13 Maggio 1978/13 maggio 2019: 41 anni di silenzio, disinteresse, inoperosità delle Istituzioni al disagio psichico!

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Il 13 maggio 1978 il Parlamento Italiano approvava la legge 180 ispirata dalle teorie dello Psichiatra veneziano Franco Basaglia, che poneva fine all’istituzione manicomiale, sanzionando che il malato di mente è un malato da curare e non da segregare e che il “manicomio” non era un luogo di cura, ma una Istituzione da abbattere.

Mentre gli Ospedali Psichiatrici sono stati aboliti, i disagi oggi 2019 restano nel mondo della disabilità, sofferenza, dolore !

I trattamenti innovativi prevedevano il blocco dei ricoveri, ma a tutt’oggi poche cose sono cambiate non solo dal punto di vista della terminologia, ma anche per la carenza di aiuti alle famiglie di questi “desaparecido della nostra civiltà.”

Il pensiero o la filosofia basagliana si incentra in quella cultura antiistituzionale diffusasi negli anni ’68/ ’70 pieni di ideologie e di entusiasmi, introducendo il decentramento, la continuità terapeutica tra ospedale e territorio, lavoro in equipe, formazione professionale per gli Operatori, prevenzione ed eventuale inserimento sociale dell’individuo “malato”. Teorie, prive di pratica !

Nel 1978 nasce la legge 180 tra forti polemiche anche in seno al Parlamento Italiano. Tutti volevano la riforma, votò contro il MSI, i Liberali si astennero, tutti gli altri Partiti votarono a favore.

Viene approvata dal Parlamento Italiano sotto la spinta minacciosa di un Referendum Abrogativo nella convinzione che il “manicomio” avrebbe riportato una maggioranza schiacciante, determinando il passaggio dal concetto custodialistico a quella terapeutico.

Quella Legge è stata emanata priva del Regolamento d’Applicazione, vietando la costruzione di nuovi “manicomi” decretando la progressiva chiusura di quelli esistenti, trasferendo le funzioni amministrative dalle Province alle Regioni, istituendo Reparti di Psichiatria all’interno degli Ospedali Generali prevedendo ricoveri coatti solo in circostanze eccezionali e per brevi periodi, avviando la nascita dei Servizi di Salute Mentale alternativi al “manicomio”.

La legge ed il pensiero di Basaglia, poi fu “trasferita” nella legge 833/1978, imprimendo una svolta storica all’Assistenza Psichiatrica, smantellando la convinzione della pericolosità sociale del “matto”, del “mentecatto”, del “furioso” e la necessità del suo internamento.

Ma cosa non ha funzionato nella legge 180. Una serena valutazione dei limiti terapeutici vigenti nell’epoca, una frettolosa emanazione, ripeto, sotto la minaccia Referendaria, una non prevista emarginazione del “soggetto” per nulla distinguibile dal vecchio “manicomio”.

Il Basaglia non condanna il “manicomio” solo per lasciare intatta l’identità del psichiatra, del psicologo, del mondo scientifico, umanizzando la “gestione” più dolce a quella violenta, ma la necessità di eliminare il “manicomio” soprattutto là dove si poteva riprodurre in Comunità Terapeutiche o Cliniche Private. E qui bisogna aprire una parentesi che nessuno vuol “sentire” :

se questa “Legge” vuole il riconoscimento, giustamente, della dignità del malato, perché non ha adeguato la Normativa Civile a quella Penale per gli i 6 Ospedali psichiatrici Giudiziari, oggi divenuti misteriosamente REMS, tutt’ora in “auge” , senza contare i sofferenti nelle carceri ?

Con l’entrata in vigore della legge 180 :

1.) per decenni Basaglia ha cercato di curare i malati psichici fuori degli Ospedali ;
2.) viene vietata, ripeto, la riapertura e la costruzione di nuovi “manicomi”, introducendo la norma che “accertamenti e trattamenti sanitari sono volontari”;
3.) il Trattamento Sanitario Obbligatorio a base di farmaci antipsicotici dura solamente 7 giorni e deve essere richiesto da un Psichiatra, firmata dal Sindaco e convalidato dal Giudice Tutelare;
4.) tutti gli interventi relativi alla prevenzione, cura e riabilitazione devono essere attuati di norma dai Servizi e dai Presidi Psichiatrici extraospedalieri.

In quel di norma si nota la lacuna in cui la psichiatria ha vissuto e vive tutt’ora in aperta ambiguità perché :

a.) si dà mandato al privato di interagire con costi elevati per cure;
b.) nei Reparti Ospedalieri a volte non esiste la presenza Psichiatrica ed i pazienti vengono sottoposti a terapie massicce di farmaci tanto da renderli socialmente accettabili e poi dimessi, per essere riammessi qualche settimana dopo, con costi economici non indifferenti.

In breve la “legge” ha due movimenti d’interpretazione perché alcuni sostengono che :
1.) la legge 180 va rivista (a.);
2.) bisogna potenziare i Dipartimenti di Salute Mentale, il reinserimento lavorativo (b.)

a.) La 180 va rimodernata, perché parzialmente inutile, mentre il privato copre il 50% delle esigenze del pubblico con alti costi.

b.) Siamo favorevoli al potenziamento dei Dipartimenti di Salute Mentale.

Contrari a quanti dicono e sostengono per nessun Ricovero o Ospedalizzazione Pubblica, negando la cronicità (forse pensando di curare con la buona parola in alberghi a 5 stelle) favorendo in tal modo il lucro ed i business privati, come in atto sussiste !

Le Norme che regolano la 180 vanno rivedute in una proposizione che renda ragione e giustizia, perché ancora oggi questa “problematica” ha compiuto un cammino tra demagogia e conflittualità ( dobbiamo sottolineare che il concordato Testo Unificato Burani-Procaccini sulla riforma dell’Assistenza Psichiatrica è letteralmente misteriosamente sparito dall’Agenda Parlamentare dall’aprile 2005 : quelli che hanno compiuto questa mostruosità, questo pateracchio ne dovranno rispondere alla loro coscienza !

La situazione Sociale mostra segni di grande preoccupazione in seno alla gente, in quanto la Politica non ha provveduto a ritenere questa “problematica” prioritaria, malgrado le continue tragedie senza fine che avvengono quasi quotidianamente nella società, dove le vere vittime di questo grave ed urgente disagio sociale sono i “malati psichicamente gravi”, a volte per la dimenticanza ed il disinteresse delle Istituzioni, a forme di eutanasia.

Le famiglie lasciate nella loro grande solitudine possono “crollare” di fronte al “problema” per cui a volte si assiste ad estremi rimedi, tragedie, ripeto, che quasi quotidianamente apprendiamo, increduli e sbigottiti, dai mass media.

Un ultimo “aspetto”, fra altri, riguarda il “progetto di vita” che emerge con cruda realtà, perché con euro 285,66 in media al mese ( Circolare NPS n.122/2018), consente a questi “malati” solo di sopravvivere e con vera drammaticità quando viene il momento del così detto “dopodinoi”, cioè l’assenza della sicurezza economica avvenire di “ coloro” che devono proseguire il vivere quotidiano dopo la morte dei genitori o dei parenti, od essere destinatari di beni senza nessuna difesa.

Al Parlamento ed al Governo un invito particolare ed urgente affinché provveda ad approvare una legge-quadro che dia uniformità di applicazione, in tutte le Regioni, a questo ambito socio-sanitario a tutela dei diritti di questi “desaparecido della nostra civiltà”, in ottemperanza dell’art.32 della nostra Costituzione.

La n/s Associazione ha già chiesto al Parlamento in questa 18° legislatura con due Petizioni in itinere, servizi specifici in strutture adeguate e Norme Legislative aderenti alla realtà che non si deve più nascondere !

E con le sagge parole del Santo Giovanni Paolo II°: “ Andiamo avanti con speranza !”
Previte
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