I diritti dell’uomo sono rispettati?

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Quale rendiconto annuale 2017 della n/s Associazione “Cristiani per servire” e prima dell’anticipata quasi certa minacciata consultazione politica elettorale 2018, desidero ricordare che tematica principale della vita è il rispetto, la difesa dell’inalienabile dignità della persona, anche e soprattutto se componente del mondo della invalidità .

Il 10 dicembre 2018 ricorre il 70° anno della “Dichiarazione dei diritti dell’Uomo” dell’ONU del 1948 per la difesa dei diritti fondamentali delle Nazioni e fissa precisi diritti di comportamento della persona umana e recita : all’art. 3 “ Ogni individuo ha diritto alla vita ”, all’art.15 “ Ogni individuo ha dignità e funzione meritevole di riconoscimento ed aiuti “

Comunque la famiglia è il nucleo naturale e fondamentale della società ed ha il diritto di essere protetta dalla Società e dallo Stato, mentre all’art.25 “ la maternità e l’infanzia hanno diritto alle cure e all’assistenza”.

IL diritto alla vita, cellula di ogni aggregazione sociale ed oggetto della n/s disanima, è la fondamentale norma ONU e dei Trattati Internazionali .

Per quelle famiglie quando sono in pericolo allora il principio di tutela della disabilità fisica e delle condizioni psichiche diventano importanti sia nel mondo, nella UE che in Italia, dove è necessaria una Riforma, una legge-quadro attesa da ben 40 anni e quel “budget del ricoverato”, “moderno pericolo Sanitario-Sociale”, per il quale il Parlamento Italiano non ha dato ancora una risposta a tutt’oggi 31 luglio 2018 .

1.) In Europa la dimensione giuridica di quanti sono soggetti deboli ed indifesi, quali anziani, minori, handicappati psichici, disabili fisici che si trovano in sofferenza, devono trovare nella società e nelle Istituzioni un concreto sostegno per l’esercizio al diritto del riconoscimento delle loro reali condizioni, diritti ribaditi nel Preambolo della Costituzione Europea, dove le Istituzioni Europee e quelle Italiane devono essere più vicine ai cittadini, assumendosi le responsabilità.

Più e più volte abbiamo sollecitato l’ Unione Europea ad affrontare l’argomento inerente le malattie mentali, ( e ne siamo orgogliosi per essere stati i primi a sollevare questo “bubbone” in Europa con la Petizione n.146/1999 con risposta dalla “Commissione Europea per le Petizioni” prot. PE 290.531 CM/412554 IT, doc), la quale ha invitato gli Stati Membri a “prendere misure per ridurre i rischi dell’esclusione sociale di questi malati ed a raccogliere dati sulle conseguenze sociali, economiche e di salute pubblica, anche con Piano d’Azione del Consiglio d’Europa 2006/2015.

Anche la Politica Sanitaria della Regione Europea ha proposto la promozione della salute fisica e per le persone con problemi di salute mentale “Health 2020” abbraccerà l’intero spettro di azione ed interazione dei sistemi Sanitari, Sociali, Economici ed Ambientali (risposta datami dalla Presidenza del Consiglio dei Ministri 7 agosto 2012 .

La Costituzione Europea, a nostro modesto avviso, ha disatteso l’attenzione verso la malattia mentale, patologia assai diffusa in Europa e nel mondo, specie fra i giovani ed adolescenti.

La n/s Associazione con altra Petizione diretta al Parlamento Europeo ai sensi del Titolo 5° art.104, anche in virtù del principio di sussidiarietà e proporzionalità ha richiesto e richiede tutt’ora, una Direttiva Comunitaria per i portatori di handicap psichici uguale e con lo stesso trattamento in tutti gli Stati membri della Unione Europea, con la sicurezza sancita dal Trattato di Schengen.

Ma l’Europa, malgrado grandi parole, non interviene con concrete proposizioni legislative !

Il n/s Ricorso n.44330/06, alla Corte Europea di Strasburgo per richiedere una Direttiva Comunitaria sui portatori di handicap psichici, in data 4 dicembre 2008, è stato dichiarato irricevibile perché :” La Corte ha ritenuto che il diritto invocato (una Direttiva Comunitaria) non figura tra i diritti e le libertà garantiti dalla Convenzione” ( ma quale ?).

No comment !!!, lasciamo alla pubblica opinione l’interpretazione di questa Sentenza!

Nel motto “Uniti nella diversità” i popoli europei vogliono restare un Continente aperto alla cultura al sapere, al progresso sociale e per una fattiva autentica integrazione europea.

2.) In Italia, ancora una volta, dobbiamo riscontare che una certa preoccupazione si è insinuata nell’opinione pubblica italiana per la carenza di un sostegno Legislativo, ripeto, una legge-quadro di riforma dell’assistenza psichiatrica e finanziaria per attivare, e dove non esistono, Servizi Pubblici essenziali a favore di quanti vivono in sofferenza psico-fisica, che si attestano, pare, in dieci milioni ed oltre di persone, dalla depressione alla schizofrenia grave .

E’ emergenza perché nel n/s Paese ( da Organizzazione Fisam), pare :
a) siano circa 5.000.000 malati gravi non curati ;
b) solo circa 17.000 a carico del Servizio Sanitario Nazionale;
c) solo circa 500.000 persone nell’anno che si recano nei Centri di Salute Mentale ;

Ancora una volta dobbiamo ripetere che il budget di spesa previsto per la psichiatria delle ASL in media nazionale è del 3,4%, mentre in Tanzania è del 7%, in Australia del 10%, in Gran Bretagna del 12%,in Europa del 4% o 5% , dunque si interviene molto poco su questo Comparto Sanitario, specie ora col “risparmio” che si vuole introdurre con lo spending review, dove non è eccessivo pensare che per gli stranieri l’assistenza sanitaria è molto “positiva”, mentre per i cittadini italiani è molto “arida” !

L’allora Ministro della Sanità Veronesi nella “1° Conferenza Nazionale” ammise che ben 500 mila pazienti erano gravi e bisognosi di assistenza e cure continue, dei quali assistiti sono circa 25 mila ed in circa 700 mila le persone con disagio mentale ( Documento “Programma di Azione del Governo per le politiche dell’handicap 2000-2003”) approvato dal Consiglio dei Ministri il 28 luglio 2000 su proposta dell’allora Ministro per la Solidarietà Sociale On. Livia Turco. Inoltre “ dobbiamo cambiare radicalmente atteggiamento verso questa malattia” continua l’ex Ministro Veronesi per i circa 10 milioni di sofferenti, “ perché si tratta di una patologia da curare “ (da “Gente” n. 29 pag. 23 del 19 luglio 2006).

Da risultati statistici, in popolazione sofferente di disagio mentale in circa 10 milioni :
a.) il 4% della popolazione italiana soffre di disturbi mentali ;
b.) il 16% di varie forme di disagio mentale ;
c.) il 30% assume psicofarmaci ;
d.) il 15% delle famiglie sono colpite in almeno dei suoi componenti : il 15% uomini ; il 25% donne.

Il Piano Sanitario Nazionale 2003/2005 (Governo Berlusconi) sul problema inerente la salute mentale, pur riconoscendo urgenti necessari significativi interventi, era solo sintesi propositiva-programmatica di futuro decentramento definitivo dei poteri, per la salute pubblica, alle Regioni da parte dello Stato, quest’ultimo garante dell’equità di attuazione nelle singole realtà regionali e delle discrepanze tra il nord ed il sud d’Italia. Comunque aveva messo in atto programmi adeguati di sostegno alle famiglie.

Il Piano Sanitario 2006/2008 ( Governo Prodi) sulla tutela della salute mentale, riportando punti di criticità, ha solo istituita la “Commissione Nazionale per la salute mentale” in coordinamento con la “Consulta Nazionale per la salute mentale”, senza altri significativi riscontri a favore della patologia e delle famiglie.

Sul concreto quotidiano le Istituzioni e l’attuale “Governo del Cambiamento” non risolvono dopo ben 40 anni in maniera tangibile, le reali esigenze dei malati, delle loro famiglie e quello che preoccupa l’opinione pubblica è la sicurezza di tutti i cittadini. Non parliamo del “dopodinoi”, cruccio delle famiglie per quando questi malati psico-fisici resteranno soli :

http://it.radiovaticana.va/news/2012/12/05/si_celebra_oggi_in_Italia_la_giornata_della_salute_mentale/it1-644962

Questo Fondo Speciale Economico, lo abbiamo richiesto nelle n/s Petizioni al Parlamento Italiano ed Europeo, unitamente alle strutture che sono tutt’ora carenti o poco efficienti, tutto questo dovrebbe indurre l’Amministratore Pubblico a prevedere e provvedere quando il cittadino è in chiara difficoltà come quelli che, ripeto, insistono nel mondo della Sanità e della Salute.

In una prospettiva promozionale di ordinamento giuridico in cui “vivono” tutti, specialmente i malati mentali, teso alla valorizzazione della persona, alla tutela delle loro dignità e diritti, quali cittadini italiani ( artt.2, 3, 32 della Costituzione Italiana ) e di cittadini europei ( art.II° 61 e 65 della Costituzione Europea), l’attenzione delle Istituzioni deve essere rivolta a considerare per una possibile legge-quadro di Riforma che mi permetto ri-proporre :

1.) il pieno rispetto della dignità della persona malata psichicamente ;
2.) l’autorizzazione al TSO Obbligatorio, anche in assenza del paziente, in determinate condizioni ;
3.) la realizzazione di strutture territoriali di riabilitazione di lunga durata per i casi difficili, di competenza Regionale ;
4.) la prevenzione dei disturbi di comportamento e di psicopatie in età evolutiva ( mai considerata !) ;
5.) l’eventuale costituzione, ripeto, di un Fondo Economico Speciale ( Dopodinoi) formato dai beni che in eredità andranno al malato, e da versamenti da parte dello Stato come previsto dalla legge 328/2000 ;
6.) un servizio di pronto intervento a domicilio. Ciò richiederebbe uno sforzo organizzativo, ma meno oneroso rispetto alla degenza ospedaliera ;
7.) la possibile attivazione della ricerca scientifico-farmacologica sulle malattie mentali. Questa è stata offerta e proposta dal 5° Programma Quadro della Comunità Europea per il periodo 1998-2002 .
8.) aggiornamento degli assegni di assistenza collegati agli indicatori dell’inflazione ed al costo della vita, gli importi delle pensioni, assegni e indennità è mediamente per l’anno 2018 di euro 282,55 al mese. Una vera vergogna !;
9.) il riconoscimento della deducibilità dal reddito complessivo agli effetti IRPEF delle spese socio-alberghiere sostenute dalle famiglie i cui familiari sono stati dimessi dagli ex-Ospedali Psichiatrici Giudiziari ( oggi 2018 trasformati in REMS), adeguando la normativa penale a quella civile;
nuove terapie in psichiatria, evitando il ricorso all’elettroshock , ai psicofarmaci e quelli “retard”, ai legacci, cinghie di contenzione e braccialetto elettronico ;
10.) aumento dei posti letto da 15 a 30 anche per i minori, perché non ha senso impegnare nelle 24 ore medici ecc. solo per un massimo di 15 pazienti, quando pare logico raddoppiare il numero, come le unità operative delle altre discipline di base ;
11.) riqualificazione Operatori Sanitari ( medici ed infermieri) ;
12.) conoscere se i ricavati nelle alienazioni delle ex-aree o.p. sono stati “usati” per la psichiatria ;
13.) l’uso dell’8 per mille a sostegno di progetti di strutture atte alla cura dei malati ed oltre i normali finanziamenti del SSN, l’utilizzazione di una parte di proventi derivanti dalla gara per le licenze UMTS il telefonino di 3° 4° generazione e via dicendo ;
14.) la promozione di una Indagine Parlamentare sulla :
a. sulla situazione in atto dell’assistenza psichiatrica ;
b. sull’uso ed impiego illegale della terapia dell’elettroskoc e del braccialetto elettronico ;
c. per conoscere quale collocazione è stata disposta sulle pensioni non riscosse degli “ospiti” degli ex – .ospedali psichiatrici giacenti nelle banche nonché negli Uffici Postali ;
d. rendiconti dei proventi degli ex- ospedali psichiatrici ;
15.) dotare strutture di spazi interni e di spazi esterni col verde ;
16.) emissione di un Testo Unico per raccogliere le diverse normative sull’handicap, oggi troppo frammentarie ( l’aveva promesso l’On. Berlusconi) ;
17.) richiesta della Relazione Trimestrale del Ministro della Salute sulle iniziative a livello nazionale e regionale. Conosciamo solo quella del 30.6.2004.( Ministro Sirchia).
18.) indizione di una “Giornata Nazionale di Informazione” sul tema malattie mentali, come ha ipotizzato la Commissione Europea ( su mia richiesta prot.15406 del 14 novembre 2000 Commissione Europea).

Purtroppo la n/s società sta perdendo la fiducia nelle istituzioni ed anche quei diritti che fanno parte dell’etica civile, perché sono i fatti concreti che in questo comparto sanitario non riscontriamo e non vediamo.

Quel quotidiano diverbio politico, quel catastrofismo, quell’ignorare ogni valore morale, ci auguriamo non facciano perdere quel rispetto della dignità della persona, anche malata, perché tutti sono cittadini ed anche europei, verso i quali la solidarietà deve essere un umano dovere. Forse sarebbe meglio mirare al bene del Paese, smettendo di azzuffarsi come i famosi capponi di Renzo nei “Promessi Sposi” di manzoniana memoria.

Comunque debbo aggiungere e ripetere sempre che la Chiesa tutta, con i suoi Vescovi, ha sempre difeso la vita e la dignità di ogni persona e per questo vorrei ricordare che due Pontefici : uno polacco, Papa Woityla fedele al Suo spirito battagliero ed alla Sua capacità di relazione con i Governi e la parte laica ; l’altro tedesco, Papa Ratzingher con il tono risoluto, ma nel contempo pacato, Papa Francesco con le Sue simpatiche espressioni di vero papà : sono stati di pungolo nel quadro politico-sociale per quanto concerne la problematica della sofferenza psichica.

Il 6 novembre 2009 Monsignor Mariano Crociata Segretario Generale della Conferenza Episcopale ha sottolineato che il ruolo delle Istituzioni Sanitarie Cattoliche devono favorire una cura “più umana” della persona.

3.) “ Budget del ricoverato”: chiediamo di conoscere la verità!

Non a caso ho lasciato per ultimo questa imbarazzante “situazione “, proprio nella ricorrenza del “64° Giornata dei Diritti dell’Uomo” dell’ONU, perché desidero che sia ben valutata dalle Istituzioni e dal Governo del cambiamento” nel massimo della chiarezza .

Questa “forma”, non trova riscontro nelle regole statutarie, ma, pare, che si possa trovare in alcune politiche sanitarie regionali e potrebbe consistere nel limitare, nel nome del risparmio, il diritto alla vita ed alla salute dei cittadini, disumanizzando il rapporto sociale.

Ora nelle leggi finanziarie, nella ripartizione delle spese sostenute dalle Regioni e nelle convenzioni stipulate con Ospedali Pubblici e Privati, la parola d’ordine, pare, sia quella di spender meno, restringendo i tempi di degenza perfino per fasce dì età ed in qualunque condizione di salute si trovi il malcapitato.

Certamente a rischio e maggiormente penalizzate vengono a trovarsi le persone in età avanzate come i disabili fisici, gli handicappati psichici, i malati terminali, le persone anziane in quanto la patologia da essi subita abbisogna di prestazioni sanitarie molto costose ed in nome del superiore concetto del risparmio si pensa che per costoro le speranze di vita siano residue.

Non vogliamo pensare che si faccia come Lucrezio, poeta latino, che suggeriva ai Medici per convincere pazienti riluttanti a bere una medicina amara cospargendo il calice con miele in maniera che il malato imbevesse il farmaco, ma, pare, che vengano dimessi in nome, ripeto del “risparmio”, dalle Strutture Ospedaliere persone, anche disabili, agonizzanti ed in tarda età.

Questa allora è pura e mascherata eutanasia : una omissione di soccorso perseguibile penalmente e “fuori” dall’Ordinamento Giuridico ! ( almeno fin ora!).

E’ necessario valutare l’uomo-debole nella sua realtà, anche sociale ed economica, del tempo in cui vive e nell’ambito della sua indifesa salute, perché anche se non ha più capacità funzionanti, ha una sua dignità che lo deve contraddistinguere in una società, anche Europea, in cui la democrazia è responsabile e deve essere attenta allo stesso. La discriminazione verso persone disabili è contro ogni ideale della Unione Europea di cui facciamo parte.

Ne consegue l’abbandono di una nozione assoluta ed astratta di uomo-soggetto, a favore di una concezione più umana che faccia riferimento alle concretezza delle singole persone con le loro esigenze, con le necessità e prerogative, ma anche con i doveri che impone la solidarietà in quanto partecipi della stessa comunità.

Ora se abbiamo ricorso alla Petizione, ai sensi dell’art.50 della Costituzione Italiana, è stato per richiedere al Parlamento una doverosa chiarificazione, perché l’appello da noi lanciato alle Istituzioni ha trovato un silenzio, tutt’ora in itinere, che non piace alla logica dell’etica pubblica e che ci ha indotto a supporre di incamminarci sulla strada dell’imbarbarimento, inizio della fine della nostra civile connivenza.

Per chiarire la n/s Petizione, secondo l’art.109 Capo XXV°, “l’esame delle Petizioni che avviene nella Commissioni possono concludersi con una risoluzione diretta ad interessare il Governo alle necessità esposte, ovvero con una decisione di abbinamento con un eventuale progetto di legge all’Ordine del Giorno”, che da chiarimenti operati per via telefonica mi è stato risposto che la Commissione Affari Sociali non prende in considerazioni le Petizioni . Se così : addio alla democrazia !

Nell’accennare il Diritto Costituzionale, desidero sottolineare che le Petizioni sono espressione della volontà dei cittadini che in tale maniera esercitano il principio della “sovranità popolare” nell’articolo 1 della Costituzione Italiana (troppe volte citata e poco materializzata), mediante la democrazia diretta ( referendum, plebiscito, petizione) e l’Ente ( cioè il Parlamento) che la riceve ha l’obbligo ( obbligo ! ) di una democratica attenzione, valutazione e risposta, che a tutt’oggi luglio 2018 non è avvenuta.

Il diritto di petizione spetta a quivis de populo, cioè ad ogni cittadino maggiorenne, per essere un mezzo di collaborazione di tutto il popolo all’opera legislativa esplicata dalle Camere Legislative, perché permette a chiunque di segnalare le necessità e le aspirazioni, le esigenze della gente ed aggiungo per il bene comune .

Se questa “teoria” del “budget del ricoverato” si va avverando, allora non possiamo che ritenere, ripeto, essere pura eutanasia, che nulla a che fare con il testamento biologico, essendo questo una indicazione di volontà personale, mentre l’eutanasia è il procurare ad un ammalato la fine della sua esistenza.

Inoltre in antitesi con l’art.25 lettera f) della “Convenzione sui diritti delle persone con disabilità” dell’ONU, ratificata con legge 3 marzo 2009 n. 18, ha purtroppo stabilito di approvare quanto recita l’art. 23, 25 e non attua “ Impedire il rifiuto dell’assistenza sanitaria o dei servizi sanitari, nonché di alimenti o liquidi a causa della disabilità”.

Ippocrate, padre della medicina ha adottato il principio :” Non darò a nessuno alcun farmaco mortale, neppure se richiestomi, né mai proporrò un tale consiglio”, ed ancora “ L’uomo è ministro ed interprete della natura, se ad essa non obbedisce, ad essa non può comandare”.

La medicina ed il dovere del medico è quello di proteggere la salute, guarire le malattie, alleviare la sofferenza.

Infatti la Raccomandazione n.776/1976 del Consiglio d’Europa afferma “ che il medico deve placare le sofferenze e che non ha diritto di accelerare il processo di morte”

Pertanto riteniamo essenziale che le Autorità Pubbliche adottino opportuna vigilanza al fine di garantire ad ogni persona il diritto a continue e specifiche cure fino al compimento naturale della vita dei cittadini ed al Senato della Repubblica ed alla Camera dei Deputati con cortese urgenza di far conoscere la verità.

Purtroppo insiste in Italia una confusione morale, che determina una esaltazione di “cose marginali”, troppo lunghe da citare, anziché preoccuparsi di priorità che interessano da vicino milioni di persone, che sarebbe riduttivo dire in difficoltà, data la loro situazione di grande disagio e sofferenza.

Che Dio ci benedica, ci aiuti e ci consenta di ricordare queste manchevolezze !

E con le parole del Santo Giovanni Paolo II° : “ Andiamo avanti con speranza ! ”
Previte
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