#io persona sorda leggo perché…

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iosordapercheModestamente, sono quello che si dice un ottimo lettore, per intenderci, uno di quelli che i commessi di IBS e Feltrinelli salutano personalmente con calore e simpatia, tanto spesso li vado a trovare; può capitare che non acquisti nulla, ma sempre scambio qualche chiacchiera amichevole con loro, ci scambiamo pareri e opinioni sulle ultime uscite, spesso mi offrono il caffè!

di Bruno Izzo

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https://www.youtube.com/watch?v=KbqYBQ2jwCA

Leggo mediamente una trentina di romanzi l’anno, leggo un po’ di tutto, quasi tutti best-seller, gialli, thriller, narrativa contemporanea, saggi e qualche classico magari poco noto ai più, cito per esempio “Il mondo nuovo” di Aldous Huxley o “Il racconto dell’ancella” di Margaret Atwood, o ancora…”Il conte di Montecristo” di Dumas, questo certamente lo conosciamo tutti, e a proposito, tutti i libri citati ve li consiglio spassionatamente di leggere! Il mio scrittore preferito è Stephen King, quello che è etichettato dai più come “Il Re dell’horror”, ma non credeteci, è uno scrittore con i controfiocchi, e basta, l’horror, il paranormale, sono espedienti che usa per parlare, pardon, per scrivere, e molto bene vi assicuro, di ben altro.

Un po’ come per un giallista, l’omicidio e il colpevole da scoprire sono spesso un mezzo, non un fine, del dire dello scrittore! Etichettereste Camilleri o Ed Mc Bain giallisti e stop? Non credo. Al proposito, adoro Maurizio De Giovanni, da qualche anno è un best seller del giallo anche lui, lo adoro prima perché mi piace e poi perché è napoletano, tifoso del Napoli e di Higuain, esattamente come me! Una giallista “sensu strictu” è per esempio Agatha Christie, ovviamente, anche di lei ho letto tutti i suoi classici enigmi, personalmente la reputo piuttosto una fantastica descrittrice del suo tempo, tratteggia abilmente usi costumi fisime e tradizioni anglosassoni doc, finanche Poirot, che inglese non è, è il prototipo del perfetto borghese piccolo piccolo della old England della sua epoca, e miss Marple è l’antenata diretta di Queen Elizabeth, incarna in pieno la “britannità”, se così si può dire. Date le mie origini, leggo molto i napoletani, Diego De Silva, Erri De Luca, Peppe Lanzetta, Luciano De Crescenzo e il compianto Marcello d’Orta. E amo altri scrittori ancora: Ernest Hemingway, Frederick Forsythe, Ken Follett, ma prediligo comunque sempre gli italiani, i nostri Niccolò Ammaniti, Giovannino Guareschi, Marco Malvaldi, Marco Vichi, Gian Mauro Costa, Loriano Macchiavelli, Francesco Recami, Antonio Manzini, Gianni Simoni, Gianrico Carofiglio, Donato Carrisi, Gioacchino Criaco, Mimmo Gangemi e altri ancora. Leggo anche libri di giornalisti passati dal giornale al libro, per esempio Massimo Lugli e Federico Rampini.

Sono perdutamente innamorato da sempre di Oriana Fallaci. Mi piacciono anche i giovani scrittori, magari ancora poco noti, ma davvero bravi, se non li conoscete, correte a comprarli, meritano davvero, cito qui Nicola Ronchi, Paolo Cammilli, Francesca Bertuzzi, Pino Imperatore, Alessandra D’Antonio. Ma, soprattutto, sono grato alla lettura. Eternamente grato: senza esagerazioni, leggere mi ha salvato la vita. Ha fatto di me una persona diversa, certo migliore di quello che sarei potuto diventare altrimenti. Perché, vedete, io sono una persona disabile, una persona sorda. Sordo profondo, il più grave nella scala della serietà di questa patologia. Perciò ovviamente prediligo l’immagine al suono, il canale visivo a quello audio verbale. Solo che, quando ero bambino io, non esistevano i moderni canali visivi, pc, cell, tv con sottotitoli, ecc.

L’unico canale visivo era la parola scritta. Ho imparato in fretta che tutto ciò che non sentivo da qualche parte lo trovavo scritto, la lettura ha sopperito in tutto e per tutto alle mie deficienze uditive, leggere per me è equivalso a sentire, ascoltare, udire. Anche l’atto di significare la mimica labiale attribuendole un senso compiuto è lettura, la labiolettura mi ha permesso di capire molto se non tutto di quanto mi era comunicato. Perciò sono stato sempre un lettore vorace e onnivoro, precoce, ho imparato a leggere prima della media dei miei coetanei, è anche grazie alla lettura che ho imparato a parlare, parlare un italiano corretto, ineccepibile, forbito, il mio dialogare è stato sempre ricco di vocaboli, di sinonimi, di assonanze, al limite della logorrea, e grazie a tutto questo, alle mie conoscenze librarie e alla facilità dialettica, sono cresciuto integrandomi al meglio tra i normodotati. Come credete che abbia imparato, ad esempio, cosa significa “lo stormire delle fronde” se no? Leggendone la descrizione! O il “frinire” dei grilli? Chi l’ha sentito mai?

Non potevo credere che animali così piccoli emettessero un proprio suono! E il fluire della risacca dell’onda sul bagnasciuga…mai avrei creduto che il mare “suonasse” una sua melodia, se non lo avessi letto! Come tutti quelli che leggono molto, ho scritto, mi piace dilettarmi a scrivere. Sempre per hobby, mai pubblicato niente, sono solo un dilettante: da giovane ho scritto qualche articolo o recensioni delle mie letture su piccole riviste, tipo “La fiera letteraria” o “Insideview”, oggi scrivo ancora su blog o qui sopra su “Sordionline”, ho scritto qualche poesia, qualche breve racconto, ancora mi pubblicano qualche recensione di libri su IBS e Amazon, interventi su fan magazine, newsgroup, forum, talora mi incanto a pensare e mi appunto idee che mi vengono per gialli, romanzi, storie varie. Ma appunto, robetta perché nella vita faccio altro, mi guadagno da vivere…scrivendo, ma cose ben più prosaiche della letteratura, testi per la pubblica amministrazione, e mio malgrado posso scrivere per me stesso solo per hobby, senza impegnarmi troppo. Invece per scrivere ci vuole di più. Scrivere non è facile, per scrivere serve, oltre il talento e la passione, anche tempo, applicazione, sacrificio. Scrivere è un lavoro duro, di esercizio, d’infinita pratica, di cesello, di riscrittura, di rifinitura, spesso si butta tutto e si riprende da capo.

Leggere invece è più facile, dopotutto ti godi le fatiche di altri, per questo rispetto moltissimo chi scrive, mi rendo perfettamente conto di quanta fatica ha profuso l’autore prima della stampa, a prescindere dal risultato, se quanto scrive piaccia o no, l’atto in sé sarà anche gratificante ma ti richiede uno sforzo, un impegno, un’applicazione non comune, giù il cappello davanti ad uno scrittore, con rispetto mi alzo in piedi. I sordi devono molto agli scrittori, questi ultimi sono i migliori comunicatori con i sordi, utilizzano lo stesso abbecedario dei sordi: parole, segni, simboli, sogni, immagini. Leggere per un sordo è essenziale, e certamente non gli è facile, anzi. La persona sorda impiega per imparare a leggere la stessa fatica che serve allo scrittore per scrivere. Imparare a leggere per un sordo è un evento paradossale: da un lato ti salva la vita, come detto, ma è anche difficilissimo, è assai più faticoso imparare a leggere rispetto a delle pari età normoudente. Questo ha a che fare con il suono, ciò che si legge “suona” nella testa. Nella testa di un sordo, la lettura si manifesta certamente per immagini; dopo, però occorre metabolizzare la lettura. Questo avviene tramite il confronto, il dialogo: devi discutere di quanto letto, confrontarti, analizzare i personaggi, la storia, lo stile, scambiare i punti di vista, ciò che hai gradito da quanto invece ti è parso superfluo, ecc. L’esterno però trasmette prioritariamente le informazioni in forma orale, quindi quanto letto rimane “dentro”, e ristagna, non ti alleni a farlo emergere, discuterlo, dibatterlo, certamente puoi esternarlo con la LIS ma solo con i segnanti, e non tutti quelli che comunicano in LIS sono per forza lettori, quindi il rischio di mollare, di non sforzarsi, è grande. Devi allora allargare i confini, e per farlo devi compiere un lavoro di metabolizzazione volto all’oralismo.

E’ un lavoro duro, estenuante, che non riesci a portare a termine da solo, richiede l’aiuto e il supporto di educatori degni di questo nome, familiari e professionisti. Solo che gli sia inculcata l’amore per la lettura, è una fortuna per la persona sorda. Se la fatica e l’impegno necessario vanno a buon fine, se tu sordo impari a leggere bene, impari anche a parlare bene. E ti salva la vita. Le due cose sono collegate: una buona lettura t’induce a esprimerla, raccontarla, riassumerla, elaborarla, magari arricchendola di particolari di sana pianta, ma tutto questo è un impulso irresistibile a parlare, a esprimersi, a discutere. E di conseguenza a crescere. Da ragazzino spiegavo, a voce e in LIS, ai miei coetanei sordi e udenti quanto leggevo, ero uno dei pochi a divorare tanti libri: ogni tanto inventavo, mi prendevo delle licenze poetiche, al povero Robinson Crusoe ho affibbiato per moglie una simpatica indigena di nome Domenica, mi sembrava brutto che girovagasse sempre da solo con maschietti come Venerdì, capite. Tutto questo mi è servito, leggere e raccontare quanto letto, mi è servito per imparare a parlare in italiano, utilizzare un buon italiano mi ha permesso di interagire bene con la maggioranza linguistica dominante, superando i limiti della LIS, senza per questo staccarmi dalla minoranza segnante, in definitiva leggere mi ha permesso una vita piena e gratificante. Bilingue, e quindi doppia! Magari alla fine sfornerò anch’io una bella storia e troverò un Sellerio che me la pubblica: adoro le copertine blu di questa casa editrice! Ah, sono un buon lettore, dicevo, ma non sono perfetto: non mi hanno preso per niente e non ho letto anche tanti altri libri o autori, per esempio “Tre metri sopra il Cielo” o scrittori come Barrico, Stefano Benni, Fabio Volo, ho letto per puro caso o disperazione storie come “Amore 14” o “Bianca come il latte rossa come il sangue” o “La solitudine dei numeri primi” o anche “50 sfumature di grigio” proprio perché passatomi dalla figlia, in un momento in cui non mi trovavo altro per mano, ma non mi sono piaciuti manco un po’.

Per dirvi, non è che tutto quello che è scritto deve piacere per forza! Per finire, credo fermamente che per un sordo leggere, e magari scrivere come conseguenza, t’insegna a scegliere con ragion veduta. E cos’altro è la vita se non una questione di buone scelte? Buona lettura!

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