Nella sofferenza si evidenzia il cristiano?

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Papa Wojtyla 11 febbraio 1984 inviava alla Chiesa Cattolica la Lettera Apostolica “ Salvifici Doloris”, nel “sesto” anno del Suo Pontificato ) in vista del Giubileo della Redenzione del 2000, ai Vescovi, ai Sacerdoti, alle Famiglie Religiose ed ai Fedeli della Chiesa Cattolica, dove viene evidenziata la sofferenza umana, anche, nel senso cristiano .

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E’ una lunga e reale riflessione, dove contiene la grandezza di un mistero ed il contenimento di una condizione di dolore che può derivare da un trauma fisico, psichico, reale e costituisce sintomo di un disturbo oltreché materiale anche d’ordine psicologico .

Scriveva il Papa “Nella Croce di Cristo non solo si è compiuta la redenzione mediante la sofferenza, ma anche la stessa sofferenza umana è stata redenta” meditando sul mistero del dolore partendo dalla domanda che si pone ogni essere umano : perché il male, perché la sofferenza, perché il dolore ? budget del ricoverato .

Ogni spiegazione, dice Giovanni Paolo II°, appare insufficiente ed inadeguata e scrive che. “l’uomo nella sua sofferenza rimane un mistero intangibile” e “Cristo ci fa entrare nel mistero e ci fa scoprire il perché della sofferenza” rispondendo dalla Croce. E’ un “intreccio” meraviglioso, reale, appropriato che necessita di tempo per capire, perché la risposta diventi “percepibile” descrive il Santo Padre, infatti Cristo non spiega le ragioni della sofferenza, ma prima di tutto dice a ciascuno di noi, “ prendi la tua Croce e seguimi “ perché la salvezza del mondo si compie per mezzo della Sua Croce, della Sua sofferenza, perché Egli si addossa i peccati di tutti e vince Satana e così il Signore rivela il senso salvifico della sofferenza ed allora “ l’uomo trova nella sua sofferenza la pace interiore e perfino la gioia spirituale”. “La Croce di Cristo è diventata una sorgente, dalla quale sgorgano fiumi d’acqua viva” : tutti vi possono attingere ed il dolore vissuto con Gesù, prosegue Papa Wojtyla serve veramente alla salvezza dei fratelli e delle sorelle  e “non solo quindi è utile agli altri, ma per di più adempie un servizio insostituibile”.

Andrè Malaraux scrittore, Politico Francese nella “ Condizione Umana 1933 scrive :“ La sofferenza peggiore è nella solitudine che l’accompagna “.

Infatti la sensazione che possiamo ammettere e che ci produce una tenerezza spontanea ed una valutazione anche emotiva, è il ricordo della ultima apparizione avvenuta il 30 marzo 2005 di Giovanni Paolo II°  dalla finestra del Suo studio in Vaticano sulla Piazza S. Pietro e non potendo parlare, pareva che volesse emettere un urlo, come quello di Gesù che sulla Croce disse “ Eloi, Eloi tema sabactan” Dio mio, Dio mio perché mi hai abbandonato”. Quel grido strozzato è anche il n/s, pietoso, angoscioso, implorante in questi n/s turbolenti ed indecifrabili tempi, dove la sofferenza è infinita, in specie di quanti lottano per tenere viva la speranza, per tenere vivo il senso della comprensione umana e dove sorgono altre domande come quella che dice : esiste il diritto della fine della propria sofferenza e rinuncia alla vita ?

E’ la sofferenza dell’anziano, del disabile, del malato terminale che potrebbe spingerci a domandarci se la stessa esistenza e coesistenza sia utile alla società, per questo rende difficile e spesso vana la ricerca del senso : “ non pochi si chiedono se abbia ancora senso porsi una domanda sul senso” (81, Capitolo VII° Lettera Enciclica “ Fides et Ratio” (14 settembre 1998 20°/mo anno del Pontificato di Giovanni Paolo II°) .

Quale senso nella vita, oggi 2019, viene offerto in questi inquieti tempi, ma Gesù è il Salvatore ed ha la facoltà di salvarci e quanti riconoscono in Lui come il proprio Salvatore . Questo “passo” del Santo Giovanni Paolo II° ci invita a raccogliere la realtà in tutta la sua drammaticità dell’essere umano e della sofferenza, cioè il rispetto della dignità dell’uomo che una progressione di vita tenta di cancellare : Petizione 2013

Tutto questo ci rinvia ad una concessione materialistica e funzionale della n/s esistenza, che svuota la vita da ogni significato ed il n/s corpo da qualsiasi valenza spirituale . Quindi aggiunge il Santo Padre nella Lettera Apostolica Salvifici Doloris “allorché questo corpo è profondamente malato, totalmente inabile e l’uomo è quasi incapace di vivere e di agire, tanto più si mettono in evidenza l’interiore maturità e grandezza spirituale, costituendo una commovente lezione per gli uomini sani e normali”.

“E’ il bene a vincere alla fine “, conclude Giovanni Paolo II, ma solo nella Fede nella Risurrezione l’uomo trova “ una luce completamente nuova, che lo aiuta a farsi strada attraverso il fitto buio” della sofferenza e del male . Abbiamo immensa necessità, malgrado che il mondo in parte lo neghi , quel grido di Papa Wojtyla “ Non abbiate paura ! Aprite, anzi, spalancate le porte a Cristo, alla Sua salvatrice potestà”.

E con le sagge parole del Santo Giovanni Paolo II° :” Andiamo avanti con speranza”!

 

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