Intervista a Laura Raffaeli – Donne, disabilità, violenza: barriere da abbattere

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Tanti, troppi sono i muri, le barriere che ci braccano in un mondo illusoriamente accessibile.

La quotidianità di una persona con disabilità sensoriale si scontra puntualmente con ostacoli che intralciano e/o non permettono la sua autonomia, lo scorrere libero della sua vita. Ogni campo implica un muro, dal più semplice come iscriversi in palestra, partecipare alla vita scolastica, al più complesso come la realtà delle donne disabili che subiscono violenza. Vittime due volte. La denuncia resta un urlo soffocato, incastrato tra le miriadi di barriere che si incontrano nel momento in cui si decide di tirar fuori dalla coltre di silenzio e solitudine la violenza subita. Abbiamo toccato con mano insieme a Laura Raffaeli, Presidente di Blindsght, tutti i muri che vincolano la vita di chi ha una disabilità sensoriale.

Nov 2009, Rome: President of Blindsight Project Laura Raffaeli in Villa Borghese © Fabio  Massimo Aceto
Nov 2009, Rome: President of Blindsight Project Laura Raffaeli in Villa Borghese © Fabio Massimo Aceto

Le andrebbe di raccontarci la sua storia?

Ero una fotoreporter, godevo di ottima vista e udito. La mia vita era quella di una normalissima donna italiana, divorziata, con un figlio avuto a 25 anni. Ho sempre lavorato basandomi sulle mie capacità fisiche, sul mio corpo, sul mio intuito.

Una mattina – era il 9 Maggio 2002 – ero in moto, un’auto è uscita in retromarcia dal parcheggio, l’uomo mi è arrivato in pieno e sono rimbalzata tre volte sull’asfalto con la testa danneggiando la corteccia visiva il che ha implicato cecità assoluta. Con l’impatto ho perso anche il 70% dell’udito, giungendo ai 70 decibel di sordità.

Si pensa sempre alla persona sorda che ci nasce, mentre invece accade – come nel mio caso – che ci si diventi in un attimo, con un incidente. In questa nazione sono rimasta da sola, neanche gli psicoterapeuti sono pronti ad affrontare una persona che da un giorno all’altro diventa disabile sensoriale. Dal 2002 al 2005 ho cercato di riprendere in mano la mia persona, di non crollare. In questi anni ho dovuto imparare a mangiare di nuovo con le posate, a digitare sul pc, ad imparare lo screen reader. Ho dovuto riprendere in mano la mia autonomia. Le disabilità sensoriali privano la persona della realtà, per questo le associazioni devono muoversi per compensare questo vuoto che si crea. Bisogna informare sulle disabilità sensoriali, far sapere quali sono le cose che mancano. Esempio il mio bastone non è solo bianco, ma è anche rosso per far sapere che sono sorda. Informazioni, queste che spesso non si sanno.

Donne, disabilità, violenza. Le donne sorde, con disabilità sensoriale sono vittime due volte. Spieghiamo il perché. Quali sono le barriere che ancora oggi si trovano ad affrontare e come le si potrebbe abbattere?

I pochi centri antiviolenza in Italia sono praticamente all’oscuro di quelle che sono le disabilità sensoriali, perché non hanno mai abbattuto in molti casi nemmeno le barriere architettoniche. Nel terzo millennio non è più consentito.

Nessuno paga i nostri ausili, spese per mantenere il cane guida o tutti i servizi offerti per esempio dagli smartphone, dagli i-phone e non sono contemplati nel nomenclatore delle asl perché è fermo al 1999. E’ inammissibile che l’Italia non si aggiorni. Tutto ciò che viene fatto di propaganda contro la violenza, come per esempio gli spot, nessuno pensa mai che spesso sono inaccessibili ai ciechi e ai sordi. Volantini, seminari, convegni che restano inaccessibili a noi con disabilità sensoriale. L’inaccessibilità in Italia è totale.

Io personalmente sono una vittima anche di violenza, avvenuta dopo che ho perso la vista e posso garantire che medici, carabinieri, non sempre sono all’altezza per fronteggiare questi casi. Non sanno come rapportarsi con le donne con disabilità sensoriale. C’è una disinformazione pazzesca e per questo non si denuncia. La mia associazione Blindsight sta cercando di sviluppare un app affinché garantisca una accessibilità immediata con le forze dell’ordine o con i centri antiviolenza, attraverso per esempio una video chiamata con interprete LIS per le donne sorde. Inutile girarci intorno, la LIS è la lingua ufficiale dei sordi e l’Italia è l’unica, dopo Malta e Lussemburgo, a non aver riconosciuto la lingua dei segni. Non c’è proprio la cultura dell’accessibilità, dell’abbattimento delle barriere sensoriali. Di questo ne parlerò anche il 28 e 29 a Perugia in una convegno organizzato dal RAV (Rete donne antiviolenza).

Blindsight Project è la ONLUS fondata da lei. Cosa l’ha spinta a fondarla e qual è il suo scopo?

Blindsight è il nome della mia cecità, significa vista cieca. L’ho fondata perché mi sono resa conto del vuoto di informazione che c’era intorno. Ho messo la mia vita a disposizione degli altri. Ho ritenuto necessario informare tutti sulle disabilità sensoriali. Ho cercato di individuare quali fossero le barriere sensoriali da abbattere, quale anche la cultura che non viene resa accessibile. Persino in palestra, per esempio, si trovano barriere per iscriversi, per farne parte. Un problema lo si ha anche con il cane guida, è un ausilio indispensabile, dal quale è impossibile separarsi, eppure in Italia ancora oggi è impossibile entrare da un parrucchiere con il cane guida. Quando esco, tra l’altro, vorrei trovare i loges liberi. Sono le nostre guide tattili, ma nessuno sa questo e lo occupa con bancarelle, trolley.

Noi in quanto associazione mandiamo avanti anche la politica dell’autonomia della persona con disabilità sensoriale, l’assistenzialismo costa dieci volte di più allo Stato e rende una larva la persona disabile.

Nel nostro piccolo rendiamo accessibile, con quel poco di cinque per mille che abbiamo visibile nel registro delle entrate, i contenuti dei convegni o di video a cui partecipiamo.

Spero di chiudere questa associazione un giorno perché ciò significherà che ogni barriera è stata abbattuta.

 

12193349_700178506782562_2143480606016531112_nRossella Assanti

 

 

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