Teatro e disabilità: “Amalia e Basta” in scena a Firenze

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Un soggetto intrigante e poco frequentato (l’ipoacusia), sviluppato con toni di verità ed una partecipazione emotiva che rivela una sorprendente, simpatetica contiguità col tema trattato, attraverso un’apprezzabile modulazione dei diversi registri verbali. (Giuria Premio”Sipario-Autori Italiani”)

Amaliaebasta-foto di Simona Fossi

Lo sguardo stereotipato sulla disabilità genera talvolta stigma, causando forme di auto-esclusione. Un racconto teatrale pieno di situazioni sceniche tra il comico e l’imbarazzante (Giuria Premio”Teatro e disabilità”)

Sabato 1 marzo alle ore 21, nella Stagione di Prosa 2014-’15 del Teatro Cantiere Florida, all’interno del Focus Traversar Confini, va in scena la nuova drammaturgia: data unica a Firenze per “AMALIA E BASTA”, testo, regia e interpretazione di Silvia Zoffoli.

Vincitore del 1° premio Monologhi del prestigioso concorso drammaturgicoSipario-Autori Italiani, del 1° premio Testo Teatrale InediTO Colline di Torino e del  2° premio Teatro e disabilità, lo spettacolo racconta la storia di una giovane donna e il suo percorso di accettazione di sé.

 

Amalia lavora come hostess di museo. Una giornata che le sembra non passare mai è occasione per ripercorrere le tappe fondamentali della sua vita, quella di una ragazza come tante, che però non è come le altre: Amalia, infatti, è sorda dalla nascita. Disabilità “invisibile”, con risvolti talvolta tragicomici, la sordità è per lei una diversità con la quale confrontarsi non solo rispetto agli udenti, ma anche rispetto agli altri sordi, e soprattutto un’occasione per fare i conti con la propria identità di persona, per riuscire infine ad accettarsi per quella che è: Amalia e basta. Al centro dello spettacolo c’è la sua interiorità, il suo rapporto con gli altri, l’amore, le amicizie, lo studio, il lavoro, la presa di coscienza dei propri limiti e delle proprie potenzialità come individuo e nella società.

 (…) Quello che ho voluto sottolineare è il valore dell’unicità della persona, che non è riducibile ad un solo ‘aggettivo’. Amalia non ama andare in giro con il “libretto delle istruzioni”, eppure è lei la prima a voler cercare una definizione univoca di se stessa e degli altri, la cerca e al tempo stesso la rifugge, vorrebbe appartenere ad un gruppo in cui trovare i propri simili, eppure sente gli altri ostili. La sua ironia e fresca leggerezza, in realtà, sono il risultato di un percorso di crescita personale non certamente facile che vede la sua catarsi nell’accettazione della fragilità. Se si vuole, questo vale per la sordità come per qualunque altra condizione dell’essere umano: accettarsi ed essere accettati per quelli che si è significa vivere una contraddizione costante fra la ricerca di un’identità precisa e l’insoddisfazione nel non trovarne mai una univoca. Probabilmente c’è un po’ di Amalia in ognuno di noi.(…) . (Silvia Zoffoli)

http://www.teatroflorida.it/spettacoli-firenze/amalia-e-basta/

Elena Vinci
Associazione Culturale Falesia Attiva
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