, è stato abbastanza per sentirne l’atmosfera”. Le cose più belle del viaggio? Secondo lui sono, nell’ordine: ”Uno: il tempo passato con le sorelle, ma forse questo non importa che fosse nella città catalana! Due: gli autisti di autobus, molto amichevoli e cordiali. Tre: gli incontri spontanei con persone belle: Anna ha iniziato a parlare a una donna in treno ed è finita che questa ha cambiato il suo programma e ci ha portato dove volevamo andare. Quattro: la calorosissima e premurosa Anna, una ragazza spagnola che ci ha ospitato e che parlava e persino insegnava polacco all’università. Ottimo per me che non parlo inglese. Cinque: i nostri ‘momenti grandiosi’: mettere i piedi nel mare, cosa che sognavo, ballare in cima al castello, raggiungere una collina dove si trova un ostello gestito solo da disabili, e incontrare… un maiale selvatico nella foresta!”.

C’è però una cosa che a Kuba dà molto fastidio. ”È sempre e ovunque così. Che tutti si rivolgono al mio accompagnatore invece che a me. ‘Posso controllarlo?’, ‘Dove vola lui?’, ‘Lui vuole tè o caffè?’. La gente pensa che io non capisca, che io non parli. Il fatto che stia seduto sulla mia sedia a rotelle, che io sia fisicamente disabile per loro significa che sono di certo disabile pure mentalmente. La gente non ha  molta esperienza con i disabili, spesso nessuna. E io faccio del mio meglio per mostrar loro che sono presente, che capisco. Sorrido, all’aeroporto, a Barcellona, ho cercato di dire chiaramente ‘Hola’, ‘Gracias’ o ‘Adios”.

Kuba sa come abbattere le barriere. E, dopo Barcellona, vuole viaggiare ancora. Scoppia in una risata e dice: ”A marzo parto dalla nostra chiesa a Varsavia alla volta di Roma e poi con ‘Viaggi senza confini’ per dei viaggi con i fuoristrada. E poi, quando Anna tornerà dal suo prossimo viaggio di famiglia nell’Oceano Pacifico, abbiamo un grande piano. Posso dirlo?”. E Anna: ”Certo che puoi”. Kuba rivela: ”Abbiamo in mente di fare insieme l’autostop”.

http://www.west-info.eu/

Newsletter