In tutte le lingue del mondo, tranne una

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alessandroconfrontoColoro che sono colpiti da sordità, e mi riferisco in particolar modo ai bambini, interessati per cause varie da una perdita uditiva con specifici requisiti, concernenti le frequenze acustiche coinvolte e la gravità certificata, con particolare riguardo all’epoca d’insorgenza temporale, e cioè ben prima dell’acquisizione del linguaggio verbale, sono esclusi dall’utilizzo del canale sensoriale audio verbale per forza di cose, sono cioè esclusi dal normale input d’informazioni, che innescano l’equilibrato iter evolutivo del loro sistema intellettivo.

di Bruno Izzo

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Eppure la sordità di per sé non è invalidante, non è una malattia: è solo una condizione. Una condizione svantaggiata di partenza, ma si può recuperare.
Non si recupera solo se si ostacola il recupero: è lapalissiano.
Il sordo è escluso da tutte le normali informazioni trasmesse in modalità audio-verbali, che sono egemoniche perché espressione della maggioranza linguistica dominante costituita da udenti.
La persona sorda è perciò senza alcuna colpa diretta emarginata, resta indietro, non è e non può essere alla pari con gli udenti, accumula ritardo, spesso incolmabile.
Senza possibilità sostitutiva di recezione e comunicazione, il sordo è costretto in una condizione svantaggiata, può certamente mutarla, recuperare, con un impegno più o meno grande di varie componenti, offrendogli un’opzione accessibile.
Le persone sorde, in definitiva, nate tali o diventate sorde comunque prima di aver imparato a parlare, è bene sottolineare che, non potendo esprimersi nella forma comunicativa audio verbale, subiranno inevitabilmente anche importanti traumi nella delicata fase dello sviluppo delle loro abilità cognitive, linguistiche e sensoriali, con inevitabili ricadute psicologiche che danno vita anche a comportamenti e disturbi della personalità quali depressione, isolamento, impulsività, iperdipendenza, bassa autostima, molto spesso aggressività.
Non esiste logica, necessità sociale o ragione alcuna per permettere tutto questo, nell’interesse stesso, in primo luogo, della stragrande maggioranza udente.
Per il sordo, allora, è vitale, almeno in questa prima fase, possedere una scelta valida, immediata, facilmente usufruibile, per abbattere le barriere della comunicazione audio verbale. In pratica, ha semplicemente bisogno di un’altra lingua.
Se non riesce a comunicare in italiano, può provare a farlo in inglese, o in francese, o in lappone, o in una qualsiasi di tutte le lingue disponibili sul pianeta.
Poiché però sono tutte veicolate con il canale audio verbale, ne occorre una che sfrutti in pieno il canale alternativo visivo-segnante, normalmente integro nella persona sorda.
Questa lingua è la LIS, la lingua italiana dei segni, e la sua analoga nei vari paesi del mondo: sono vere e proprie lingue, niente a che fare con un linguaggio, una mimica o una pantomima, sono normali lingue con le proprie regole, le loro caratteristiche, i loro vocaboli. Lingue che si ascoltano con la vista e comunicano con i segni.
Non si comprende, né con il cuore, né con l’intelletto, per quale valido motivo a una persona sorda, degna di rispetto per il semplice fatto di essere una persona, possa essere consentito di comunicare in tutte le lingue del mondo, tranne una.
Riesce davvero incomprensibile capire l’ostracismo, la diffidenza, i pregiudizi che ancora si associano al concetto di lingua alternativa, comunque italiana, la LIS.
La LIS racchiude in sé, da sola, quattro pilastri, i cardini essenziali di ogni intervento riabilitativo: facilità, velocità, efficienza, economia.
Specialmente per un bambino, la LIS è facile e facilmente apprendibile: in tutti i bambini, sordi e udenti, la lingua dei segni, l’indicare con segni, segnare il proprio mondo, esternare a segni i propri desideri, è istintivo, spontaneo, naturale, prima ancora di parlare.
Il lattante che piange e agita le manine, si muove, cambia espressione, s’inarca, perché vuole essere allattato, o cambiato o coccolato, cosa credete che faccia?
Sta comunicando con i segni.
L’uso dei segni è il naturale mezzo che usa chiunque deve ricorrere ad un metodo di comunicazione alternativo alla propria lingua, e non ci riferiamo solo ai bimbi che ancora non parlano o ai sordi ma per esempio all’incontro tra stranieri; e finanche tra uomini e cani ci si intende a segni, e pensateci, sarà così anche quando si incontreranno umani ed alieni; sono i segni il primo mezzo a disposizione per esprimere sentimenti, idee, emozioni.
Facilmente quindi s’insegna a elaborare una lingua dei segni elementare, impiegando i segni stessi che gli stessi bambini utilizzano da subito spontaneamente per segnare, e che indicano dapprima gli oggetti della natura, i caratteri del mondo esterno, e poi si strutturano naturalmente quale mezzo per la comunicazione totale.
S’interagisce con il mondo tramite la LIS; a ogni input sensoriale in entrata e in uscita, si crea un collegamento tra una cellula nervosa e un’altra; agli innumerevoli input di ogni giorno, corrispondono ogni momento innumerevoli collegamenti tra cellule nervose, un’immensa rete neuronale che è il substrato fisico dell’intelligenza.
Un substrato intellegibile, codificato perché segnato!
Non è il ricevere passivamente, è interagire: perché ogni sensazione, ogni esperienza, ogni variazione, piacevole o meno, è identificata, codificata, chiamata, battezzata, segnata, ricordata. Così cresciamo tutti, così ci sviluppiamo, così evolve la nostra intelligenza: interagendo con l’ambiente. Interagire ascoltando e parlando, come fanno gli udenti, oppure vedendo e segnando, com’è necessario facciano i sordi per essere pari agli udenti. Perciò la LIS è facile, ed è innata e quindi anche veloce: e questo è fondamentale, perché la rete neuronale va costruita subito, al più presto, quanto prima possibile, perché sia varia, estesa, articolata, completa. Si usa dire che s’impianta al meglio da zero a tre anni. Non solo, ma la LIS è molto efficiente; infatti, la capacità dei bambini sordi di apprendere una lingua vocale è maggiormente facilitata se intervengono due fattori principali: la libertà del bambino di utilizzare la lingua dei segni, quale forma di potenziamento della sua capacità di apprendimento delle categorie grammaticali fondamentali, ed il contatto quotidiano con la lingua vocale, da apprendere nel contesto familiare e scolastico in cui interagisce.

La LIS non pregiudica l’oralismo, lo facilita.
Questo è quanto gli udenti che dirigono associazioni sorde per l’oralismo si ostinano a negare. Non è vero che la LIS ghettizza. Non è vero che la LIS pregiudica l’oralismo.
La LIS serve per imparare bene a parlare a voce.
Si parte dalla LIS e si arriva gradualmente all’oralismo: e quindi al bilinguismo, e l’affacciarsi su due mondi amplia la qualità dell’esistenza, è un fatto.
Attenzione, si badi bene: con la LIS si perviene all’oralismo, non solo all’oralismo in italiano! Ma a qualsiasi oralismo: inglese, francese, cinese, in tutte le lingue del mondo.
La LIS ha un immenso, duplice valore: è una lingua in sé, ed è un ponte verso le altre lingue. Perciò la LIS è facile, è veloce, è efficiente; e se sapete i costi di un impianto cocleare, costi fisici, strutturali e morali, non occorre vi dica perché convenga anche da un punto di vista economico. E La LIS funziona, guardate e godetevi il video.
Ah…, dimenticavo…chi scrive è un sordo profondo, un perfetto oralista.

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