L’accompagnamento tolto a sordomuto «E ora come si fa?»

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L’appello di Sara Cavalieri per il figlio Andrea (19 anni) «Come possiamo vivere con 273 euro di pensione?»

di Beatrice Faragli

QUARRATA. «Cosa vogliono di più da Andrea? Bisogna essere in fin di vita per vedersi riconoscere quel minimo che serve a campare?». Adesso ha solo tanto domande in testa, e moltissima rabbia in pancia, Sara Cavalieri, mamma di un ragazzo sordomuto dalla nascita. Da quando è piccolo, Andrea, 19 anni di Quarrata, lotta anche contro altri problemi e patologie. Venerdì mattina la donna è andata all’Inps di Pistoia per chiedere il rinnovo dell’indennità di accompagnamento, circa 450 euro al mese, ma è tornata a mani vuote.

Sara Cavalieri, mamma di un ragazzo sordomuto dalla nascita
Sara Cavalieri, mamma di un ragazzo sordomuto dalla nascita

«Secondo loro – spiega Cavalieri – Andrea non ha più i requisiti che servono per vedersi riconoscere l’accompagnamento. Ci hanno lasciati con la sola pensione da 273 euro, riconosciuta perché sordomuto. Le cose da affrontare quotidianamente sono molte, e non ce la possiamo fare con così poco».

Lei, senza un’occupazione, accompagna il figlio ovunque. Alle visite, a scuola, a comprare il giornale. Lui, cerca di essere il più possibile indipendente. «E’ un ragazzo sveglio ma bisogna comunque seguirlo al meglio e in modo costante – spiega la mamma – Nel 2005 – racconta -ho avuto l’accompagnamento per Andrea, compresi gli arretrati che gli spettavano per gli anni precedenti. Al compimento del diciottesimo anno, la pratica doveva essere rivista. Per la revisione mi sono affidata all’Ente nazionale sordi. La cosa però è andata un po’ per le lunghe, tanto che a distanza di mesi era ancora tutto fermo. Così mi sono rivolta a un patronato e ho raccolto la documentazione e le certificazioni necessarie, da consegnare all’Inps. Venerdì mattina, puntuali, alle 9 e 30, ci siamo presentati alla visita».

E’ Andrea stesso, messa da parte la lingua dei segni e affidata l’espressione ai gesti più comuni, a fare la sintesi della mattinata. Lo fa portandosi il dorso delle mani sotto il mento e lasciandole andare in avanti. L’estremità delle labbra rivolta verso il basso. Anche se non ce n’è bisogno, la mamma, per abitudine, interpreta: «A nessuno gliene frega niente di me, questo vuol dire» spiega Sara. «Una volta guardati tutti i fogli – continua la donna – mi hanno comunicato che non c’erano i requisiti per dare di nuovo l’accompagnamento. A questo punto non sappiamo bene cosa fare. Lunedì chiederò all’avvocato. Il “consiglio” che mi è stato dato dall’Inps, è di rinunciare alla pensione attualmente riconosciuta a Andrea, quella da 275 euro (circa), per fare una nuova valutazione dell’invalidità civile. Ma io non posso rinunciare anche all’ultima cosa che è rimasta a mio figlio per aspettare, tra mesi, di vedere come andrà a finire. E in questo periodo di attesa che facciamo? Le tre visite per la nuova valutazione dell’invalidità di mio figlio, ho cercato di prenotarle venerdì, uscita dall’Inps. La prima, al Cup, a ottobre: basta e avanza a capire quanto c’è da aspettare . Se voglio accelerare la cosa, dovrò andare a pagamento. Venerdì mi è stato chiesto anche se Andrea avesse la patente…»

Le preoccupazioni della madre sono rivolte al futuro. «Quest’anno finirà le superiori ma non potrà andare all’università. E’ per la sua indipendenza che chiediamo un riconoscimento più dignitoso».

3 marzo 2013 – http://iltirreno.gelocal.it

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