Lutto in Ateneo. È scomparso il prof. Raffaele Poggeschi

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È venuto a mancare Raffaele Poggeschi, allievo di Enrico Redenti e dunque membro a pieno titolo della prestigiossisima scuola processualcivilistica bolognese.

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Già assistente volontario, seguendo le consuete tappe del cursus honorum accademico dell’epoca, divenne – in concomitanza con il rientro a Bologna da Modena di Tito Carnacini, a sua volta allievo di Enrico Redenti – assistente ordinario. Conseguì la libera docenza nel 1956, l’anno della Crisi di Suez. Presso la Facoltà di Giurisprudenza dell’Università di Bologna insegnò Istituzioni di diritto processuale e Diritto fallimentare, un corso che per lungo tempo si è identificato, nell’Ateneo bolognese, con il suo magistero e che, diventato ordinario, tenne fino al pensionamento nel 1997. Seppe coniugare la riflessione teorica e l’impegno pratico, dedicandosi anche all’esercizio della professione forense. Fu, dunque, anche affermato avvocato e consigliere dell’ordine (dal 1978 al 1985), nonché, per anzianità d’iscrizione, decano del foro bolognese.

Molto impegnato nella società civile e nella vita cittadina, fu consigliere onorario, ed anche priore presidente, del Monte dei Matrimoni, antica e prestigiosa istituzione bolognese, fondata nel 1583, sotto il pontificato di Gregorio XIII, con finalità di previdenza per la famiglia e i giovani. Fervente cattolico e filantropo, ricoprì anche la carica di Presidente della Fondazione delle sordomute povere (già Pio Istituto Sordomute Povere di Bologna, anch’esso, come il Monte dei Matrimoni, antica istituzione cittadina, le cui origini rimontano al 1845 e alla benefiche iniziative del sacerdote Pietro Buffetti). Raffaele Poggeschi fu anche vice presidente della Banca del Monte di Bologna e Ravenna. Fu inoltre a lungo membro del Consiglio di amministrazione della Fondazione Cassa di Risparmio di Bologna.

L’intenso impegno civile non lo distolse dalla passione per ricerca: fu autore di molti lavori monografici importanti e di ampio respiro. I colleghi della Facoltà di Giurisprudenza che hanno avuto occasione di conoscerlo sono soliti ricordarne l’affabilità, la bonomia, l’esemplare correttezza: il suo atteggiamento sempre inclusivo e propenso al dialogo ha sempre costituito un esempio da seguire. Il suo impegno nell’università, nella professione e nella società civile – e, vorrei aggiungere, il suo sorriso e la sua arguzia – non potranno che continuare a costituire, per tutti noi, un ricordo luminoso e indelebile.

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