Istat: sono 80 su 100 i disabili in Italia senza un lavoro

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Pubblicato da Antonio Vaccari

Lo dice l’ultima indagine condotta dall’Istat, i cui dati sono, altresì, confermati dall’Ufficio per i dirittidei portatori di handicap delleNazioni Unite: tra chi ha unadisabilità, la disoccupazione è tra il 50 e il 70% nei Paesi industrializzati, con una punta dell’80% in Italia, nonostante la nostra legislazione (a partire dalla legge n. 68 del 1999) preveda percorsi specifici per l’inserimento nel mercato del lavoro.
LAVORO DISABILIOra, se trovare lavoro risultadifficile per chiunque -dati i tempi- pensate a coloro che si trovano -quotidianamente- di fronte uno o più ostacoli di questa portata: orari di lavoro poco flessibili, mansioni non adeguate (come, ad esempio, dover portare carichi pesanti, lavorare in piedi), difficoltà a raggiungere il posto di lavoro a causa di barriere architettoniche, carenza di attrezzature speciali come computer con lettore di schermo in braille o telefoni con sintetizzatore vocale.
Così, secondo l’Istat, a non lavorare sono soprattutto coloro che hanno maggiori problemidi salute o difficoltà funzionali (nel 50% dei casi).
Fra coloro che non hanno un lavoro, il 25% dichiara che avrebbe bisogno di almeno una forma di assistenza per poter avere un’occupazione; il 40%, in particolare, teme che potrebbe avere impedimenti a lavorare per un determinato numero di ore, oppure nello svolgimento di una particolare attività.
Sempre secondo l’indagine, però, l’applicazione della flessibilità nelle modalità dellaprestazione lavorativa permetterebbe ad almeno il 25% dei non occupati con problemidi salute, di affacciarsi nel mondo dellavoro.
Tanto per fare un esempio, per chi soffre di una malattia reumatica sarebbero preferibili mansioni più “leggere”, ovvero che non richiedano troppa forza fisica, oppure lavorare all’interno piuttosto che all’aperto.
In questi casi, si eviterebbe di dover perdere ore di lavoro, a causa del peggiorare delle condizioni di salute, con risparmi sui costi dovuti alla mancata produttività.
A causa dei problemi di salute o di difficoltà funzionali -fanno sapere dall’Istat– più di2 milioni e mezzo di persone accusano limitazioni sul lavoro.
Le percentuali più alte riguardano il sud, con picchi in Puglia, Calabria e Sardegna.
Gianlorenzo Bagatadirigente del Servizio istruzioneformazione e lavorodell’Istat fa sapere che ammonta a oltre un milione il numero di persone che necessitano di assistenza per lavorare, ma solo il 6,9% degli occupati con problemi di salutedispone -oggi- di modalità di prestazioni flessibili, mentre appena il 2% dei lavoratoridisabili può usufruire di attrezzature speciali, di adattamenti dell’ambiente dilavoro, di assistenza personale, cioè di aiuto da parte di familiari e amici, oppure da parte di personale messo a disposizione del datore di lavoro, come ad esempio l’interpreteper la lingua dei segni.
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