Protesta dei sordomuti «sfrattati»: «Rivogliamo la nostra palestra»

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Un anno fa il Comune di Torino «sfrattò» i membri del Gruppo Sportivo Sordi e dell’Ente Nazionale Sordomuti dalla palestra di corso Francia per le spese erano insostenibili. Allora fu pubblicato un bando ma oggi non si sa nulla né dell’aggiudicazione né della possibile riapertura della palestra

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«Il Comune è più sordo di noi». Una trentina di sordomuti protesta a Palazzo Civico, sotto la statua del Conte Verde. Fanno tutti parte del Gruppo Sportivo Sordi e dell’Ente Nazionale Sordomuti e protestano per la mancata riapertura della palestra situata in Corso Francia, dove fino ad un anno e mezzo fa, in 120 circa si allenavano.

I sordomuti di Torino rivogliono la loro palestra
I sordomuti di Torino rivogliono la loro palestra

«Rivogliamo la palestra»
Il portavoce dell’ente Federico Paria spiega la vicenda e le motivazioni che hanno spinto quelle trenta persone a protestare: «Ma non solo perché nella palestra facevamo attività culturali e teatrali che ora non possiamo più fare. Non abbiamo mai chiesto nulla al Comune, ci siamo sempre occupati a nostre spese della manutenzione dello stabile. Abbiamo continuato a fare le nostre attività in altri spazi, ma ora non ce la facciamo più a sostenere i costi. Rivogliamo la nostra palestra».

Cos’è successo?
Lo stabile in questione era stato concesso gratuitamente alla Circoscrizione Tre per poi passare sotto la gestione dell’Ufficio del Patrimonio del Comune di Torino. Questi inizialmente aveva provveduto a rinnovare la concessione gratuita per poi, però, procedere allo «sfratto» del Gruppo Sportivo e indire un bando da 30.000 euro all’anno per la presa in carica della palestra. Per il Comune il mantenimento dello stabile non era più sostenibile, soprattutto per i 12mila euro di riscaldamento. È, però, passato un anno e ancora non si hanno notizie in merito al bando né alla possibile riapertura della palestra. Il Consigliere Giuseppe Sbriglio chiede al sindaco Fassino delle delucidazioni: «La mancanza di fondi e la carenza di bandi per lo svolgimento di attività sportive in città impediscono di fatto al Gruppo Sportivo di praticare sport anche all’interno di strutture diverse dalla palestra Prinotti. Il Comune non ha tenuto conto della finalità sociale della palestra: l’affitto dei locali è troppo alto e nessuno li affitterà mai se non si trova una soluzione alternativà».

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