Sla e atti notarili: ammessa la «comunicazione non verbale»

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di Alberto Fontana, Consigliere nazionale AISLA

21-NapoliSfondoVesuvioImbrunireUna grave disabilità può portare una persona all’impossibilità di esprimere e rendere effettiva la propria volontà non solo nell’ambito delle semplici azioni quotidiane ma anche nel prendere alcune decisioni importanti quali disposizioni testamentarie, procure, divisioni ereditarie. Si tratta di una grave ingiustizia a cui abbiamo cercato di trovare una soluzione grazie ad una proposta del Notariato elaborata con la collaborazione dell’AISLA (Associazione Italiana Sclerosi Laterale Amiotrofica) che da 32 anni sostiene le persone con SLA e la ricerca su questa malattia.

sla_nonverbaleAttualmente la legge notarile prevede per le persone che non sono in grado di comunicare autonomamente con il notaio (non udenti, impossibilitati a parlare, non vedenti, etc.) diverse soluzioni, tra cui l’intervento di un interprete. Il principio da cui si è partiti è che non è ammissibile che un individuo perda la facoltà di fare testamento o altra disposizione notarile a causa della propria malattia, poiché si tratterebbe di una discriminazione fondata sulla disabilità. La proposta elaborata dal Notariato introduce quindi un’interpretazione evolutiva della legge notarile riconoscendo valida la “comunicazione non verbale” e rendendo quindi superata la necessità della presenza di un interprete per questi malati, proprio perché nuove tecnologie rendono possibile la comunicazione diretta.

Infatti, attraverso l’utilizzo del puntatore oculare, che sfrutta il movimento degli occhi, l’unico che un malato di SLA in fase avanzata è ancora in grado di controllare, la persona può comunicare senza intermediari direttamente la sua volontà al notaio, che potrà riceverla e riprodurla nell’atto in questione. La disponibilità di questi sistemi di comunicazione alternativi rende infatti la persona affetta da SLA autonoma nell’esprimere la propria volontà. Il funzionamento del puntatore oculare si basa sulla tecnica dell’eye-tracking (tracciamento oculare), basato sull’idea di generare sulla superficie oculare dell’utente dei riflessi e di calcolare la direzione dello sguardo a partire dalla posizione relativa della pupilla rispetto a quei riflessi. Il dispositivo può essere appoggiato su un tavolo, ancorato a una carrozzina o posizionato su stativo da letto. Grazie a questo supporto tecnologico le persone con SLA e tutti i disabili gravi possono superare le barriere della malattia e continuare a essere cittadini e soggetti attivi.

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