”Diamo un segno. Per una storia della sordità”, domani a Cosenza la presentazione del libro di Donata Chiricò

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”Diamo un segno. Per una storia della sordità”, domani a Cosenza la presentazione del libro di Donata ChiricòIl libro sarà presentato domani alle 18:30 presso la Libreria Ubik di Cosenza. Con l’autrice, Donata Chiricò, dialogheranno Vincenza Costantino (insegnante, esperta di pedagogia e teatro) e Assunta Morrone (dirigente scolastico e scrittrice); coordinerà la giornalista Carla Monaco

Laura Mazza

Donata Chiricò è docente di Etica della Comunicazione presso l’Università della Calabria. Si occupa di storia culturale della sordità e dell’influenza della funzione uditiva nella costituzione del linguaggio e dell’autocoscienza. E’ traduttrice di lingua francese ed autrice dello spettacolo teatrale dedicato ad Alda Merini, ”Fermata non richiesta”. Il suo libro vuole rivendicare l’importanza della LIS, Lingua Italiana dei Segni, in quanto lingua vera e propria, e vuole allontanare l’abitudine ormai ricorrente di classificare i sordi come ”esseri umani nati con un difetto di fabbrica”. L’autrice è da sempre impegnata in prima persona in questo progetto, come si può evincere dal fatto che, dopo numerose ”lotte”, è riuscita a tenere dei seminari durante i quali, anche grazie alla presenza dell’interprete LIS Alessia Mendicino, gli studenti hanno potuto apprendere, oltre alla teoria, anche alcune parole e frasi in LIS.

”La sordità è la disabilità sensoriale dalla storia filosofica antichissima. Se ne trova una trattazione già in Aristotele. E’ quest’ultimo che spiega che essa produce mutismo solo perché la produzione di linguaggio verbale dipende dal buon funzionamento dell’udito. Malgrado il fatto che non vi fosse nel testo di Aristotele nulla che inducesse a ritenere i sordi una variante dannata della specie umana, la nostra cultura ha destinato a questi ultimi un destino di esclusione e normalizzazione. Concentrati per secoli a guardare la sordità a partire dal nostro punto di vista di udenti-parlanti maggioritari e dominanti, essa è diventata solo una disabilità da correggere.

Eppure in un certo senso non è una disabilità. In realtà, essa è anche e soprattutto una condizione che genera una lingua ”straniera” rispetto ad una qualunque delle lingue verbali che sono parlate sul pianeta. Insomma, un sordo non è un ”malato” più di quanto un parlante italiano nativo non lo sia rispetto agli innumerevoli parlanti cinesi che vivono sulla terra. Tuttavia, quando nasce un bambino sordo, questi diventa prima di tutto un paziente. Non si tratta certo di negare il fondamentale contributo che in questo campo viene dalla medicina. Si tratta, invece, di mettere in evidenza che non possiamo rimandare oltre la nascita di una convergenza di azioni tra studiosi del linguaggio e della sordità e medicina.

Prima di tutto è importante sapere che laddove nella storia si è espressa una reale emancipazione dei sordi, questo è successo grazie al fatto che essi sono stati messi nelle condizioni di poter studiare e utilizzare la loro lingua e contestualmente apprendere la pronuncia di parole. Questo è accaduto a metà del Settecento con la nascita a Parigi della prima scuola bilingue (segni e parole) per sordi. Si tratta di una circostanza straordinaria per la storia di ogni pedagogia che non voglia essere normalizzazione, una circostanza luminosa a cui purtroppo sono seguite tantissime circostanze oscure che determinano anche il nostro presente. In un momento in cui l’Italia attende che il Parlamento approvi una legge sul riconoscimento della lingua dei segni, Diamo un segno intende attirare l’attenzione sul fatto che se contestualmente non si immagina anche una pedagogia che vada in quella direzione, tale legge rischierà di essere solo un omaggio al politicamente corretto”.

http://www.quicosenza.it

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