La violenza contro le donne è una violazione dei diritti umani sancite da Etica eTrattati Internazionali!

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Nel 1999 le Nazioni Unite istituirono la “Giornata Internazionale per l’eliminazione delle violenze contro le donne” ed il 1 agosto 2014 entra in vigore la “Convenzione di Istanbul” dell’11 maggio 2011 sempre sulla stessa tematica promossa dal Consiglio d’Europa, ratificata da 30 Stati , tra cui . l’Albania, l’Austria, la Bosnia Erzegovina, Italia, Montenegro, Portogallo, Serbia, Turchia.

La violenza è una espressione di inciviltà, specie se operata su persone non in grado di difendersi, come i disabili fisici, gli handicappati psichici, le donne dove ormai è inderogabile per ogni connivenza sociale proseguire nella riflessione di questo, ormai, deplorevole fenomeno che quasi giornalmente avviene in ogni Paese.

La lotta contro la violenza sulle donne, oggi, si è spostata con estrema escalation nelle famiglie ed ora anche contro i bambini, disabili, emarginati, persone indifese .

La rievocazione che avviene il 25 novembre di ogni anno, nel contesto della Condizione Femminile, è dovuta anche per la conseguenza derivante da un lungo ciclo di scarso protagonismo culturale, sociale, politico della donna .

Una strutturale subalternità dei bisogni della stessa rispetto alla logica dello sviluppo sociale, con l’obiettivo di contribuire a colmare quei scompensi e costruire una situazione di parità attraverso itinerari capaci di valorizzarne le naturali specificità a beneficio dell’intera società .

Forse la donna è protagonista involontaria di effetti negativi per la carenza di servizi sociali allorquando ha in famiglia persone deboli, ammalate, indifese, ma il diritto riconosciuto alla donna di partecipare alla vita sociale, è parzialmente messo in dubbio e non del tutto ”svanita” l’abitudine di addossare alla stessa la soluzione dei molteplici bisogni e problemi connessi alla vita familiare, divenendo, forse, quella violenza domestica oggi più ricorrente .

Questo avviene specialmente quando sono necessarie strutture sociali atte alla cura di congiunti malati in stato vegetativo, in fase terminale ed anche alla prevenzione cura ed inserimento sociale di malati psichicamente instabili in quelle famiglie dove si potevano evitare episodi crudeli nei quali figli hanno ucciso padri, madri o viceversa, come le tragedie familiari recenti o passate .

Non ci possiamo esimere nel non ricordare quelle donne, madri, sorelle vittime indifese di violenze d’ogni genere, soprattutto di stupri ricorrenti, che lasciano nella “vittima” profondi solchi quasi irreparabili di natura spesso psichica.

La rievocazione di fatti in questi giorni ampiamente riportati dai mass media con la “scusa” alle volte  troppo giuridica per la incapacità dei protagonisti, sono considerazioni etiche sulle quali dovrebbe calare il “sipario” del pietoso silenzio, perché l’attenuante, cioè l’incapacità dell’intendere e del volere, come, spesso si vuole far apparire, non interrompe l’aggravante per il fattaccio avvenuto.

Indubbiamente la dimensione del “fenomeno” è significativa e pare allargarsi in maniera tale che necessita di più consistenti “interventi legislativi” già adottati, per dare risposte alle necessità di congiunti costretti a far fronte quotidianamente a fatti che logorano le loro resistenze psichiche e fisiche in una silenziosa sofferenza.

Questo costituisce una importante ragione per fare un passo avanti sulla strada dell’unità europea tanto auspicata e poco svolta della sua democratizzazione perché aumenta i poteri del Parlamento e rende più funzionali le strutture preposte alla politica interna ed estera, come una grande speranza di democrazia, giustizia, pace, anche in considerazione che l’art. 13 del Trattato di Amsterdam della CE “combatte ogni forma di discriminazione”.

La Costituzione Europea, mi permetto ricordare, allontana le inquietudini e nel contempo traduce i dubbi e le attese dei cittadini, rafforzando la lotta contro l’esclusione sociale garantendo la protezione della famiglia nel Titolo 4°artt.93-94-95, il rispetto della persona e della salute umana di tutti ed in qualsiasi situazione, salvaguardando la non discriminazione di cui al Titolo 3° art .II-81,Parte 3° art.III-118,Capo 5° Parte 3° art.III-278.

Nel motto dell’Unione Europea “Uniti nella diversità” di cui all’art.I-8, i popoli europei vogliono restare un Continente aperto alla cultura, al sapere ed al progresso sociale, certezza che viene rievocata in questa “Giornata Internazionale per l’eliminazione della violenza contro le donne” che resta, pur sempre, la piattaforma propositiva di democrazia e soprattutto che non disattenda mai quei valori conquistati di uguale opportunità, di rispetto, di promozione e di sempre più garanzia futura.La “problematica femminile” di difesa, anche a livello europeo, non può essere considerata alla stregua di un’appendice di un settore o di una rievocazione della sua origine reale anche in presenza di un programma di Governo, ma deve essere assunta come un modo di continuare a proporre soluzione ai problemi di carattere femminile che tenga sempre conto della specificità dell’essere donna.

Questo il significato del ricordo della “Giornata Internazionale per l’eliminazione della violenza contro le donne” che sancisce l’importanza di taluni valori fondamentali etici e sociali.

E con le sagge parole del Santo Giovanni Paolo II° :” Andiamo avanti con speranza !”

Previte

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