‘Mio figlio disabile lasciato solo’

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Allibita, allucinata, arrabbiata. Così si definisce Orietta Vaccarini, mamma di Gabriele, dopo aver letto una lettera firmata dal presidente della Provincia Carlo Vezzini in cui si mettono fortemente in dubbio gli stanziamenti per l’assistenza ad personam di alunni disabili come suo figlio che frequentano le scuole superiori.

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Orietta Vaccarini e il figlio Gabriele con la lettera della Provincia

E Gabriele, 19 anni, di assistenza è bisognoso nel modo più assoluto visto che è sordomuto ed affetto da tetraparesi spastica e distonica senza contare altri grossi problemi di salute che lo affliggono.
Mamma Orietta è letteralmente imbufalita. «Dire che sono allibita dopo aver letto la lettera della Provincia è troppo poco. I nostri figli hanno diritto alla scuola. Scuola che negli ultimi cinque anni ha subito tagli pazzeschi, con le istituzioni che si rimpallano reciprocamente la responsabilità e chi ci rimette sono i ragazzi disabili come mio figlio. È una vergogna. Come ci si può ridurre in questa situazione? Mi chiedo dove siano i nostri politici».
A Ferragosto, ad un mese dall’inizio del nuovo anno scolastico, la famiglia di Gabriele brancola nel buio. «Tutto tace. Ai primi del mese scorso ho avuto un incontro con l’assistente sociale e con una funzionaria dell’Asl per vedere il da farsi riguardo al problema dell’assistenza ad personam ma dopo di allora non ho sentito più nessuno. Né qualcuno mi ha avvertito dal Comune che mi sarebbe arrivata la lettera del presidente della Provincia. Non so di che morte moriremo. Non so se l’assistenza ad personam ci sarà o no e se non ci sarà più che cosa farò a settembre? Non manderò più Gabriele a scuola? Forse il mio Comune una pezza la metterà ma immagino quanto e come riuscirà a farlo visto che come sono messe male le finanze di tutti Comuni. Questa è l’Italia, l’Italia che accoglie chiunque e spende milioni di euro per loro e poi taglia i fondi per i disabili come mio figlio. Il mio non è un discorso razzista, si badi bene. Vorrei solo che ci fosse equità. Se c’è da dare, si dia a tutti. Invece noi ci ritroviamo senza più rimborsi per il trasporto a scuola dei nostri figli disabili con mezzi nostri, con sole tre ore settimanali di insegnanti di sostegno, nominati due mesi dopo l’inizio della scuola, e adesso con il punto interrogativo sull’assistenza ad personam. Ditemi voi se una persona non ce la deve avere con questo Stato che di fatto ci ignora. A questo punto, se non avrò un riscontro positivo non pagherò più le tasse».

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