Mare: per lavorare negli abissi arrivano robot amici uomo

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Robot in mare come nello spazio per arrivare lĂ  dove l’uomo ha difficoltĂ  ad operare: è il caso dei veicoli autonomi dotati di pinze capaci di interagire e ‘lavorare’ insieme. Spostano, sollevano, riposizionano cavi e tubi, in totale cooperazione, come esperti lavoratori.

(di Cristina Re) (ANSA) – GENOVA, 18 MAG

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E’ il progetto Maris, a cui lavorano alcune universitĂ  facenti parte dell’Isme, il Centro Interuniversitario di Ricerca sui Sistemi Integrati per l’Ambiente Marino, che raggruppa i laboratori delle UniversitĂ  italiane attive nell”oceanic engineering’ con sede e direzione a Genova. E’ una delle nuove frontiere nel campo delle tecnologie marine presentata a Genova, in occasione di ‘Oceans’15’, il piĂą importante evento scientifico internazionale in questo campo, quest’anno per la prima volta organizzato nel Mediterraneo.

Al centro congressi dei Magazzini del Cotone, nel porto antico di Genova, sono confluiti da tutto il mondo, in particolare Cina e Stati Uniti, piĂą di 700 ricercatori del mondo accademico e industriale. Fino a giovedì 21 maggio affrontano temi che vanno dall’oceanografia alla sicurezza della navigazione, dall’ambiente marino costiero alla robotica, dalla gestione delle risorse e la produzione di energia “verde” all’architettura navale e alla strumentazione elettronica.

Libero ingresso per il pubblico all’area espositiva dove sono presenti 60 aziende, 15 delle quali italiane, e alle due navi ormeggiate alla banchina antistante i magazzini del cotone: l’unitĂ  idrografica Aretusa della Marina Militare Italiana e la nave oceanografica Leonardo del Centro per la Ricerca marittima e la Sperimentazione (Cmre) della Nato con sede alla Spezia. Molte le curiositĂ  anche per il profano.

C’è il robot ‘amico’ del subacqueo: si chiama Caddy ed è in grado di interpretare il linguaggio dei segni usati dall’uomo sottacqua per capire se è in pericolo e di cosa ha bisogno. C’è la boa robotizzata che, agganciata ad una cima e lanciata in mare dalla nave in avaria, può comunicare con una boa gemella di cui viene dotato il rimorchiatore, in caso di impossibilitĂ  di intervento umano.

Ci sono i veicoli autonomi siluriformi che possono spostarsi in vaste aree per raccogliere dati (temperature, parametri biologici, acustici). Possono spostarsi in acque molto basse e rilevare dati sull’erosione delle coste, oppure essere utilizzati a scopi antintrusione per la sicurezza dei porti. O ancora per far brillare le mine nei fondali marini. Vengono in questo caso lanciati da un mezzo di superficie e, usati ‘a perdere’, nel gergo degli esperti ‘suicidati’.

Alcuni di questi veicoli autonomi sottomarini, i ‘glider’ rimarranno in funzione durante l’evento per un tutorial e per una sperimentazione scientifica in real time nel Mar Ligure per la raccolta di dati oceanografici che vengono condivisi nello stand del Cmre con i visitatori. (ANSA)

http://www5.ansa.it/

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