Lucca. Giulio Del Fiorentino anima e cuore di Noi Tv

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di silvia toniolo

Quando hai una vocazione e hai anche il coraggio di seguirla fino al punto di farla diventare una scelta di vita, allora arrivi dritto alla mèta. Ovviamente se in aiuto vengono, come sempre, un po’ di fortuna e una giusta combinazione di incontri. E’ il caso di Giulio Del Fiorentino, 42 anni,  direttore dell’emittente televisiva NoiTv da luglio 2012. Scelta di vita che è, nel suo caso, la professione giornalistica. Tosto e determinato, con una passione smisurata per la sua carriera, Del Fiorentino racconta con orgoglio il suo percorso che lo ha portato a cogliere al volo la sfida che attualmente si trova ad affrontare, nel generale contesto di crisi dell’emittenza locale.

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Quando è iniziato il suo approccio con il giornalismo e quando ha sentito che doveva essere la sua strada?

Ho sempre voluto fare questo mestiere. Alle medie compravo la gazzetta dello sport e già mi interessavo di tutto. La mia vera vocazione era inizialmente rivolta alla carta stampata, così, all’età di vent’anni, su consiglio di Paolo Mandoli, bussai alla Nazione. Nel frattempo studiavo all’università, avevo scelto l’Isef. Appena entrato in redazione mi misero a fare tabellini di partite giovanili e, solo dopo quattro mesi, scrissi il mio primo pezzo di sport. Nel frattempo era nata un’amicizia con Aldo Grandi che ho conosciuto in palestra dove facevo l’istruttore. Un incontro che in seguito si è rivelato determinante.

A quando la svolta?

Nel ’94 andai a fare il militare a Pisa e, quando tornai, ero convinto che non volevo più fare il professore di ginnastica, ma che volevo dedicarmi interamente al giornalismo. Così, rientrai alla Nazione come corrispondente dalla Piana di Lucca. Aldo era il mio capopagina…E’ stata una buona palestra. Mi ha insegnato a buttarmi nella notizia.

Un insegnamento tosto e una chiacchierata…

Si, dopo un anno e mezzo di gavetta, nel quale cominciai ad occuparmi anche di politica, parlai con Aldo e gli chiesi se avevo gli strumenti per farcela. Lui credeva in me e mi ha consigliato di inseguire il mio sogno. Da quel momento spesi anima e corpo in questo lavoro. Seguivo la cronaca e il fine settimana le partite. Così, quattro anni dopo il militare, a fine anno 2000, ebbi il primo contratto a termine con la Nazione.

Le tempistiche non erano diverse da ora…

Non è mai stato facile inserirsi in questo settore. Tra l’altro non  avevo neanche i requisiti per averlo, quel contratto…Era obbligatorio  avere la tessera di pubblicista, ma non avevo conservato i pezzi scritti negli anni. E’ stata una telefonata tosta da parte di Grandi all’ ordine dei giornalisti a farmi ottenere la tessera.

Com’ è avvenuto il passaggio  alla televisione?

Per caso, durante un episodio di nera, un omicidio lucchese, sul posto c’era anche NoiTv. Mi hanno chiesto di provare da loro e per sei mesi ho collaborato parzialmente, impegnandomi anche per la Nazione. Poi, nel 2001, feci un colloquio con il gruppo Marcucci,  mi proposero di lavorare a tempo pieno, inizialmente occupandomi in pianta stabile della Lucchese. Accettai e divenni fin da subito vice caporedattore, dal 2005 sono corrispondente Ansa per Lucca e dall’anno scorso direttore.

Una sfida non da poco in un contesto di piena crisi…e voi ne avete risentito parecchio. Siete rimasti in pochi…

 Abbiamo dovuto lottare con una ristrutturazione necessaria, imprescindibile. E’ stato difficile,  ma ci siamo dati degli obiettivi con un piano industriale ed editoriale chiari. Abbiamo una risposta buona dal pubblico e continuiamo a guardare al futuro.

Cosa serve per riaffermare il ruolo della tv locale?

Noi puntiamo sulla forza di riuscire ad essere sempre uguali a noi stessi. Abbiamo alle spalle editori illuminanti che non ci hanno mai imposto di favorire alcun partito politico. Siamo liberi e abbiamo deciso sempre in maniera collegiale.

Qual è il vostro punto di forza?

 La verifica delle notizie e la correttezza di quello che mandiamo in onda. Ci buttiamo nella notizia, con un occhio sempre al sociale. Non ci vogliamo svendere.

A proposito di sociale, ha avuto esito positivo in questi giorni un progetto rivolto ai non udenti, di cosa si tratta?

 E’ un progetto condiviso  con  l’associazione dei non udenti Ens, che lo ha presentato alla Fondazione Cassa di Risparmio, e proprio in questi giorni è stato accolto positivamente e con grande apprezzamento dal presidente Arturo Lattanzi. D’ora in poi dunque faremo tutti i giorni un tg tradotto nel linguaggio dei segni. E’ un passo importante perché ci pone all’avanguardia, a livello nazionale non lo fa nessuno.

Cosa ne pensa dei finanziamenti statali all’attività editoriale?

Sono favorevole, ma non condivido il finanziamento pubblico a giornali di partito. E comunque sia, anche con i contributi, di certo non ti fai ricco in questo settore.

Il digitale terrestre ha aggravato la situazione?

 Se si pensa che per coprire la Garfagnana servono 12 ripetitori… anche con i contributi statali sarebbero comunque delle grosse spese.

Qual è quindi la vera partita da giocare?

Se la tv locale ha un valore sociale, allora ci dovrebbero essere sostegni superiori, questo è il punto. Da qui passa la sperimentazione di tante innovazioni nazionali. Noi ne siamo un esempio: dal 2003 sfruttiamo la rete internet per il trasferimento delle immagini, dal 2005 abbiamo il sito internet per le notizie. Le tv locali devono abbattere i costi ed entrare in un modello che è fare notizia  Sopravvivranno quelle tv che riusciranno a giocare la partita. Si deve puntare la tv sul tg. Noi ne siamo stati i precursori e poi ci hanno seguito tutte le tv locali. Abbiamo un editore lungimirante in questo.

http://www.lagazzettadilucca.it

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