Nell’era della Riforma, quando avverrà quella sulla malattia mentale?

0
1.143 Numero visite

Nella ultra reclamizzata “Era delle Riforme”,  dove si uccide anche lasciando uccidere, forse alcuni vogliono propinare suggerire introdurre come dove quando morire, fino ad arrivare a rendere legale il diritto di uccidere .

E’ significativo il caso dei Medici dell’Ospedale di Londra dove era ricoverato Charlie Gard, il bimbo di 10 mesi affetto da una malattia rara considerata incurabile dai Medici, i quali hanno rinviato di qualche tempo la decisione di staccare il ventilatore che lo teneva ancora in vita.

E il Papa è intervenuto con un tweet : un appello a difendere la vita, soprattutto nella malattia .

A questo punto, ripeto, viene da domandarsi se comunque sono le Istituzioni Pubbliche a decidere se un bambino od un adulto hanno il diritto a vivere ? Resta una moderna barbarie questa dolorosa vicenda, in cui una gara di solidarietà internazionale ha acconsentito di raccogliere un milione e mezzo di euro per portarlo negli Stati Uniti per sottoporlo ad una terapia sperimentale, che poi non è avvenuto ! 

Per i Medici Inglesi sarebbe stato solo un accanimento terapeutico tale da allungare le sofferenze di Charlie colpito da una malattia rara che indebolisce progressivamente muscoli e nervi, dove anche la Corte Europea dei Diritti Umani ha detto di no all’ultima speranza, quella dei genitori che hanno chiesto allora di far morire il piccolo a casa, ma anche questo è stato negato.

 

Grandi scalpori suscitano nei mass media e nell’opinione pubblica quando emergono episodi di questo genere e poi !!! … lasciati nel più profondo oblio !

Nelle tante vicissitudini che la Torre di Babele della politica in Italia sta offrendo in questi n/s duri tempi, è bene considerare la famiglia quella che necessita di assegni familiari, politiche per la casa, servizi per l’infanzia, ma non si deve trascurare l’altra faccia della famiglia dove insiste un malato disabile, incurabile od in fin di vita. Questa “famiglia” è totalmente dimenticata da “coloro” che dicono di difenderla, dove la mancata considerazione di queste evenienze, significa concedere ed avallare un distorto significato del vivere civile.

 

E’ opportuno esaminare se uguale “sistema” stia avvenendo in Italia, come ho definito budget del ricoverato, del quale non se ne conosce ancora la verità e che pare assilli i sistemi economici/finanziari degli Enti Ospedalieri.

A questo proposito ho inoltrato una Petizione al Parlamento per conoscere la verità. Ma ora a distanza di tempo viene spontanea una domanda : perché il Parlamento non risponde alla mia Petizione del 30 ottobre 2009 e del 14 luglio 2010, forse gravati da imbarazzo da sindrome di Burnout ( un processo di stresssogeno: http://it.wikipedia.org/wiki/Sindrome_da_burnout . Superfluo ricordare : si uccide anche lasciando uccidere !

Desidero ricordare ( a coloro che non ci “sentono”) che le Petizioni ( art.50 della Costituzione Italiana) sono l’espressione della volontà dei cittadini che in tale maniera esercitano il principio della “sovranità popolare”, (art.1° ), se inoltrate al Parlamento, questo ha l’obbligo di una valutazione e risposta ( art.109 Reg.to della Camera dei Deputati ) che nel contesto della mia Petizione ancora non è avvenuto oggi agosto 2017 .

Ora, pare, che si vada affermando il “principio” nel quale le risorse per la Sanità Pubblica sono considerate “troppe”, quindi sarebbe necessario stabilire delle priorità, come quella di concentrare la spesa sui giovani e sui malati acuti, “metodologia” inverosimile, deprecabile, anti civile, anti cristiana.

Allora viene spontanea altra domanda : i malati cronici, terminali, disabili psico-fisici, persone anziane : devono morire ?

Questa cultura dell’apartheid è gravissima se vera, in quanto ingenera nell’opinione pubblica convinzioni devastanti sul piano sociale e civile, nonché diseducative per i giovani, che già sono portati a credere che gli anziani non sono altro che un peso inutile, inoltre in palese contraddizione con la ricerca scientifica dove si cerca di allungare la speranza di vita.

Ma allora esistono due aspetti dello stesso problema che riguarda tutti : il dovere dell’assistenza ed il diritto di farsi assistere, contraddizioni che comportano un diverso rapporto Stato-Cittadini con taluni escamotage, come quello che ho definito budget del ricoverato, che non trova regole statuite, ma è nei fatti una realtà con segnali molto preoccupanti .

Questa situazione potrebbe derivare, immagino, da quel budget di risorse finanziarie assegnato alle Spese Sanitarie Pubbliche dalle Leggi Finanziarie, dal riordino del Bilancio Pubblico, dalla ripartizione alle Regioni e dalle Convenzioni con i Nosocomi Pubblici e Privati, dove la parola d’ordine sarebbe quindi : spendere meno, restringere i tempi di degenza persino per fasce d’età !

Allora, questi esempi di rilevanza non comune, denunciano non un concetto di malasanità, ma di una sanità molto malata e con essa una politica distorta !

Purtroppo i mass media “parlano” di malasanità solo per gli interventi chirurgici sbagliati : infatti una patologia organica conta di più di molti malati lasciati a se stessi, perché il disabile fisico, il malato mentale od in fin di vita non contano niente, non portano voti, non interessano nessuno, perché nessuno si interessa al loro stato Sociale e Sanitario in quanto la speranza di vita di costoro è considerata residua o risolta. Da rabbrividire !

Facendo una riflessione ed una supposizione : se la Spesa Sanitaria Pubblica in malattia per un 30/40enne è di 100, per un 70/80enne invalido anziano od in fase terminale sarebbe il doppio, divenendo un costo sociale elevato, senza benefici per la comunità, una macelleria sociale, senza considerare che talune malattie acute o croniche e quelle patologiche provenienti dalla nascita richiedono prestazioni sanitarie molto costose. Ma allora esiste questa distorsione, questa discriminazione ?

Ed è questo che penso ( non solo!) nell’esistenza vera di quel “budget del ricoverato”, come l’ho “battezzato”, mina vagante nelle Corsie Ospedaliere Italiane, forse in quelle Europee e nell’opinione pubblica, dove viene considerata la vita un bene solo se siamo sani e che i malati cronici od acuti gravi, passato quel periodo di validità del budget, sono vite da buttare (eliminare per il supremo interesse del risparmio), mentre i cattolici ( quelli veri !) lo considerano una licenza di uccidere, una eutanasia mascherata, una omissione di soccorso da codice penale, una “considerazione” fuori dal diritto positivo vigente, fin oggi, nell’Italia dell’anno di grazia 2017.

Per la chiarezza, questa “forma” nulla a che fare con il testamento biologico, essendo quest’ultimo una indicazione di volontà, mentre l’eutanasia è il procurare ad un ammalato la fine della sua esistenza e se le cose stanno così, allora i responsabili devono essere giudicati per il reato loro compiuto e condannati alla massima pena, perché trattasi di delitto, un omicidio premeditato !

Forse ci vogliono propinare come morire dove, quando e come, sino ad arrivare a rendere legale quanto di astruso si va ingenerando nella gente, una licenza di uccidere ! Altro che indignati ! pur restando “fuori” da riferimenti politici.

Riassumendo, l’ho chiamato con quasi certezza budget del ricoverato, dove per questo si intendono i costi economici totali in uno specifico periodo di giorni per l’assistenza al singolo paziente e la stima dei costi/paziente/unità di tempo moltiplicata per il numero dei pazienti determina il costo totale per la collettività. E’ il Parlamento che deve approfondire per far conoscere la verità !

L’opinione pubblica e noi con essa riteniamo doveroso, essenziale non procrastinabile che il Servizio Sanitario Nazionale, il Ministro del Welfare, della Salute, il Governo, meglio il Parlamento Italiano ( anche Europeo) chiarisca il diritto inalienabile di ogni paziente a continue e specifiche cure fino al compimento naturale della vita . Ed ora andiamo, in sintesi, al secondo aspetto di uno stesso problema.

L’Assemblea Generale dell’ONU, al fine di garantire al diversamente abile tutti i diritti inalienabili, ha adottato, richiamando i principi della Carta delle Nazioni Unite, la “Convenzione sui Diritti delle Persone con Disabilità”( A/6 /611) e ratificata dal Governo Italiano il 20 febbraio 2009 con Disegno di Legge n.1279 e n. 2121, poi convertiti nella legge n. 18 del 3 marzo 2009.

E’ stato un iter Parlamentare molto complesso, assurdo, sconcertante, irresponsabile, sprovveduto ( per il quale mi sono “battuto” a qualunque livello ) in quanto la ratifica della “Convenzione” e del “Protocollo Opzionale” è avvenuta con un Provvedimento Legislativo “in toto” con la “Convenzione”, senza considerare le condizioni della persona disabile fisico e quella di handicappato psichico, quest’ultimo bisognoso di cure mediche e strutture adeguate e non di proponimenti lavorativi come contempla l’art. 27 della “Convenzione”, offendendo la dignità della persona (art.3/d), oltre il diritto alla vita (art.10) al dovere di garantire a qualunque persona le cure mediche, la nutrizione e l’ idratazione (art.25/f ).

In breve, purtroppo, la disabilità, proposta dall’ONU e da tutti interpretata, è considerata sia quella che avvolge disabili fisici e quella dei portatori di handicappati psichici. Infatti mentre i disabili fisici sono quelle persone private della forza fisica, gli handicappati psichici devono essere considerati coloro che hanno una difficoltà psicologica, una menomazione della mente prodotta da cause biologiche o ambientali. ( art. 3 legge n.104 del 5 febbraio 1992 tutt’ora vigente !).

Le diverse Petizioni da me inoltrate al Parlamento ed ai Governi legittimi Prodi e Berlusconi non hanno sortito alcun effetto positivo, in quanto “suggerivo umilmente” che con l’art.47 della “Convenzione”, il Governo poteva proporre un emendamento all’ONU per il riconoscimento dell’handicappato mentale ed adottare “leggi appropriate” (di riforma delle leggi 180 e 833/1978 ), come sancisce l’art.4 della “Convenzione”, riconoscendo, per dovere di giustizia da ben 39 anni, il termine di handicappati psichici per la tutela della loro salute, delle loro famiglie e per garantire la sicurezza di tutti i cittadini.

Purtroppo, se questa metodologia “proclamata” dalla “Convenzione” venisse applicata, tutti i disabili fisici o gli handicappati psichici potrebbero correre il rischio di essere sterilizzati, subire forme di eutanasia, applicazione dell’aborto selettivo, limitazione delle nascite, l’irresponsabilità nei rapporti sessuali, “misure” che offendono la dignità della persona e che negano il diritto alla vita.

E questo è stata una grossa ed avvilente discriminazione per il mondo della disabilità, sofferenza, dolore che “reclama” ancora oggi 2017 una giustizia sociale :

 

http://digilander.libero.it/cristianiperservire/Convenzione.pdf

La Dichiarazione Vaticana del 13 dicembre 2006 ha chiaramente espresso l’utilità della “Convenzione sui Diritti delle Persone con Disabilità”, ribadendo, però, la posizione della Chiesa sui concetti della salute sessuale e riproduttiva, ( art.23 e 25 ) ponendo in risalto la dimensione umana del concetto “persona” ( che condivido per un principio non solo cristiano, ma etico e civile) e lavorando “alacremente per farne un testo efficace e sottoscrivibile” e “con criteri diversi, comprensivi dell’eccesso all’aborto”. (Cardinale Lozano Barragan ex- Presidente Pontificio Consiglio Operatori Sanitari per la Pastorale della Salute).

Nei momenti difficili della vita, specie di quella altrui in cui domina la sofferenza, non possiamo noi membri di una società civile ( compreso il Parlamento) formata soprattutto da cattolici ( quelli veri !), di non restare in scatole chiuse o sull’Avventino di un pensiero individuale ed egoistico, ma bisogna avere il coraggio di prendere coscienza della n/s sensibilità interiore, che ci dovrebbe stimolare e spronare a fare una seria verifica per valutare la sofferenza della altrui vita.

Vogliamo dire con molta umiltà che bisogna continuare su una rete di umanità in un tessuto di coesione per divenire un progetto comune di intenti tanto da farne un nucleo di forte aggregazione così da rendere concreta la dimensione della solidarietà.

Mai come in questi tempi il mondo Cattolico, la S. Chiesa, i suoi Vescovi, il Santo Padre Francesco giustamente richiamano l’uomo alla sacralità della vita e mai come in questi tempi l’uomo della strada anela ad una vita sicura, serena, solidaristica.

Questi “richiami” ci devono indurre ad uscire dalle secche dell’egoismo, verso l’etica dell’amore, della giustizia, della solidarietà, mentre con la scarsa considerazione di “vedute”, mi si perdoni l’ardire, rischiamo di creare un fantasma (il disabile fisico e l’handicappato mentale) senza nome e senza volto che si aggira nelle Istituzioni e di cui tutti, però, se ne vogliono disfare oppure non ne vogliono sapere !

Dobbiamo rispondere con determinazione difendendo quei valori etici sicuramente non negoziabili in quello che un po’ lungamente ho esposto ( chiedendo scusa per il dilungare), ma sicuramente pieni di interrogativi, auspicando che il Parlamento si attivi per far conoscere la verità e rendere giustizia.

 

E con le parole del Santo Giovanni Paolo II° : “Andiamo avanti con speranza ”

Previte

http://digilander.libero.it/cristianiperservire

La nostra Associazione per la promozione sociale costituita nel maggio del 1994 non ha richiesto né gode di contributi economico-finanziari palesi od occulti .

Newsletter