Colletta dei comunali per l’interprete al collega sordo

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FUCECCHIO. Per seguire l’assemblea del personale ha bisogno di un interprete. Che costa un centinaio di euro. La Rsu chiede all’ufficio di personale di “coprire” la spesa. Ma l’ente non è obbligato a garantire questo tipo di servizio e la risposta è negativa. Allora i colleghi decidono di provvedere da soli facendo una colletta. Un gesto di sensibilità per coprire una falla burocratica, che però in futuro – almeno questo è l’auspicio – dovrà essere sostituito da una soluzione sistematica.

Grafica di M. Parisella
Grafica di M. Parisella

Protagonista della vicenda è un dipendente del Comune di Fucecchio, con un handicap di udito. E che in passato veniva sistematicamente tagliato fuori dalle assemblee. Fino allo scorso mese, quando la Rsu, di sua iniziativa, gli ha proposto di partecipare all’assemblea, grazie all’intervento di un interprete della lingua italiana dei segni. In quella prima occasione il compenso al professionista è stato pagato dalla Cgil.

Giovedì scorso era in programma un’altra riunione dei dipendenti comunali. In vista della quale i sindacati hanno formalmente chiesto all’ufficio personale di provvedere all’incarico. Ma la risposta è stata negativa, accompagnata dalla motivazione che questo tipo di servizio non è un onere né un obbligo per il datore di lavoro. A quel punto la Rsu ha deciso di chiamare ugualmente l’interprete, che è stato pagato dai dipendenti, che hanno deciso di “autotassarsi” per garantire al collega la partecipazione all’assemblea.

Tutto questo in attesa di approfondire la situazione sul piano normativo. «Non ne sapevo nulla – spiega a proposito di questa vicenda il sindaco di Fucecchio Claudio Toni – mi informerò con gli uffici».

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