Mestre, rapinò una sordomuta: condannato a quattro anni

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MESTRE. Le 12 di un giorno di metà gennaio scorso, sottopasso di via Dante, ovvero il collegamento tra Mestre e Marghera. È qui che era avvenuta la rapina a una 44enne sordomuta, nell’indifferenza generale dei passanti. Una coppia di nigeriani ventenni (inizialmente le indagini erano scattate per tre persone, poi per una era stata chiesta l’archiviazione) aveva strappato di mano alla donna lo smartphone, unico strumento che le consente di comunicare.

Per quell’episodio, mercoledì  mattina è arrivata in Tribunale la condanna di Roland Godspower, 23 anni, difeso dall’avvocato Giuseppe Brollo: 4 anni e 3 mesi di reclusione per rapina aggravata e lesioni. Così ha deciso il tribunale collegiale presieduto da Stefano Manduzio, accogliendo la richiesta di condanna presentata dalla pubblico ministero Carlotta Franceschetti, titolare del fascicolo.

Nella ricostruzione dell’accusa, la pubblico ministero aveva evidenziato come Roland Godspower, in concorso con John Boniface, 19 anni, (già condannato la scorsa settimana) aveva strappato di malo il cellulare di marca Wiko alla donna, la quale però si era messa all’inseguimento del gruppetto per farsi ridare lo smartphone. Nessuna delle persone che si trivavano a transitare lungo il sottopasso ciclopedonale in quel momento erano intervenute. I due nigeriani l’avevano spinta fino a farla cadere a terra, colpendola con alcuni calci e poi strappandole la borsetta nella quale c’erano 20 euro. La caduta aveva provocato alla 44enne non udente un trauma alla regione cervicale che si era diffuso alla spalla e un ematoma al polpaccio per otto giorni di prognosi.

La scorsa settimana, come detto, era stata definita davanti al giudice per l’udienza preliminare la posizione dell’altro imputato, John Boniface, che aveva deciso di optare per un rito alternativo, evitando il dibattimento in aula. La condanna era stata di 2 anni e 10 mesi. Sia Roland Godspower che Boniface si trovano tuttora reclusi nel carcere di Santa Maria Maggiore.

La posizione di Julius Godspower, 24 anni, inizialmente indagato, era stata archiviata tenuto conto della sua «presenza passiva», così l’aveva definita il giudice

per le indagini preliminari, sul luogo della rapina. In seguito all’episodio, in ogni caso, a Julius Godspower la Prefettura aveva revocato l’accoglienza. Per chiedere maggior sicurezza nel sottopasso era stata organizzata anche una manifestazione.

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