Conca d’Oro, Zamparini non paga

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L’imprenditore deve 6 milioni di euro alle ditte che hanno eseguito i lavori per il centro commerciale. Ma continua a non saldare il debito. Scatenando l’ira dei dipendenti, che urlano alla truffa.

di Maurizio Zoppi

Un'immagine del Conca d'Oro
Un’immagine del Conca d’Oro

Ha un valore stimato in 100 milioni di euro ed è uno dei progetti edilizi più controversi di Palermo.
Voluto da Maurizio Zamparini, imprenditore friulano nonché presidente della società calcistica del capoluogo siciliano, il centro commerciale Conca d’Oro è – a un anno dall’inaugurazione – ancora senza collaudo.
Almeno questo è quanto raccontano i responsabili delle ditte che, per i lavori di costruzione effettuati, risultano ancora creditrici per svariati milioni di euro.
IL RUOLO DEL CO.SV.IMM. Nel 2009 Zamparini, attraverso le immobiliari Monte Mare e Malu gestite rispettivamente dal figlio e dalla figlia, affidò la realizzazione del centro commerciale all’Associazione Temporanea di Imprese (Ati) Gdm spa e Solesi spa. A sua volta l’Ati partorì un consorzio, denominato Co.Sv.Imm arl: capitale sociale 20 mila euro, la sede a Siracusa (nello stesso stabile della Solesi) e al vertice gli stessi responsabili dell’Ati.
Per la costruzione del Conca d’Oro, il consorzio si avvalse di una trentina di subappaltatori siciliani. Nonostante abbiano consegnato i lavori il 14 marzo 2012, molte di queste ditte sono ancora creditrici nei confronti del Co.Sv.Imm, per un totale di oltre 6 milioni di euro, e ora rischiano il fallimento.
I LAVORATORI: «È UNA TRUFFA». «Il 20 aprile manifesteremo davanti al centro commerciale. Le nostre attività stannno fallendo, le banche ci toglieranno pure le nostre case», dicono i  lavoratori delle ditte. «Il Conca D’Oro ha avuto una gestione dei lavori poco limpida». Gli animi sono infuocati, alcuni lavoratori non hanno problemi a parlare di truffa: «Come mai Zamparini affida a un consorzio dal capitale sociale di 20 mila euro un progetto da cifre da capogiro? Possiamo presupporre che i personaggi del Co.Sv.Imm intascavano per i propri interessi le cifre da destinare a noi lavoratori».
Lettera43.it ha tentato più volte di contattare sia i rappresentati del Co.Sv.Imm sia Giovanni Lazzari, manager del gruppo Zamparini, senza mai ricevere risposta.
UN’AREA DA 274 MILA METRI QUADRI. Esiste una convenzione, datata 2006 e allegata alla variante urbanistica, che concedeva al gruppo Zamparini l’area di 274 mila metri quadri. Sulla base di questa convenzione, l’imprenditore friulano si impegnava a costruire – all’interno del centro commerciale – un consultorio per i bimbi del quartiere popolare Zen. A oggi, di questa struttura non c’è traccia.
Giuseppe Messina, portavoce di Legambiente, ha spiegato: «I terreni a Fondo Raffo concessi a Zamparini per farci l’ipermercato erano di proprietà semi pubblica.

Erano dell’Istituto Statale dei Sordomuti e dell’Istituto dei Ciechi, che sono persone giuridiche strettamente legate alla pubblica amministrazione. Non si capisce come da una proprietà e quindi da un utilizzo pubblico, si possa passare a una struttura a sfruttamento privato». 
UNO SFREGIO ALLA CULTURA. Come se non bastasse, il terreno concesso al gruppo Zamparini vede al proprio interno due siti culturali di forte interesse storico-archeologico: la settecentesca Villa Raffo, che dà il nome a tutto il territorio circostante, e un qanat arabo che lo attraversa.
Neanche queste ragioni di carattere culturale, però, sono state sufficienti a frenare il progetto del Conca d’Oro. Troppo forti gli interessi in gioco. Il cemento d’altronde, si sa, fa odore di soldi.

Lunedì, 08 Aprile 2013

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