L’eutanasia è una sconfitta sociale e politica?

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Oggi 2018 la parola eutanasia si può definire una presa di “ coscienza incosciente ”, un  “fallimento illogico “ della società, una “deplorevole incapacità” di garantire la protezione della dignità umana “, specie verso il mondo della disabilità, del dolore, della sofferenza.

Ancora una volta l’eutanasia si applica e si riconferma quale orrido omicidio, quale inconcludente metodo che vorrebbe mettere fine alla sofferenza della persona mediante il suicidio medicalmente assistito.

Non è un gesto umanitario quello applicato in alcuni Paesi dove persone non hanno accesso alle cure palliative, all’assistenza domiciliare.

Comunque chi invoca “motivazioni umanitarie” per giustificare l’eutanasia, la quale è senza tante remore considerata la soppressione deliberata della vita umana con un intervento diretto che non ha nulla a che vedere per ridurre al minimo il dolore e la sofferenza delle persone morenti, come cura, né atto umanitario.

Possiamo definirla una falsa pietà, un pietismo anomalo verso i cittadini, che lascia compiere perdita della dignità e con essa alcune capacità fisiche e mentali –

Questa falsa pietà contrappone la vera compassione umana che consiste nella condivisione del dolore dell’altro, nell’accompagnamento nel suo cammino.

Le cure palliative restano incontestabilmente la sola scelta morale, efficace e indispensabile, l’unica opzione compassionevole .

In Italia, come dovrebbe essere in ogni Nazione, il diritto alla salute è sancito dall’art.32 della nostra Costituzione “nel rispetto della persona umana”, ha una sua priorità e come tale esige interventi di tutela in modo coerente e coordinato

Non vogliamo erigerci a giudici di quanto ha fatto quel Parlamento come altri, ma nei casi avvenuti in passato, ancora oggi rievocati, non possiamo ritenere valide certe “interpretazioni” perché il diritto positivo insegna e serve a tutelare le persone e non eliminarle !.

Con la sentenza del 13 novembre 2008 della Corte Suprema è stata autorizzata la sospensione dell’alimentazione ed idratazione a quella ragazza deceduta, già in coma da 16 anni, sulla presunta volontà “di non accettazione di vivere in coma” espressa dalla stessa ad una amica : sentenza” ha “imposto” al popolo italiano un prevalere verso l’istituto terribile dell’eutanasia, in pratica “licenza di uccidere”.

 

L’alimentazione e l’idratazione non sono strumenti né atti di accanimento terapeutici, ma di semplice nutrimento su una persona, disabile, che è viva, ivi compreso l’assistenza Sanitaria ed i Servizi Sanitari come afferma  “ Convenzione sui diritti delle persone con disabilità” dell’ONU ( art.25/f ) ratificata dal Governo Berlusconi il 20 febbraio 2009 con il disegno di legge n.2121 : speciale dossier ) .

Se come si presenta, inoltre, il budget del ricoverato ( così da me definito ritenuto l’altra faccia dell’eutanasia ) nuovo imbarbarimento delle coscienze, appare come una congiura di quanto avverrebbe nelle strutture ospedaliere in nome di un pseudo risparmio dove, pare, che il “paziente” in qualsiasi condizione di salute si trovi venga dimesso dalla struttura ospedaliera ed ancor più grave se trattasi di persona disabile, agonizzante in età avanzata.

Il budget del ricoverato, che non trova una sua collocazione nella normativa della “Convenzione”, potrebbe essere una “forma” che non è nelle regole statutarie, ma, in atto, per restringere i tempi di degenza dei pazienti e tale per  un superiore interesse del risparmio.

Se è così, allora è pura e mascherata eutanasia ! A questo fine, anche per il bene comune, attendiamo una risposta di accertamento della verità dal Parlamento Italiano a richiesta di n/s Petizione giacente fin dal 18 marzo 2013 col n.31 alla 12° Commissione Affari Sociali della Camera dei Deputati ; col  n.307 e 308 alla 12° Commissione Igiene e Sanità del Senato della Repubblica.

In Italia il cammino verso l’eutanasia e la sua eventuale legalizzazione, salvo il ricordo della Germania nazista che ne ha proposto il triste primato, l’ha introdotta la teoria social-liberale con una proposta di legge dell’On. Loris Fortuna.

Essa mirava a disciplinare la sospensione delle terapie straordinarie destinate a prolungare inutilmente una vita. Se questo concetto prevaleva allora, si poteva andare verso l’eutanasia attiva.

 

Il diritto a valere l’affermazione del si e del no all’eutanasia, al di fuori dei singoli avvenimenti, è una manifestazione della volontà che l’uomo ha di se stesso, della vita, della sofferenza e della morte. La vita umana è un valore che va difeso, se viene indifesa si può andare incontro a discriminazioni inique o distruttive.

Tra legge dello Stato e legge che ogni persona porta nella propria coscienza potrebbe portare alla considerazione che ciò che è ritenuto legale, come la possibile emanazione di una legge sull’eutanasia, non è morale per l’uomo.

Da molto tempo siamo di fronte ad una superficiale cultura che sottrae alla ragione il perché si soffre e si muore ed è necessario, quasi impellente, affrontare con la logica le motivazioni di ricorso all’eutanasia.

E’ inconcepibile e stranamente contraddittorio (e lo diciamo da molto tempo ) che una società come la nostra che continua a riaffermare, giustamente, il valore della vita (no alla guerra, no alla pena di morte, no al terrorismo) che neghi questa vita attraverso il tentativo di instaurare quel presunto “diritto”, di “ licenza di uccidere”, come abbiamo richiamato sopra.

E’ necessaria, ancora, la partecipazione di noi tutti, cristiani o non, di considerare il nostro prossimo, perché il dolore e specialmente la solitudine non condannino nessuno alla disperazione.

Legalizzare l’eutanasia si configura come ingiustizia, come una fuga ed una rinuncia ad affrontare i reali e prioritari problemi, come quello che da oltre 38 anni i portatori di turbe psichiche attendono dal Parlamento, una legge-quadro di riforma dell’assistenza psichiatrica.

 

Per i cristiani la vita è un dono di Dio, perché l’uomo fin dalla sua fecondazione inizia la sua meravigliosa avventura nel consesso umano.

Per gli uomini di buona volontà, resta imperativo il tenere alta la coscienza della grandezza del carattere sacro e del valore della vita umana in ogni momento ed in ogni occasione.

Per le persone in fase terminale, con tutta la considerazione ed il rispetto per questo “evento”, occorre aiutarli all’accettazione aspettando che la natura compia il suo ciclo, mentre gli psicologi dicono che la richiesta di morire è un forte grido di non essere lasciati soli nella drammaticità della vita che termina.ro quel profondo senso umano che mostra ripugnanza qualora il medico abbia un qualunque ruolo nell’uccisione di un paziente. Il medico è quella persona alla quale il paziente si affida ed Ippocrate padre della medicina adottava il principio che “ l’uomo è ministro ed interprete della natura, se ad essa non obbedisce, ad essa però non comanda”.

L’eutanasia è un’offesa alla dignità della persona umana! E’ un crimine contro la vita! E’ un’attentato contro l’umanità!

La famiglia tradizionale, “martellata e densa di stress”, continua a mantenere la promessa di fedeltà dei coniugi, a farsi carico dei figli, ad aiutare i propri genitori anziani, soprattutto a curare i propri membri malati e disabili, a dispetto di questo mondo egoista ed amorale.

Una “parola di speranza” è e resta quella che si instauri o si restauri per il bene di tutti quell’istituzione naturale che è la famiglia, che la stessa riflessione dell’antica Roma non esitava a definire”principium urbis et quasi seminarium rei pubblicae”( il nucleo primo della città e quasi semenzaio dello Stato).

Un “segno di speranza” ci è venuto da Papa Francesco e dal Cardinale Dionigi Tettamanzi con la parola “non parliamo solo di speranza, ma anzitutto con speranza” perché prevalga la voglia di non essere a favore di un tecnicismo e di un relativismo distruttivo come quello compiuto dal Parlamento Canadese .

Solo il Creatore ha diritto di vita o di morte !

Parafrasando le parole del Santo Giovanni Paolo II° :”Andiamo avanti con speranza !”

 

Previte

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