Comunicare con chi non vede e non sente: una sfida possibile

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Non esiste un approccio unico per poter comunicare con queste persone. La Lega del Filo d’Oro sviluppa per ciascun utente un percorso personalizzato, che passa dalla diagnosi alla riabilitazione, tramite soprattutto la ricerca di diversi metodi di comunicazione

attivit_-laboratorio-150x124Il linguaggio va oltre le parole. E’ dunque possibile riuscire a stabilire una comunicazione con gli altri e la realtà circostante anche in presenza di patologie come la sordocecità o le pluriminorazioni psicosensoriali? La risposta è sì, e ne sono convinti i medici, esperti ed operatori della Lega del Filo d’Oro. “Non esiste un approccio unico per poter comunicare con queste persone – spiegano -, ma è necessario trovare, di volta in volta, la forma più adeguata di linguaggio al fine di penetrare quel muro fatto di buio e silenzio in cui vivono le persone sordo cieche”.

Un importante punto di partenza è rappresentato dalla comunicazione comportamentale che sfrutta i movimento del corpo, i gesti spontanei e le espressioni del viso. Questo tipo di “linguaggio” però viene compreso solo dalle persone che conoscono bene sia chi lo utilizza sia il significato del suo comportamento. Inoltre, questa forma di comunicazione serve per esprimere solo pochi bisogni.

Una seconda forma di linguaggio adottato presso i Centri della Lega del Filo d’Oro è la comunicazione oggettuale che si basa sulla rappresentazione di azioni o situazioni attraverso gli oggetti e può essere utilizzata dalla persone con serie difficoltà di vista (ma non del tutto cieche) o con difficoltà di apprendimento.

Sempre chi presenta un residuo visivo può apprendere un sistema di comunicazione basato sul riconoscimento delle immagini: si tratta della comunicazione pittografica dove lo scambio delle immagini avviene utilizzando dei cartellini disegnati che rappresentano oggetti, azioni o situazioni rilevanti.

Uno dei metodi più utilizzato per le persone non vedenti è costituito dal sistema di lettura e scrittura Braille. Si tratta di una serie di puntini a rilievo che corrispondono alle lettere dell’alfabeto. La lettura viene effettuata di solito dall’indice destro, seguito da quello sinistro che ha principalmente compiti orientativi nell’individuazione delle righe.

Esiste poi una comunicazione specifica, generalmente utilizzata dalle persone sorde: si tratta della Lis ovvero la Lingua dei segni italiana, una forma di linguaggio basata sull’utilizzo di gesti per esprimere parole o concetti che vengano però codificati in un vero e proprio linguaggio con una propria grammatica e una propria sintassi. Questa comunicazione permette di esprimere parole, azioni, concetti, ma anche emozioni e sentimenti mediante precisi segni con le mani, le dita e con le espressioni del viso. Ovviamente per le persone nate sorde, che successivamente divengono cieche, questo sistema viene integrato con la Lis tattile che permette di “ascoltare” toccando le mani di chi “parla”.

Infine alla Lega del Filo d’Oro vengono adoperati altri due metodi di comunicazione: il Malossi e la Dattilogia. Con il primo sistema i sordociechi comunicano tra di loro e con gli altri attraverso la mano, toccando e pizzicando le varie parti di essa che corrispondono ad una precisa lettera dell’alfabeto. Questo metodo viene in genere utilizzato da coloro che hanno appreso il linguaggio verbale prima di diventare sordociechi. Mentre la Dattilogia si basa sulla possibilità di esprimere ciascuna lettera dell’alfabeto utilizzando esclusivamente i movimenti e le posizioni delle dita della mano.

(22 ottobre 2015)

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