Rimini, frode ai sordi con protesi. In quattro a processo

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Rimini, 14 dicembre 2019 – Per ventuno imputati è finito un incubo, legato alla maxi inchiesta di frode con protesi per sordi. Sono stati assolti, ieri mattina dal giudice delle udienze preliminari, Vinicio Cantarini, dall’accusa di frode nelle pubbliche forniture. Tra questi figura proprio l’ex primario di Otorino dell’ospedale “Infermi”, Vincenzo Calabrese (difeso dall’avvocato Filippo Airaudo) che è stato prosciolto proprio dall’accusa di frode nelle pubbliche forniture “perché il fatto non sussiste”. Prescritto, invece, l’altro capo di imputazione a suo carico, quello di falsità ideologica commessa da pubblico ufficiale. Per lui, anni fa, la pubblica accusa aveva addirittura richiesto la misura detentiva, misura che, invece, non gli era stata applicata. Per Calabrese, attualmente primario di Otorino a Ragusa, si è concluso un vero e proprio calvario giudiziario.

“Questo proscioglimento riabilita completamente il mio cliente”, commenta l’avvocato Airaudo. Ma quattro dei venticinque imputati, invece, finiranno a processo. Si tratta di Daniele Farneti (difeso dall’avvocato Luca Greco), medico all’epoca dei fatti responsabile del servizio di Audiologia e foniatria dell’unità operativa di Otorinolaringoiatra di Rimini, di Marina Folloni (difesa dall’avvocato Piero Gualtieri), dirigente dell’unità operativa “Attività amministrative territoriali dell’Ausl, ufficio preposto all’attribuzione della liquidità a carico del servizio socio sanitario nazionale delle fatture presentate dalle ditte di audioprotesi per il rimborso e di due rappresentanti legali di due aziende, il bolognese Andrea Costa e Davide Zorzi. I quattro, che devono sempre rispondere di frode in pubbliche forniture, compariranno a processo il prossimo 14 settembre.

L’indagine era partita nel 2012 e nasceva come un controllo di routine della spesa pubblica. Era stata la stessa Azienda Ausl a presentare un esposto in Procura nei confronti di quello che, all’epoca, era il suo primario di Otorino, in realtà per il suo comportamento con un paziente. La Guardia di Finanza, che era stata delegata alle indagini, aveva però approfondito ed erano emersi dei problemi legati alle protesi acustiche prescritte proprio in quel reparto. O meglio, problemi legati ai pagamenti delle stesse per gli ultimi tre anni e mezzo. Dalle casse dell’Ausl sarebbe uscito un milione e mezzo per queste protesi, liquidate dagli uffici amministrativi benché prive della documentazione che ne comprovasse la reale necessità. Così erano stati iscritti nel registro degli indagati ben venticinque persone tra medici, cinque dipendenti amministrativi e numerosi rappresentanti di altrettante note aziende del settore.
Ma per 21 anni di loro è arrivata l’assoluzione mentre in quattro dovranno rispondere davanti al tribunale collegiale.

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