Brescia. Visita all’Audiofonetica: «Più dignità per tutti»

0
2.097 Numero visite

«Le istituzioni devono cercare di dare a tutti i cittadini quella dignità di vita che spetta a ciascun essere umano». Livia Narcisa Brassesco Pace, prefetto di Brescia, è intervenuta così nel corso della visita all’istituto Audiofonetico di Mompiano, sottolineando che «anche in un periodo in cui i fondi statali calano gli enti e le fondazioni devono prepararsi a trovare un parterre più ampio di finanziatori».

Il prefetto con una scolara
Il prefetto con una scolara

Il PREFETTO è stato accolto nella biblioteca dell’istituto da Pierpaolo Camadini, presidente della Fondazione bresciana per l’educazione intitolata a monsignor Giuseppe Cavalleri, dall’amministratore delegato del Gruppo Foppa, Giovanni Lodrini, dal direttore dell’Audiofonetica Lucio Vinetti e dai responsabili della scuola – istituto comprensivo dal 1974, che ospita dall’asilo nido alle scuole medie -, oltre che dalle Madri Canossiane che dal 1854 reggono la struttura.
Dallo scorso settembre la guida dell’istitutoè cambiata: toccherà alla Fondazione Cavalleri, costituita nel 2012 su iniziativa della Diocesi di Brescia e di altre associazioni di ispirazione religiosa, scrivere il futuro dell’Audiofonetica, affiancata ancora per tre anni dalle madri canossiane.
«Sarà un’evoluzione in senso laicale, ma senza tradire l’obiettivo di questa scuola, che pioneristicamente si è sempre dedicata all’integrazione dei non udenti nella società», ha rimarcato Camadini, notando che i circa cinquanta studenti sordi che frequentano l’istituto svolgono tutte le attività scolastiche senza problemi grazie a «un impianto pedagogico che valorizza le capacità di tutti gli alunni e si avvale di specialisti di prim’ordine».
IL CAMBIO alla guida dell’istituto si è reso necessario, secondo Lodrini, perché «c’erano una serie di problemi, anche economici, dovuti al fatto che qui l’organico è doppio rispetto alle altre scuole: ma è una struttura a cui guardano da tutta l’Italia e anche all’estero». Vinetti, tracciando una storia dell’istituto dalla sua fondazione ad oggi, ha evidenziato che «qui si mantiene il focus sui bisogni dei bambini sordi, ma inserendoli in un contesto di normalità: è un modello didattico particolare, che parte dalla relazione tra gli alunni e si basa soprattutto sugli aspetti comunicativi».
Anche per questo, nel 1997 è stato aperto l’asilo nido, con l’intento di agire in una fase della vita in cui il cervello è estremamente plastico, permettendo così ai bambini non udenti di ridurre le differenze con i loro coetanei.M.VEN

http://www.bresciaoggi.it/

Notizie via email