Norberto ritorna dove è iniziata la sua seconda vita

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Cristian Calestani
 E’ lì che è fiorita la sua seconda vita, quando tutto sembrava cadergli addosso. Ed è lì che Norberto De Angelis ha deciso di tornare per regalare un’occasione di vita a chi, nato o divenuto disabile in quei luoghi, è messo ai margini della società. Ci sarà un fine di grande valore, oltre alle braccia possenti di Norberto vincitore del titolo italiano di sollevamento pesi, a spingere in Tanzania l’ormai celebre handbike bianca Quickie dell’atleta varanese che, a 49 anni, si rimette in gioco.

1378473582332_0Questa volta non sarà una sfida per misurare sè stesso, come fu l’impresa di quattro anni fa quando percorse quasi 4 mila km sulla Route 66, celebre arteria degli Stati Uniti; ma sarà una sfida per cercare di scardinare una chiusura mentale, un modo di pensare che in Tanzania, dove Norberto fu vittima dell’incidente che oggi lo costringe sulla sedia a rotelle, porta a ritenere il disabile come uno scarto della società.

«In Tanzania la disabilità – spiega Norberto che in questi giorni si sta preparando con costanti allenamenti tra Varano e le colline della Valceno – è affrontata in maniera drammatica e spesso tragica. La mamma che partorisce un bimbo con disabilità è considerata portatrice di iella e per questo viene emarginata dalla società. Il disabile poi non ha nulla che lo possa aiutare, è messo da parte se non addirittura ucciso come accade spesso con i bimbi albini, perché ritenuto figlio del malocchio. Torno in Tanzania per dimostrare che un disabile è una risorsa per la società. Cercherò di far cambiare il modo di pensare della gente. Dopo l’incidente ho trasformato la disabilità a mio favore: vado per raccontare tutto questo».
Come? Norberto tornerà sulla sua handbike a metà ottobre, per percorrere circa 750 km dal villaggio di Matembwe – lo stesso in cui nel ’92 da volontario stava collaborando per la realizzazione di un allevamento di polli, oggi ben avviato – sino alla capitale Dar Es Salaam.  «E’ lo stesso percorso del ’92 – ricorda ancora Norberto – lo stesso che stavo compiendo il giorno in cui ho avuto l’incidente ».
De Angelis avrà un contatto diretto con le popolazioni locali. Parlerà con loro passando di villaggio in villaggio ed inaugurerà strutture sanitarie. Al suo fianco, come vent’anni fa, avrà il Cefa, ong che da quarant’anni è operativa in attività di cooperazione. Il titolo del progetto è emblematico «Less is more. La traversata in handbike della Tanzania» prendendo spunto dall’acronimo Less (Labour, Empowerment and Social Services) dove il «less», il meno ossia la disabilità, viene riconosciuto come un «more», un valore aggiunto.
A sostenere la traversata da Ovest ad Est della Tanzania di Norberto c’è anche il Cip, il Comitato italiano paralimpico, presieduto da Luca Pancalli, che ha subito condiviso l’intento della nuova sfida di Norberto patrocinando l’iniziativa perché «la solidarietà non deve avere confini, ma deve essere diffusa anche agli altri».
All’origine del progetto c’è un incontro casuale alla manifestazione sportiva Happy End di Bologna tra Norberto e un fotografo che ha lavorato per il Cefa. «Chiacchierando – racconta De Angelis – gli ho raccontato della mia esperienza nel ’92 con la ong di Bologna. Dopo qualche giorno sono stato contattato da Giovanni Beccari, responsabile della comunicazione per il Cefa, e da lì poi tutto ha preso forma». A poche settimane dalla partenza non resta che augurare a Norberto in swahili Safari Njema, buon viaggio.
Per info www.cefaonlus.it e Less is more su Facebook.

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