“Rio è una tappa, la Gmg continua in tutte le comunità”

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L’esperienza della diocesi di Torino impegnata nel Sinodo dei giovani nel racconto di don Ramello, direttore dell’ufficio pastorale

DOMENICO AGASSO JR.
TORINO

GMG di Rio
GMG di Rio

A cinque giorni dalla Giornata mondiale della Gioventù di Rio de Janeiro 2013, a colloquio con don Luca Ramello, direttore dell’ufficio di pastorale giovanile dell’arcidiocesi di Torino, in partenza per il Brasile.

Don Ramello, come definirebbe l’attesa per questa Giornata mondiale della gioventù (Gmg)?

“Vive due dimensioni di attesa, quella di chi parte e quella di chi la guarderà. Quella dei ‘pochi’ che parteciperanno, che pensano con trepidazione alle questioni tecniche e che guardano al Brasile carichi di interrogativi, speranze, in particolare per quanto riguarda l’incontro con papa Francesco, pontefice che sta dando segnali rivoluzionari e dal quale quindi ci si aspetta che anche con i giovani possa fare faville. E poi c’è l’attesa di quelli che non possono ancdare e che vedranno la Gmg attraverso i mezzi di comunicazione: questi aspettano la prima Gmg di Francesco con la consapelvolezza che sta per avvenire qualcosa che segnerà la storia. C’è tutta una coincidenza di circostanze: le novità di Francesco, il Paese in cui si svolgerà la Gmg – comprese le manifestazioni di protesta che lo stanno segnando in questo periodo – il momento non facile per la Chiesa. Ecco, tutto ciò rende la Gmg una sorta di lente d’ingrandimento e un trampolino verso un nuovo corso”

La Sua Diocesi con il Sinodo dei Giovani sottolinea il concetto che la Gmg non è una parentesi ma è un percorso, giusto?

“Sì. La Gmg è un punto di arrivo, ed è un punto di partenza. D’arrivo perchè misura i cammini diocesani, di appartenenza ecclesiale; è un momento di verifica, un indicatore, un test. Di partenza perchè la Chiesa vede i giovani e i pastori che si guardano in faccia, si ascoltano. I vescovi stanno più a contatto con i giovani, prendendo coscienza di quali sono le loro fatiche, attese, entusiasmi. È come una finestra che si apre, diventa un momento di verità. Non è vero che le Gmg falsano la realtà. E poi perchè ascolteremo la parola del Papa, che sicuramente darà delle indicazioni come ha fatto nell’incontro con i seminaristi e le novizie, o a Lampedusa, e come fa d’abitudine; si attendono linee progettuali da cui ripartire, che segneranno un passo nuovo”.

Il fatto di andare in America Latina è significativo? Che cosa potrebbe essere interessante per i giovani cogliere in questa esperienza di Chiesa anche molto diversa da quella europea?

“Dirò ai giovani di cercare, attraverso questo viaggio, di capire di più il Papa: molti sono stupiti dai suoi gesti e affermazioni, ma non si sottolinea abbastanza che tutto deriva dal fatto che lui si porta dentro la sua terra con relativi stili, fatiche, travagli. Prendere contatto con una realtà così divesa ci farà capire che lo sguardo di Francesco dà un’altra prospettiva, non ricurva sulle situazioni europeee. Probabilmente la Gmg riuscità in maniera più grande ad aprire lo sguardo su un’altra parte del mondo, che vive anche da noi: quando il Papa parla di periferie non si riferisce solo a quele geografiche, ma forse bisogna vedere e conoscere qualche periferia geografica per capire le periferie esistenziali che ci sono qui da noi. Andando in Brasile verremo sbalzati in un Paese ricco di contraddizioni. Mi auguro che un altro mondo ci faccia aprire gli occhi sulle periferie del nostro abituandoci a guardare il pontefice non come un extraterreste ma come uno che ha vissuto e vive le periferie. Così forse riusciremo a mittizzarlo meno e a guardare di più alla sostanza di quello che dice. Renderlo un mito è uno dei tanti modi per neutralizzare le sue ‘provocazioni’”.

http://vaticaninsider.lastampa.it

 

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