Centovetrine, Giusi Cataldo: “La mia forza? l’handicap dei miei genitori non udenti”

0
6.411 Numero visite

Vittorio Gassman, Gigi Proietti e Giorgio Strehler sono stati i suoi maestri a teatro, Mario Monicelli e Carlo Verdone i nomi che l’hanno lanciata, giovanissima, nel mondo del cinema, L; Vanta un curriculum da fare invidia, la bella Giusi Cataldo, palermitana classe 1961.

Da 

Giusi-Cataldo-600x350

 

Ennesima conf erma di quanto ce ricopre il ruolo di Matilda Herrera-Diaz, mamma di Jacopo e Viola Castelli, nonché amante di Ettore Ferri, dia da gà sempre importanza alla preparazione mg dei suoi protagonisti. Una preparazione, soprattutto nel caso della Cataldo, che ^ nasce da anni e anni di studio e spettacoli, Il sia sul paico sia dietro I le quinte. Sì perché, Giusi, mamma di un bimbo di sette anni, ha dato tutta la sua vita per questo mestiere e per la creatività, coltivata a causa di una CentoVetrine, dove dal 2011 l’attrivicenda personale molto delicata…

«Sono diventata attrice, grazie agli insegnamenti del mio papà, che adesso purtroppo non c’è più», spiega la Cataldo. Lui era sordo, così come la mia mamma, e, a causa di questo suo handicap, aveva imparato a osservare attentamente le cose e le persone insegnandomi nel tempo a fare una cosa molto importante: spegnere “il volume delle persone” e guardare al di là delle parole, capire attraverso i loro gesti la loro vera natura e ciò che vogliono comunicare realmente. E questo che ogni attore dovrebbe imparare a fare per interpretare bene i suoi personaggi: guardare al di là delle parole», spiega. «Devo cucinare bene le polpette» Com’è stato crescere con due genitori non udenti?

«Io e mio fratello siamo dovuti crescere molto in fretta. Si può dire che io non sia mai stata bambina. Durante la mia infanzia dovevo essere grande, rispondere al telefono, sentire ogni cosa. Anche la mia casa era diversa, piena di campanelli che si accendevano. Mio figlio ha sette anni e fa la vita di un bambino di sette anni, cosa che non ho potuto fare io. Mi sto rifacendo adesso, e infatti mi diverto come una bambina piccola». Hai affrontato momenti difficili? «Molti, perché i bambini sono crudeli e io a volte venivo emarginata per via della mia situazione…».

Dalla quale, però, hai saputo trarre il meglio anche dal punto di vista professionale essendo oggi, tra l’altro, una brava regista di spettacoli per persone non udenti… «Sì, ho scritto varie storie per le persone non udenti e un progetto di favole animate attraverso la lingua dei segni. Si tratta di uno spettacolo per tutti, adatto non solo ai bambini non udenti». Tornando a CentoVetrine, come sei approdata lì dopo tanto teatro? «Attraverso alcuni provini che alla fine hanno convinto Daniele Camacina (il produttore della soap, ndr) ad affidarmi il ruolo di Matilda. Questo è il mio lavoro, non ci sono confini tra la soap e il teatro, il lavoro è il mio pane e io vivo di questo. Il nostro mestiere, soprattutto in un momento difficile come quello che stiamo attraversando, è molto complicato, non va mai trascurato, bisogna essere sempre pronti a cogliere le occasioni e CentoVetrine per me lo è stata». Ti sei trovata bene con il resto del cast? «Tantissimo e ho imparato ad amare Torino.

Quando iniziai nel 2011 mi trasferii per molto a tempo a Torino con il mio bambino che allora era piccolo e mi trovai davvero bene. E una città bellissima, che offre molte cosa da fare e ci torno sempre volentieri». Che cosa significa per un’attrice impegnata come te essere anche una mamma separata? «Significa essere sempre in pista e vivere al cardiopalma. Devo essere, in quanto attrice, sempre carina e presente, e allo stesso tempo devo sapere cucinare bene le polpette e sapere stare vicino a mio figlio. È tutto così difficile…». «È stato un vero spasso…» Quando hai deciso di diventare attrice? «Molto presto, e non è stato per niente semplice per me. Io vivevo a Palermo con la mia famiglia. Decidere di intraprendere la carriera di attrice ha significato lasciare i miei genitori per trasferirmi a Roma». Alla scuola di Gigi Proietti? «Esatto, e poi con Vittorio Gassmann». Chi tra questi “maestri” ti ha dato di più?

«Ognuno mi ha lasciato qualcosa a modo suo, un po’ meno Giorgio Strehler, ma semplicemente perché con lui ho lavorato poco. Mi sono fornata con Proietti, un attore davvero completo, ma l’esperienza più forte è stata con Gassmann. Lui era davvero unico, sia nei modi di fare, sia di parlare…». E poi ci sono Carlo Verdone e Mario Monicelli… «Sì, con loro ho avuto le prime esperienze al cinema e non è stato davvero poco. Ricordo ancora Verdone in Compagni di scuola: è stato un vero spasso».

http://mentiinformatiche.com/

Newsletter