Tutto per il “bene dell’Italia” , o per “quello che ci interessa? “

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La parola, “per il bene dell’Italia” per alcuni sventurata per altri magica, sta invadendo il nostro quotidiano vivere !

In primis potrebbe restare solo l’ironia quale magra consolazione e via possibile contro l’imperversare di questo luogo comune, ma per cercare di frantumare il muro di silenzio e disinteresse di tutti, specie della Politica verso la solidarietà, verso quel  sistema sociale welfare che significa stato di benessere, assistenziale che dir si voglia, quello che vorremmo fosse garantito sono i principi di uguaglianza, rispetto, giustizia, per tutti i cittadini ritenuti indispensabili .

Ma tutto è fatto per il bene dell’Italia o per l’utilità che largamente ed egoisticamente viene usata ?

E’ vero che per bene si presume essere condizione necessaria di aiuto verso il cittadino in questi intensi tristi frangenti, intesi per lo sviluppo delle relazioni fra i popoli, per questioni sociali, di diritto, di etica, ma ci si domanda : è impegno che interpella ciascuno di noi e su cui si gioca il destino del n/s Paese ?

Quello che colpisce l’opinione pubblica, fra altre, è il bene che le Istituzioni dovrebbero dare alla collettività, soprattutto alle persone deboli, indifese, povere. emarginate, in una parola verso il mondo della disabilità, soprattutto del n/s prossimo condensato, per i Cattolici, nei due Comandamenti della Carità

Ma chi è il n/s prossimo ? Altra parola magica ! Sono quelle persone che ci stanno accanto nel nostro vivere quotidiano, che incontriamo nelle strade delle nostre città, dei nostri paesi, delle nostre borgate, ma lo è soprattutto quanti sono “emarginati”, “ dimenticati”, “ignorati”, “sofferenti” e per tutti coloro che una pessima azione sociale e politica molto spesso accantona quale palese ingiustizia .

Il vero nodo del problema è la disattenzione il disinteresse il silenzio “rumoroso” delle n/s Istituzioni e di quanti regolano il profilo sociale del n/s Stato, che si definisce civile e democratico, ma non applica il principio sancito dalla n/s Costituzione nella quale tutti, in quanto esseri umani, abbiamo il diritto “al rispetto della persona umana” ”ad una vita dignitosa” ed a “doveri inderogabili di solidarietà sociale”, come recita la n/s Costituzione da tutti invocata, ma da pochi rispettata .

La solidarietà sociale, parola super magica usata a proposito a volte anche a sproposito, è fatta di azioni e non di sole parole da parte delle Istituzioni, ma è anche il bene per il nostro prossimo, il bene comune che dovrebbe essere indirizzato verso la società, verso la gente e verso la famiglia, la quale non è considerata nell’insieme dei suoi componenti quella che “vive” situazioni di abbandono .

E’ famiglia, però e lo ripeto fino alla noia, quella che continua a mantenere la promessa di fedeltà reciproca dei coniugi, quella che continua a farsi carico dei propri figli, quella che continua ad aiutare i propri genitori anziani, soprattutto è famiglia quella che continua a curare i propri membri malati sia nel corpo che nella psiche .

Per la persona-sofferente, a volte si nota  che è più intenso il rispetto per gli animali, verso i quali abbiamo la massima comprensione e benevolenza, ma a volte supera l’interesse verso l’uomo, collocando i primi nella serie A e nella serie B l’essere umano !

Insistiamo affinché la politica consideri la dignità umana sia assoluta priorità verso ogni persona malata, debole, povera, emarginata, indifesa, strapazzata !

La “ vicinanza ” dello Stato Sociale nei confronti dei cittadini non deve solo soffermarsi nell’evidenziare l’aspetto dei problemi di vita, ma anche la difesa della dignità dell’uomo, anche di quello sofferente, della persona bisognosa, dove le iniziative non coordinate sono totalmente inefficaci e dove insiste la logica gattopardesca del cambiare tutto purché nulla muti .

Guardando il volto affranto non di una sola madre, ma di molteplici madri, padri, figli, donne, giovani, adolescenti, bambini irradiate spesso dalla TV ed evidenziate dai mass media vittime delle irresponsabili folli vicende quotidiane, pensiamo di dover dire e ripetere che è in atto la carenza di visualità della vita del prossimo, quella  di ogni persona, esistendo solo l’egoismo del proprio io, siamo nella civiltà che si dice figlia del progresso, figlia di una cultura illuminista, figlia del diritto positivo, figlia della democrazia che esalta la ragione slegata e libera dal giogo della dittatura, ma nel frattempo siamo nell’era della presunzione.

Spesso la Chiesa Cattolica, il Papa, i suoi Vescovi sollevano la tematica delle vicende umane, specie sul senso del dovere dei cristiani di farsene carico in qualunque situazione esse vicende si trovino, e “ dire no ai cristiani da salotto ”( come ci ricorda sapientemente Papa Francesco Vaticano Chiesa di S. Marta 16 maggio 2013 ), “Amate i nemici, fate il bene, prestate senza sperare nulla. A chi ti percuote sulla guancia, offri anche l’altra, a chi ti strappa il mantello non rifiutare anche la tunica “ ( Papa Francesco 12.9-2013  Chiesa di S. Marta )

Queste nostre modeste considerazioni, fuori da ogni Politica, col P maiuscolo come dice Papa Francesco, vorrebbero far aprire un dialogo con chiarezza con le Istituzioni, con la Politica, affinché nessuno si senta offeso, ma chieda alla propria coscienza se ha dato risposte sbagliate a problemi veri, “coscienza nella quale l’uomo colloquio con se stesso”, come dice il Cardinale Dionigi Tettamanzi, “ nella difesa effettiva dei diritti dei deboli ” “ che non sono diritti deboli ” !

Se ogni “azione” è per il bene dell’Italia, della famiglia, di tutti, allora sono coerenti coloro con quanto dicono e lo confermino a tutti, specie a quel mondo cattolico ( vero ! ) a quel mondo della sofferenza ( silenziosa ! ) a quel mondo povero ( emarginato !), che si deve portare il bene comune a tutti, senza sventolare, come spesso si usa, la bandiera dell’ipocrisia.

Con le sagge parole del Santo Giovanni Paolo II° :” Andiamo avanti con speranza !

Previte

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