Badane di 47 anni buttata sotto la Metro di Roma

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Alla Stazione della Metro B / Eur-Fermi venerdì 26 c.m., ripreso dalle telecamere di sorveglianza, tale Igor Trotta ha spinto sotto il treno in arrivo una passeggera.

Come dobbiamo chiamarla carenza di una educazione di società, oppure fragilità del mondo della sofferenza ?

Certamente quel tale ha avuto la mente molto annebbiata, per commettere questo insano gesto !

Siamo ormai “caduti” in un mondo in movimento che modifica continuamente il sistema di vita divenuto “elettrico e nervoso”, dove la comunità civile spesso ripiegata su se stessa non dà ancora la piena disponibilità a porre attenzione verso chi vive in difficoltà e sofferenza.

In quel mondo nel quale le persone, possibilmente anziane ed anche i giovani si trovano o sembrano disorientati, è necessario, per non dire prioritario, riscoprire “l’educazione integrale”, come ha detto il Santo Papa Giovanni Paolo II°, non solo quella dell’apprendere scolastico, ma da quei “valori spirituali e morali che trovano nelle radici cristiane il loro riferimento fondamentale”.

Nelle difficili situazioni in ambito sociale degli adolescenti, dei giovani, delle persone anziane occorre concepire l’educazione, specie quella sociale, come “la ricerca dello sviluppo integrale  ed armonioso della persona, della maturazione, della coscienza morale per discernere il bene ed agire di conseguenza”, specie ora che si tenta di spostare i confini dell’umano.

Questo è stato il monito lanciato dal Pontefice Giovanni Paolo II°, ripreso da Papa Radzingher, continuato da Papa Francesco, perché “le difficoltà dei giovani nella loro vita personale siano superate dalla maturazione della coscienza morale e non dal possesso dell’avere”.

Le avvertenze dei Pontefici vanno verso la dinamica spirituale dei giovani in crescita sollecitando genitori, insegnanti, educatori a “mobilitarsi e lavorare insieme per i giovani”, per la società, riflessioni guidate da una crescita di sensibilità e di solidarietà verso i problemi sociali con una visione pienamente umana della cruda realtà quotidiana, quale impegno di vicinanza sociale verso tutti specie delle categorie più deboli e bisognose.

Ma ognuno aspira a star meglio, disattendendo quella conclamata solidarietà verso quelle “persone” deboli e bisognose che hanno gli stessi diritti che vogliono concorrere, con le loro residue forze, al bene della società.

Al di là delle barriere architettoniche, ben più dure a cadere sono le barriere intellettive che offendono tutti, come nel caso in esame, abili, disabili, persone anziane, ritorcendosi contro chi le continua a porre in atto, mentre la comunità civile può trovare su questo terreno argomenti  di interesse comune, specie laddove le famiglie provate dalla disabilità in qualche suo componente fatica a stare al passo, ad interloquire con un mondo che sembra sfuggire non solo al confronto, ma anche lo sguardo per timore di perdere.

Lo Stato esperto di umanità e socialità “non ascolta, non sente, non vede”, negando quindi la necessità dell’incontro e del dialogo col mondo della sofferenza.

I disabili fisici, specie quelli mentali, come conseguenza del fattaccio di Roma, lottano da anni per ottenere legali diritti sanciti dalla Costituzione, ma soprattutto per far conoscere il loro status sociale che quotidianamente incontrano e che rende la loro esistenza, oltre quella dei loro familiari, molto difficile.

“Est modus in rebus” (c’è una misura nelle cose) questo famoso detto di Orazio esprime l’ideale classico del giusto mezzo, perché i giovani, gli adolescenti, le persone mature, possano ottenere esempi ed insegnamenti di vita dai “grandi”, dato che per il momento quel “giusto equilibrio “resta alquanto precario .

 

E con le sagge parole del Santo Giovanni Paolo II° : “ Andiamo avanti con fiducia !

 

Previte

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