Palermo. Tutti contro tutti per il rimpasto

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260px-Palermo02_flickrTensioni nella maggioranza. Tutti sgomitano in attesa del rimpasto di giunta. Le dichiarazioni pepate si sprecano. Il rapporto fra i centristi e Crocetta è al minimo storico

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PALERMO – La volata è partita. Il traguardo, distante ancora qualche giorno, è quello che sancirà il rimpasto nel governo Crocetta. Un rimpasto verso il quale guardano in tanti, ormai. Scattando sui pedali, cacciando fuori i gomiti, e non risparmiando qualche colpo proibito.

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Nella maggioranza, è un “tutti contro tutti”. O meglio, al centro delle tensioni dell’esecutivo, c’è un partito in particolare. L’Udc di Gianpiero D’Alia nelle ultime ore ha pesantemente bacchettato il governo Crocetta. Governo di cui fa parte. E le prese di posizione, a turno, del ministro della Pubblica amministrazione e quelle di Giovanni Ardizzone, presidente dell’Assemblea regionale, sono state molto nette. Ardizzone ha addirittura fatto cenno alla “resistenza” dell’Ars contro i disegni di legge governativi “dai contenuti improponibili”. D’Alia, invece, ha invitato Crocetta e l’esecutivo a mettere da parte le chiacchiere, e ha persino ventilato l’ipotesi dell’intervento del parlamento nazionale per l’adozione delle norme anticorruzione.

Insomma, il rapporto tra i centristi (primo partito a sostenere la candidatura di Rosario Crocetta verso Palazzo d’Orleans) e il governatore è davvero ai minimi storici. E sta scatenando le reazioni a catena di un maggioranza che appare davvero fragile, nervosa, tesa. Frizioni che non a caso giungono in questo periodo dell’anno. Una prima “crisi”, qualche mese fa, era stata congelata con la promessa che, a settembre, si sarebbe presa in considerazione l’ipotesi di un rimpasto della giunta. Turnover che dovrebbe dare, nelle intenzioni dei partiti, una cifra più “politica” all’esecutivo stesso. Un’esigenza, tra l’altro, richiesta apertamente, in passato proprio dall’Udc. Che adesso, però, dopo le dichiarazioni dei propri leader regionali, avverte un po’ il mirino puntato contro.

I Democratici e riformisti di Totò Cardinale, ad esempio, non usano affatto mezzi termini: “Non definirei più – ha detto il presidente della prima commissione all’Ars Marco Forzese – un alleato di questo governo regionale l’Udc di D’Alia e Ardizzone, dopo le prese di distanza da Rosario Crocetta con il pretesto della legge antiparentopoli impugnata. Sembra proprio che i due se ne stiano, come nel proverbio cinese, ai bordi del fiume in attesa del cadavere del governo. Mentre però – aggiunge – a mani piene si trovano dentro il governo Crocetta con tre assessori, che a questo punto sarebbe meglio ritirare o revocare. D’Alia e Ardizzone da mesi non fanno altro che esercitarsi in un tiro al piccione che non è più tollerabile. Non solo diventa cogente un rimpasto alla regione, ma è anche necessario verificare l’incompatibilità dell’Udc con il governo Crocetta. Per noi Drs è utile ed improcrastinabile aprire subito una verifica politica”.

Il riferimento ai tre assessori dell’Udc, poi, non è casuale. Ed è significativo che le parole vengano pronunciate da Marco Forzese. Il deputato catanese, infatti, è uno di quei parlamentari che, dall’inizio della legislatura a oggi, ha lasciato l’Udc, partito col quale ha raggiunto l’elezione, per approdare ad altri gruppi parlamentari. Insieme a lui, tra gli altri, Lino Leanza, Totò Lentini, Luca Sammartino e Pippo Nicotra, passati ad Articolo 4. Gruppo che, a sua volta, non ha risparmiato frecciate alla giunta. Prima, definendo “inerti” alcuni assessori e promettendo: “A settembre faremo i conti”. Quindi, rincarando la dose attraverso le parole del capogruppo Sammartino: “A cosa è servita – l’affondo del deputato – la riunione della giunta regionale di governo tenuta ieri considerato che non sono stati affrontati temi importanti e che non si è parlato neanche delle regole in base alle quali emanare i bandi per la distribuzione dei fondi esistenti agli enti che si occupano di poveri, ciechi, sordomuti e disabili in genere?”. Già, una giunta “inerte”. Bisogna cambiare. E, come dicevamo, l’assottigliarsi della compagine dell’Udc all’Ars ha suggerito proprio, ad alcuni esponenti della maggioranza, che il rimpasto possa passare attraverso una “redistribuzione” delle quote di partecipazione dei partiti alla giunta. Insomma, per farla breve, in tanti pensano che tre assessori, per un gruppo che si è ridotto al numero di dieci. Un numero, a dire il vero, “rimpolpato” dalla recente adesione, oltre che dall’ex Mpa Nicola d’Agostino, anche da Alice Anselmo, giunta proprio dal gruppo dei Drs.

È proprio quest’ultima (insieme all’altro deputato Udc Gianluca Micciché) a replicare a distanza all’ex compagno di partito Forzese: “Sono sorprendenti e fuori luogo – dicono i parlamentari – le affermazioni dell’onorevole Marco Forzese che, evidentemente, dimentica di ricoprire, oltre al ruolo politico di responsabile regionale dei Democratici riformisti per la Sicilia, anche quello istituzionale di presidente della prima commissione dell’Ars. Più che lanciare anatemi contro l’Udc, Forzese farebbe bene a recitare un profondo mea culpa per l’atteggiamento ondivago tenuto in aula durante la discussione del ddl anti-parentopoli. Le dichiarazioni di Forzese – aggiungono – sembrano dettate più da compiacenza politica che dalla reale convinzione di contribuire alle necessarie innovazioni legislative”.

La volata verso il rimpasto, insomma, è davvero in corso. E a giocare un ruolo di primo piano è il partito più numeroso all’Ars (oltre che, ovviamente, all’interno della maggioranza). Il Pd, a dire il vero, è diviso. Se aree del partito (quelle riferite in particolare al segretario regionale Lupo e al capogruppo Gucciardi) non sembrano considerare il rimpasto una “priorità”, altre fette dipartito spingono per il ritocco in giunta. A cominciare dai democratici di Rifay Pd, che fanno capo all’ex capogruppo Antonello Cracolici. “Il nostro partito – ha detto Cracolici pochi giorni fa – ha contribuito a battere la destra in questa regione ed è giusto che si apra una nuova fase”. Concetta Raia è ancora più esplicita: “Io credo che non si possa non tenere conto che la coalizione che ha vinto le elezioni regionali abbia il suo perno nel Pd, non tenerne conto vuol dire disprezzare chi fa parte del nostro partito. Il Pd – ha aggiunto – deve avere un ruolo più importante, serve un rimpasto per rafforzare un governo che a volte fa un po’ troppi annunci”. I deputati sono già sui pedali. La corsa verso il rimpasto è già cominciata.

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