Lingua dei Segni Italiana, Commissione UE: “Adottare tutte le misure appropriate”

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Lo scorso mese di ottobre gli eurodeputati del gruppo dei Non Iscritti, Mario Furore, Daniela Rondinelli, Chiara Gemma e Laura Ferrara avevano denunciato alla Commissione Europea il mancato riconoscimento della Lingua Italiana dei Segni, la LIS, da parte dello Stato Italiano. In particolare l’Italia, pur avendo ratificato con legge del 3 marzo 2009 n. 18 la Convenzione ONU sui diritti delle persone con disabilità (che all’articolo 21 prevede espressamente che gli Stati parti accettino e facilitino il ricorso alla lingua dei segni) non ha ancora colmato l’assenza legata al riconosciuto della LIS nel suo ordinamento, nonostante la quasi totalità delle lingue dei segni europee abbiano già ricevuto tale assorbimento nei rispettivi Paesi e addirittura in Austria, Finlandia e Danimarca esse sono state riconosciute a livello costituzionale,

Nell’interrogazione dei deputati UE è stato ricordato che a livello europeo l’importanza della lingua dei segni è stata riconosciuta anche tramite le risoluzioni del Parlamento europeo del 17 giugno 1988 e del 23 novembre 2016.

“La Lingua dei segni italiana – per i proponenti dell’interrogazione parlamentare – è una vera e propria lingua avente una specifica morfologia. È la lingua naturale delle persone sorde perché attraverso la sua modalità visivo-gestuale può essere acquisita in modo spontaneo dai bambini sordi con le stesse tappe del linguaggio parlato”.

I rappresentanti del gruppo parlamentare dei Non Iscritti hanno, inoltre, chiesto alla Commissione europea di comunicare le iniziative che si intendono portare avanti anche in considerazione della nuova strategia europea per le disabilità presentata dalla Commissaria per l’Uguaglianza, Helena Dalli, secondo cui la UE vuole essere d’esempio per i diritti delle persone con disabilità a livello mondiale.

Per la Commissione von der Leyen è intervenuto Nicolas Schmit, Commissario al Lavoro e ai Diritti sociali: “Gli Stati membri devono adottare tutte le misure appropriate, tra cui appunto il riconoscimento e la promozione dell’uso della lingua dei segni, affinché sia garantito alle persone con disabilità l’esercizio del diritto alla libertà di espressione e di opinione. La politica linguistica è principalmente una competenza nazionale e la Commissione può solo sostenere e integrare le azioni intraprese a livello nazionale”.

Nicolas Schmit ha poi comunicato il quadro degli interventi promossi dalla Commissione a supporto delle persone sorde in UE: “La situazione delle persone con disabilità attira la massima attenzione della Commissione, che continua a promuovere iniziative per il riconoscimento e l’uso delle lingue dei segni, in particolar modo attraverso la strategia europea sulla disabilità 2010-2020 e i programmi dell’UE in materia di istruzione e formazione. La Commissione finanzia diversi progetti volti a promuovere l’insegnamento e l’apprendimento delle lingue dei segni nazionali e internazionali e ad agevolare la comunicazione per i non udenti e gli ipoudenti attraverso il programma di apprendimento permanente (2007-2013) e il programma Erasmus+ (2014-2020). In questo contesto la Commissione collabora informalmente anche con il Centro europeo di lingue moderne del Consiglio d’Europa, che persegue obiettivi analoghi. La Commissione sta attualmente esaminando la strategia europea sulla disabilità 2010-2020, compresa la questione della lingua dei segni. Dopo la conclusione del processo di valutazione, prevista entro la fine del 2020, saranno adottate decisioni formali su nuove iniziative in materia di disabilità”.

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