Un’opportunità nel disagio: i disabili

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La crisi occupazionale, si sa, ha colpito ogni settore e tutte le fasce d’età. Ma c’è una categoria che non risente solo della crisi, è penalizzata da sempre nell’inserimento lavorativo: i disabili hanno da tempo, nel nostro paese, difficoltà nel trovare un’occupazione.

di Anna Ilaria Tattoli

In Italia solo il 16%, quindi circa 300 mila individui delle persone con disabilità tra 15 i 74 anni, ha un’occupazione lavorativa, contro il 49% del totale della popolazione. I dati risultano ancora più allarmanti se paragonati agli altri stati nel mondo: in Zambia ad esempio, secondo ‘Il World report on disability’, i disabili occupati sono il 45,5%, mentre in Malawi il 42,3%.

Eppure la richiesta di lavoro, da parte dei diversamente abili, non ha affatto una bassa percentuale. Le ultime stime parlano di oltre 750.000 persone, iscritte al collocamento. La situazione appare insensata, se si pensa che inserendo le persone disabili nelle aziende, le stesse imprese potrebbero beneficiare di sgravi fiscali ed assumere la manodopera a costi decisamente più vantaggiosi. E, su una scala più vasta, ne trarrebbe un vantaggio anche il Pil: secondo l’Organizzazione internazionale per il lavoro, a livello globale, se si riuscisse a inserire pienamente queste risorse si potrebbe recuperare dall’1% al 7% . Invece, paradossalmente, i disabili rimangono a carico delle famiglie (a cui sono, peraltro, sono stati tagliati molti sussidi) e dello Stato, facendo aumentare i costi d’assistenza e gravando sull’economia nazionale.

Ci si chiede allora qual è la causa del difficile inserimento delle persone con disabilità, se è colpa del  sistema troppo arretrato, di una burocrazia opprimente e della mancanza di cultura nelle aziende. Abbiamo provato a chiarire la situazione con Elena Balestriero, project manager di Reatech Italia, fiera-evento per il mondo della disabilità.

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Gli avviamenti al lavoro sono stati circa 300 mila, mentre le persone disabili iscritte al collocamento sono circa 750 mila: è colpa del sistema statale di collocamento? Delle imprese?

Selezionare una risorsa appartenente alle categorie protette può essere estremamente complicato. Queste difficoltà possono essere legate ai cambiamenti normativi che regolano gli inserimenti in azienda oppure essere specifiche del settore di appartenenza dell’impresa o delle sue caratteristiche. Di sicuro, la legge sulle categorie protette va aggiornata, dicono le imprese. Lo rileva anche la nostra indagine da cui risulta che il 66,7% dei direttori di personale ritiene che la normativa legislativa sull’inserimento lavorativo delle persone appartenenti a categorie protette non è completa, aggiornata ed adeguata. Ma occorre anche fare molto di più per far crescere la cultura dell’inclusione nelle aziende. Durante Reatech Italia, dal 10 al 12 ottobre, presso Fieramilanocity (www.reatechitalia.it), vogliamo organizzare uno «sportello aziende»: un punto dove aziende medie e magari piccole possano chiarirsi le idee e farsi consigliare. Perché, al di là di ciò che dice la legge, la possibilità di inserire una o più categorie protette in azienda è un’opportunità per tutti.

Infatti lo stesso Francesco Conci, direttore esecutivo di Fiera Milano congressi ed organizzatore di Reatech Italia, ha dichiarato che «molte aziende tendono a considerare l’inserimento dei disabili come un onere da assolvere e non come un’opportunità»: perché le strutture non comprendono l’occasione offerta? E quali sono, nello specifico, i vantaggi che le aziende ne trarrebbero?

Visto il difficile periodo economico, le medie e piccole imprese, la maggior parte del nostro Paese, effettuano limitate assunzioni che ovviamente non vanno ad incrementare la computabilità per l’avviamento di disabili. Inoltre, la tendenza è quella, per ragioni economiche, di  avvalersi dell’esonero parziale, corrispondendo al Fondo Regionale l’importo di 11.184 euro all’anno per ogni invalido non assunto. Questo atteggiamento, invece, non si riscontra nelle 3.502 imprese sopra i 250 dipendenti che cercano di uniformarsi per quanto possono alla vigente legge. La   legge 68/1999 che regola l’obbligo d’assunzione delle categorie protette (invalidi civili e del lavoro, non vedenti e sordomuti) in effetti permette di sottrarsi all’obbligo alle sole aziende che dimostrino   certe condizioni: lavori pericolosi, faticosità della prestazione richiesta, attività lavorative ad alta   specializzazione tecnica. Fatto sta però che, nell’indagine Gidp, il 50% dei direttori del personale dice di usare l’esonero. Interpellati sulle ragioni della scelta di “svicolamento”, la maggioranza relativa (26%) sostiene che   è “più comodo pagare la cifra prevista che attivare l’iter di assunzione dei disabili”, e un altro 15%   che “comunque per l’azienda si tratta di un costo inferiore”. D’altro canto quell’altra metà degli interpellati che non si è avvalsa dell’esonero, solo nel 28% dei casi dice di farlo perché è “contenta di assumere disabili”.

Come mai in altri Paesi del mondo non c’è la stessa situazione?

Altri Paesi sono caratterizzati da un sistema di welfare più flessibile e forse più attento alle esigenze delle imprese. L’attuale crisi generale consente alle aziende di derogare ulteriormente agli obblighi previsti dalla nostra legge ’68 del 1999 che si può considerare piena di luci e di ombre, incapace comunque di far compiere al nostro Paese quel salto culturale e sociale indispensabile che in altre parti del mondo è più radicato. La mancanza di incentivi premianti adeguati insieme ai tempi che stiamo vivendo, alle difficoltà nell’incrociare le competenze con le necessità aziendali fa passare in secondo piano il fatto che assumere una persona disabile è di per sé un’ottima scelta, anche dal punto di vista delle aziende, grandi o piccole che siano, perché un lavoratore con disabilità, quasi sempre, ha una motivazione fortissima nel dimostrare le proprie capacità, sviluppa un attaccamento al lavoro particolarmente intenso, costringe di fatto i colleghi e l’ambiente di lavoro a un ripensamento positivo, in termini organizzativi e di gestione delle relazioni umane.

Quali sono le possibili soluzioni per risolvere il problema occupazionale dei disabili?

Occorre pensarci seriamente, anche adesso, quando si parla di una nuova manovra per favorire l’occupazione. Le persone con disabilità non possono e non  devono vivere di sola assistenza, o di servizi di welfare che giorno dopo giorno si stanno smantellando, sotto i colpi della crisi.  Sicuramente, il primo passo dovrebbe proprio essere quello di rivedere la normativa, aggiornarla, renderla più flessibile e adeguarla alle reali necessità aziendali. Tutto è migliorabile.

http://www.lindro.it

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