Investire sulla salute significa la costruzione di un futuro migliore?

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Certamente ! La risposta non può che essere positiva, ormai è una necessità, è il tema del giorno, è la necessaria tematica che circola fra la gente  : per il bene di tutti  “Investire nella salute, costruire un futuro migliore”, resta la logica della persona !

Questa necessità è stata, ed è l’invito, che l’Organizzazione Mondiale della Sanità rivolge continuamente a tutti gli Stati del mondo nella “ Giornata mondiale della Sanità” dal 2007 ad oggi 2018  e che costantemente, non per vanto ma per necessità, è richiamata dalla mia Associazione “Cristiani per servire” e che ribadisce con un ritmo a dir poco “martellante”, ma necessari nei n/s interventi .

Senza voler avere la pretesa di fare della dietrologia per scavare sulle buone e sulle cattive intenzioni degli Stati, ci chiediamo spesso cosa impedisce alla Comunità Internazionale di avviare in concreto un “Piano Sanitario” che partendo proprio dalle aree di maggiore disagio per la loro particolare malattia, come gli handicappati mentali, i quali hanno bisogno di una più grande attenzione da parte delle Istituzioni per dare voce a coloro che non possono esprimere, per promuovere la cultura della disabilità del dolore, della sofferenza, per difendere il “malato” dal silenzio e dal disinteresse generale.

Non di certo fanno difetto le motivazione se consideriamo che la salute è un indiscutibile valore che ogni Stato intende preservare ai propri abitanti e che questa salute oggi può essere messa in discussione, non tanto e non solo perché uno Stato è meno attento dell’altro, ma in quanto è facile spostarsi da un luogo all’altro della terra e la epidemia con il suo carico di contagi lo dimostra.

Sovente ci chiediamo come potremmo arginare la mobilità dei 450 milioni di individui che in tutto il mondo soffrono di affezioni mentali e considerato che il 64% degli Stati Membri dell’Onu non hanno mai emanato alcuna legge in materia o che possiede una Normativa in tal senso.

Diventa importante che ogni Stato incominci ad attivarsi per evitare che al proprio interno i malati mentali diventino un problema sociale, di ordine pubblico, di deficit culturale per chi non ne conosce il problema .

Vale per tutti le metodologie che si richiamano all’eugenismo, la pratica biomedica che spianò la strada alle terribili selezioni della razza e del genere umano tentate dai nazisti; oppure allo sterminio in Unione Sovietica da parte “dell’Einsatzkommando 3” dei malati di mente, che registravano il passaggio dal massacro eugenetico al genocidio vero e proprio, od alla teoria dell’Economista Britannico Malthus che attribuiva all’eccesso di popolazione i mali e le miserie sociali .

L’Italia ha aderito alla “Convenzione Internazionale sui Diritti delle Persone Disabili” approvata dall’Assemblea Generale delle Nazioni Unite a New York il 6 dicembre 2006 (Prot.Distr.Generale A/61/611) sottoscrivendolo e ratificandolo il 30 marzo 2007 a New York da parte del Ministro della Solidarietà Sociale .

Tutto bene ? Assolutamente no ! Manca innanzitutto una volontà politica intesa ad affrontare il problema e a risolverlo con Norme Quadro Nazionali su tutta la materia e ad essere propedeutici alla stessa Convenzione dell’Onu per migliorarla e ad adeguarla ai valori fondanti della nostra civiltà giuridica.

Prima di tutto nel fare chiarezza nei termini : disabile è colui che è privato di una forza fisica, sopravvenuta, congenita, di una certa incapacità fisica, ma conservante la lucidità mentale ; mentre l’handicappato è colui che ha ricevuto uno svantaggio in partenza, un sopravvenuto ostacolo, un intralcio, una inferiorità interna od esterna che impedisce il manifestare il massimo della potenzialità più psichica e meno fisica.

Il voler associare, quindi, il disabile con minorazioni fisiche, con l’handicappato mentale, in quanto per il primo sussistono possibilità di inserimento sociale e lavorativo, mentre per il secondo si possono e devono essere attuate cure specifiche in strutture adatte, ma non si possono prevedere né tempi di recupero né proposizioni di intendimenti lavorativi, in “persone” che richiedono coesione di intelletto e responsabilità (art. 27 Convenzione) appare una forzatura.

E’ Sixty-first Session Distr.General 6 dicembre 2006 A/61/611 “Convenzione sui Diritti delle Persone con Disabilità” il contrasto con il punto e) nel Preambolo della “Convenzione” stessa, dove si “riconosce che la disabilità è un concetto in evoluzione”, mentre di fatto la “Convenzione” non considera specificatamente l’handicappato mentale perché con la dicitura “menomazione mentale” (art. 1) non si chiarifica lo status delle condizioni del “soggetto nell’interazione” cioè nell’azione tra i due “fenomeni”, perché l’uso del termine malato mentale come sinonimo di persona con disabilità non è quello promosso dalla “Convenzione” stessa che segna un distacco molto chiaro da un approccio medico-assistenziale per un approccio di diritti umani.

Il Legislatore Italiano aveva già introdotto nella legge 104/1992 il termine handicappato ed in ottemperanza con l’art. 4 della “Convenzione” fra gli obblighi generali, l’Italia si era impegnata ad adottare appropriate misure legislative, che nella nostra Legislazione, è bene ricordarlo, sono carenti da ben 39 anni per la malattia mentale.

L’Italia non può esimersi, ora più che mai, dall’applicazione della “Convenzione sui diritti dei disabili”, ma “nell’interazione con le varie barriere” ed ”in condizioni di parità con gli altri “(art. 1).

In Italia il 3% della spesa sociale è destinato alle politiche familiari a fronte di una media Europea che ha una percentuale almeno il doppio, nonostante promesse, spese elettoralistiche, spese inutili ecc., le politiche familiari non sono realizzate da nessun Governo, tanto meno si è legiferato sulla “materia specifica malattia mentale” e nell’ambito sanitario nel “Piano Sanitario Nazionale 2006-2008 (a differenza del Piano Sanitario 2003-2005) si riscontrano carenza di programmi di sostegno alle famiglie dove insiste l’handicappato mentale (per esempio, non certo salvabile con 282,55 euro mensili di assegno di assistenza in media) , né indirizzi da apportare sul piano Legislativo.

Una vera vergogna di fronte alle prebende dei Politici, quelli con la P maiuscola, come dice Papa Francesco .

Alla fine, comnque, ci ritroviamo con un Sistema Sanitario troppo lento nell’aiutare le persone affette da gravi forme di malattie mentali e da un sistema Sociale-Legislativo troppo lontano dalla realtà e non si può continuamente e filosoficamente pensare alla ben nota logica gattopardesca del cambiare tutto, purché nulla muti (riforme comprese che ogni giorno si citano senza concretizzarle).

 

Ci siamo rivolti direttamente all’ex- Presidente del Consiglio Silvio Berlusconi per richiedere la ratifica da parte dell’Italia della “Convenzione sui Diritti delle Persone Disabili” dell’ONU Distr.General 6 dicembre 2006 Sixty-first Session, A/61/611, rammentando che tale Convenzione è stata sottoscritta a New York da parte dell’Italia il 30 marzo 2007 ma che non è stata ratificata dal Governo Prodi entro il 30 dicembre 2007 .

In conseguenza di ciò ci siamo attivati con una Petizione richiedente al Parlamento la ratifica della “Convenzione” (già giacente col n. 5 presso la XII° Commissione Igiene e Sanità e col n. 6 alla III° Commissione Affari Esteri del Senato della Repubblica e col n. 9 alla XII° Commissione Affari Sociali della Camera dei Deputati), con nessuna risposta da parte del Parlamento, i cui documenti saranno ancora negli Uffici delle due Assemblee !

Investire sulla salute significa la costruzione di un futuro migliore ?  E questo lo auspichiamo dal nuovo Parlamento 2018 !

E con le sagge parole del Santo Giovanni Paolo II°: “ Andiamo avanti con speranza ! “

 

Previte

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