“Abbiamo bisogno di Catechisti Missionari”

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E’ il grido dall’arme giusto e consono di Monsignor Giuseppe Marciante, Vescovo Ausiliare della Diocesi di Roma Est.

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Nel 50° anniversario della morte del Fondatore del COR ( Centro Oratori Romani) Servo di Dio Arnaldo Canepa, che si è sempre dedicato per la Pastorale Oratoriana, Mons. Giuseppe Marciante Vescovo Ausiliare di Roma Settore Est, ha rivolto ai giovani partecipanti e presenti alla cerimonia l’invito alla formazione “ Abbiamo bisogno di Catechisti Missionari perché siano considerati maggiormente gli Oratori a Roma “.

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Monsignor Giuseppe Marciante

“L’oratorio, ha proseguito il Presule, attira bambini e ragazzi insegnando loro la Fede, la preghiera ed il gioco e voi giovani sapete essere attrattivi verso altri giovani. Siete i costruttori di cielo e terra nuovi vivendo pienamente le Beatitudini e il Vangelo. Voi siete la speranza del futuro, avendo come modello di animatore e catechista proprio Canepa sepolto in questa Chiesa. Abbiatelo come modello di santità nella semplicità, ma anche nella straordinarietà della carità, della Fede e della Speranza Cristiana, virtù gradite a Dio”.

Il Vescovo ha anche ricordato la storia del COR nella Diocesi partendo dalla testimonianza di alcuni Sacerdoti  e Parroci romani che nel corso degli anni ebbero la grazia di collaborare con Canepa costruzione di nuovi Oratori, soprattutto nella zona est della capitale, a cominciare dal rione Quadraro  e da Centocelle.

Nel corso della Celebrazione Eucaristica quattro nuovi soci effettivi hanno per la prima volta pronunciato la loro promessa, andandosi ad aggiungere a quanti già sono a servizio delle molte Comunità Parrocchiali e collaborano attivamente con il Servizio Diocesano di Pastorale Giovanile.

In un mondo in movimento, come ogni giorno constatiamo, che modifica continuamente il sistema di vita, la società civile, spesso egoisticamente ripiegata su se stessa, non dà ancora la piena disponibilità a porre attenzione verso il mondo giovanile costretto ad emigrare all’estero, o che vive in difficoltà e sofferenza.

Anche, soprattutto, considerando che i giovani si trovano disorientati, è necessario per non dire urgente riscoprire, anche, l’educazione integrale che resta non solo quella dell’apprendere scolastico, ma anche quella dei valori morali che trovano nelle radici etiche il loro riferimento fondamentale.

Nelle difficili situazioni in ambito sociale dei giovani ed anche, soprattutto degli adolescenti ( e questo è purtroppo “cosa quasi quotidiana”), occorre promuovere l’educazione morale come affannosa ricerca della maturazione della coscienza e non del possesso dell’avere .

Il continuo evolversi di eventi delittuosi di vario genere, sul cui sfondo emerge anche l’alterazione della mente, ci porta a considerare questa disfunzione una malattia che distrugge il morale ed il fisico e che affligge giovani, ripeto, anche adolescenti , causando una vera e propria calamità sociale.

Decifrare le radici antropologiche da cui scaturiscono e si sviluppano l’accettazione od il rifiuto della promozione culturale in tema di solidarietà ed umanità, è difficile poterlo accertare, ma tutti sappiamo che la solidarietà sociale apre le porte alla speranza.

Quel quasi quotidiano catastrofismo, quel rinnegare col silenzio ogni diritto ed aiuto morale, quel continuo diverbio politico allontana tutto e tutti dalla coscienza, concentrando in un sordido egoismo ogni interesse in perfetta armonia contro il senso della solidarietà .

Quella solidarietà sociale da parte dei “grandi”, anche delle persone adulte, dovrebbe tendere a guidare la dinamica morale dei giovani verso una crescita di sensibilità con i problemi sociali, con l’esempio di una visione pienamente umana della cruda realtà quotidiana, quale impegno di vicinanza sociale verso tutti specie verso le persone più deboli e bisognose.

La solidarietà sociale è un concetto meritevole che induce ad essere non solo portatori di diritti, ma anche di doveri verso tutta la società, anche da parte dei “grandi”, soprattutto, verso quella vasta categoria di sfortunati che da anni aspettano risposte adeguate alle loro aspettative.

Ma ognuno aspira a star meglio, quasi disattendendo quella conclamata solidarietà verso quelle persone, deboli e bisognose, che hanno gli stessi diritti di quanti vivono in società .

Al di là delle barriere architettoniche che non dovrebbero più esistere, ben più dure sono le barriere intellettive che offendono tutti, abili e disabili, ritorcendosi contro chi le continua a porre in atto, mentre la società civile può trovare su questo terreno interessi comuni di solidarietà, specie là dove le famiglie provate dalla disabilità psico-fisica di qualche suo componente fatica a stare al passo, ad interloquire con un mondo che sembra sfuggire non solo al confronto, ma anche allo sguardo per timore di perdere.

Lo Stato esperto di umanità e socialità non ascolta, non sente, non vede, negando quindi intrinsecamente la necessità dell’incontro e del dialogo col mondo della disabilità, privo di ordinati intendimenti socio-pedagogici per ricercare e rimuovere i contenuti negativi di quelle necessità.

All’evidenza, pare, che le Istituzioni non posseggono più da tempo la capacità di captare le necessità del cittadino, restando molto lontane , troppo lontane !

I disabili psico-fisici lottano da anni per ottenere legali diritti sanciti dalla Costituzione, ma soprattutto per far conoscere il loro status sociale che ogni giorno incontrano e che rende la loro esistenza molto difficile, oltre quella dei loro familiari.

In questi frangenti restano dimenticati quanti drammaticamente “vivono” ora per ora, minuto per minuto, con i sofferenti queste patologie, mentre tutti continuano a coltivare la speranza, ad anelare attenzione al mondo della sofferenza, malgrado che i trascorsi  “Anno 2003 dichiarato dalla Comunità Europea   Anno dei disabili”, l’Anno Internazionale dedicato dall’ONU alla Famiglia, i dettami della Costituzione Europea e le leggi finanziarie non siano stati presenti ed efficienti .

L’opinione pubblica , le famiglie , la comunità civile , tutti attendiamo che il Governo ed il Parlamento con sensi di responsabilità diano vita ad una vera giustizia sociale,  ad una normativa di riorganizzazione dei servizi , una Legislazione adeguata, efficace, chiara e categorica libera da forme che ne sviliscono l’applicazione verso il mondo dei deboli, dei bisognosi, dei sofferenti, dei giovani piuttosto che incrementare o seguire la litigiosità politica, senza che emergenze ed esigenze siano lasciate nell’angolo più buio del “buon senso”.

“Est modus in rebus” (c’è una misura nelle cose) questo famoso detto di Orazio esprime l’ideale classico del giusto mezzo, perché i giovani e gli adolescenti possono ottenere esempi ed insegnamenti di vita dai “grandi”, dato che per il momento quel giusto equilibrio da tutti invocato resta alquanto precari .

Ed allora seguiamo le giuste parole del Vescovo Marciante, che ho avuto l’onore di conoscerlo nella Casa di Riposo Villa Serena di Sant’Alfio (CT) e che ricordo sempre nelle Sue parole sensi di giustizia, di serenità, di pace verso la gioventù, specie se proveniente dagli Oratori .

SI ! Abbiamo bisogno di Catechisti Missionari ! come raccomanda Monsignor Marciante !

E con le parole del Santo Giovanni Paolo II° “ Andiamo avanti con speranza “!

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