Civita di Bagnoregio, disabili “prigionieri” aiutati dai carabinieri a passare il ponte

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Erano in visita alla città che muore, sorpresi dalla pioggia
non riuscivano più a tornare indietro

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VITERBO – Prigionieri per due ore nella bella Civita di Bagnoregio, sotto la pioggia scrosciante, davanti a loro il ponticello di 300 metri, unico cordone con la città moderna, diventato nel frattempo una scivolosa e pericolosa fettuccia bagnata.
Un pomeriggio infernale per nove giovani disabili e i loro accompagnatori dell’associazione “Il nostro focolare” di Roma in vacanza all’agriturismo Il Buonumore di Acquapendente e venerdì scorso in gita alla città che muore.

Una disavventura finita bene grazie all’aiuto dei carabinieri della stazione locale che hanno attivato la polizia municipale e quindi parte della giunta comunale stessa che, alla fine, si è mobilitata per correre in soccorso ai ragazzi, aiutando gli accompagnatori a riportarli uno a uno dall’altra parte del ponte. Episodio, però, che la dice lunga sul sistema di servizi d’accoglienza ai turisti nella Tuscia. A Civita, poi, da un mese per entrare si paga anche un biglietto.

«La giornata sembrava buona – racconta Giovanni Zannola, operatore sociale che nel X Municipio capitolino è anche presidente della commissione Servizi sociali – e così abbiamo deciso di andare a visitare l’antico borgo. Ma poi ci ha sorpreso la pioggia. Già all’andata avevamo fatto una fatica enorme per avanzare, ma al ritorno affrontare quella discesa ripida e bagnata da soli era impossibile: sarebbero serviti almeno tre accompagnatori per ragazzo, invece eravamo solamente in sei».

Il gruppo chiama col cellulare i Servizi sociali e il Comune. «Ma niente non rispondeva nessuno», dice Zannola. Così parte l’Sos al 112. «I carabinieri si sono messi subito a nostra disposizione – spiega – sono stati con noi per due ore ad aspettare gli aiuti. Hanno cominciato a chiamare loro chi di dovere. Abbiamo scoperto che sì c’era un mezzo a disposizione per potere arrivare al borgo, ma che mancava l’autista. Siccome erano passate le quattro del pomeriggio, al Comune praticamente non c’era più nessuno».

Finalmente ecco i rinforzi: oltre ai carabinieri, la polizia locale e alcuni amministratori e dipendenti comunali che si danno subito da fare per aiutare quelli del Nostro focolare a tornare indietro.

«Purtroppo – conclude Zannola – ci sono splendidi posti qui nel Viterbese, ma visitarli per noi non è stato sempre facile. Pensare che c’è una grossa domanda turistica da parte dei disabili e delle loro famiglie a cui raramente corrispondono servizi adeguati. Non solo la Tuscia, l’Italia intera si lascia sfuggire un’occasione di crescita e anche, vista la crisi, di guadagno».

http://www.ilmessaggero.it

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