Iniziato l’Iter legislativo per il riconoscimento della Lingua dei Segni Italiana

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Il 2 Dicembre 2015 è iniziato l’iter legislativo per il riconoscerimento della LIS, sembrava destinato a restare fermo in senato il Decreto Legislativo, eppure seppur con qualche modifica si è soffiato sulla polvere rispolverando speranze.

di Rossella Assanti

 

259370_lis_ralf2Fondato su cinque punti cardini, vale a dire i disegni di legge n. 302, n. 1019, n. 1151, n. 1789, n. 1907 volti a riconoscere la Lingua dei Segni al fine di favorire la partecipazione e l’inclusione delle persone sorde e sordo-cieche alla vita collettiva, rimuovendo così importanti barriere comunicative. Assicura e promuove l’accessibilità alla comunicazione, all’informazione, ai luoghi e agli spazi pubblici privati.

Se approvato, aprirebbe le porte ad una realtà senza barriere, alla semplice libertà di essere, comunicare, interagire. Diritti inalienabili dell’uomo. Con la proposta del Senatore De Poli (ddl n.302) si avrebbe inoltre l’insegnamento della LIS nelle scuole primarie e secondarie di primo grado, garantendo così un pieno accesso all’istruzione. Diritti allo studio e alle pari opportunità tutelati, garantiti.

Abbiamo sentito in merito il “Movimento LIS Subito!”, gruppo di persone sorde e udenti, segnanti e oralisti, da anni in prima linea nella lotta per il riconoscimento della lingua dei segni italiana.

Credete che possa davvero muoversi qualcosa in campo legislativo in merito al riconoscimento della Lis? Quello del 2 Dicembre viene visto come un passo avanti?

“Più che un passo avanti viene visto come un percorso obbligato in quanto l’Italia è l’unico Paese insieme a Malta e Lussemburgo a non aver riconosciuto la Lis in Europa! Inoltre c’è la convenzione Onu che nel 2009 è diventata legge, nel senso che è stata ratificata in Italia, pertanto l’Italia stessa non può non riconoscere la Lingua dei segni. Si tratta dunque di una lacuna da colmare al più presto. Credo, inoltre, attualmente si debba anche pensare ad una alternativa come le scuole POLO, che accettino sordi con personale qualificato. Dovrebbero essercene almeno una per municipio.”

Uno squarcio di orizzonte legato anche agli ostacoli che il riconoscimento della Lingua dei Segni italiana ha incontrato e continua ad incontrare non solo sul campo legislativo, ma anche partendo proprio dall’interno delle stesse associazioni di sordi, ce lo offre Rocco Roselli Vice Presidente ENS del Veneto.

Qual è la sua opinione di fronte al passo fatto dalla politica italiana che ha deciso di muovere di un tassello il DL per il riconoscimento della LIS?

“In Italia la strada è irta di ostacoli, difficoltà. Questo perché ci sono troppe “anime” legate al pensiero che il segno uccida la parola. La corrente oralista non prende in considerazione il fatto che apprendere una nuova lingua, la LIS, a scuola non e altro che un arricchimento personale, culturale e sociale. Non si dovrebbero ostacolare i diritti linguistici e umani dei sordi che desiderano segnare e parlare, indistintamente a proprio piacimento. Sono comunque ottimista che questa legge riuscirà ad essere approvata anche perché accontenta.”

Adesso, non resta che aspettare lo scacco matto. La mossa finale per concludere una partita ormai in campo da anni, gli stessi che scorrono sull’inaccessibilità della quotidianità per le persone sorde e sordo-cieche.

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