Non udenti: Pollastri presenta un progetto di legge per il riconoscimento ufficiale del linguaggio dei segni

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“Malgrado le conquiste della scienza e lo svilupparsi di nuove tecnologie ne abbiano ridotto progressivamente il numero, in Italia un bambino su mille ogni anno nasce sordo o acquisisce una sordità nei primi anni di vita: per questo motivo è necessario fare il possibile, a tutti i livelli, per favorire la piena integrazione della popolazione non udente ed il superamento delle barriere che ancora sussistono”, così Andrea Pollastri (PdL) presentando un Progetto di Legge su questa materia.

img_35777_54319“La sordità – ha spiegato il Consigliere – interessa in Italia oltre 70.000 persone, oltre 5.000 nella sola Emilia-Romagna: per esse, in un’epoca dominata dalla comunicazione, la possibilità di interrelazionarsi liberamente con gli altri diventa un aspetto determinante poiché migliora la qualità della vita e consente l’accesso alla fruizione di beni e servizi.”

Per questo il Parlamento Europeo, con due risoluzioni (1988 e del 1998), il Consiglio d’Europa attraverso la “Carta europea delle lingue regionali o minoritarie” (1992) e l’ONU con la Convenzione sui Diritti delle Persone con Disabilità (2006) hanno invitato gli Stati a “promuovere e diffondere la lingua dei segni”.

L’Italia, però, non ha ancora provveduto: una proposta in tal senso è ferma in Senato dal 2008. Alcune Regioni , come il Piemonte e la Sicilia, si sono mosse autonomamente riconoscendo la lingua dei segni come lingua non territoriale propria della comunità dei non udenti.

Essa, infatti, non è né una mimica, né un codice, né un alfabeto manuale, né un supporto all’espressione della lingua parlata, ma una vera e propria lingua con regole grammaticali, sintattiche, morfologiche e lessicali, che si è evoluto naturalmente, assumendo anche variazioni in base allo spazio (i “dialetti”).

Inoltre costituisce una forma di integrazione sociale e di trasmissione culturale per i non udenti, favorendo, anche con supporti tecnici e informatici, la loro partecipazione alla vita collettiva, nell’istruzione scolastica e nei rapporti con le amministrazioni pubbliche, consente al bambino sordo di sviluppare abilità linguistiche e intellettive prima dell’acquisizione della lingua parlata e permette di esprimersi anche in quei luoghi dove le condizioni esterne (ad esempio luce soffusa) non permettono un altro tipo di comunicazione.

“Il mio Progetto di Legge – ha concluso l’azzurro – vuole introdurre, anche in Emilia-Romagna, il riconoscimento del linguaggio dei segni ma non solo: esso istituisce, concordandole con le associazioni che si occupano della tutela dei non udenti, un Programma contenente l’abbattimento delle barriere che ancora sussistono nelle Pubbliche Amministrazioni, nella scuola, sul lavoro e nella vita quotidiana, e che generano discriminazione.”

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