Bambini sordi a scuola, le nuove tecnologie avanzano

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Può un handicap diventare un’ulteriore penalizzazione in termini di alfabetizzazione e di istruzione scolastica nella vita di un bambino?

Ovviamente no, o almeno questo è ciò che tutti quanti auspichiamo. Nella realtà dei fatti accade invece che chi si ritrova in situazioni di disagio come quelle vissute dai bambini sordi (e dalle loro famiglie) debba anche scontrarsi con un sistema istruzione ancora non in grado di dare a tali studenti particolari metodi e materiali di apprendimento adatti.

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Per questo l’Organizzazione Canales ha ideato un progetto, che del rivoluzionario nel suo ambito, e che è consistito nella creazione di una biblioteca online fatta unicamente di videolibri letti nel linguaggio dei segni.

Già un primo istituto dedicato ai bambini sordi, l’Osvaldo Magnasco, ha intrapreso con successo l’utilizzo di questi strumenti innovativi.

Strumenti che, almeno in Italia, trovano il luogo di utilizzo, sperimentazione e ricerca per eccellenza, nella Lega del Filo d’Oro, la struttura presente ad Osimo nelle Marche che si occupa di assistere e formare persone con gravi insufficienze sensoriali, ivi compresi dunque i bambini sordo-ciechi (e famiglie al seguito).

L’obiettivo di strutture come la Lega del Filo d’Oro e più in generale di progetti come quello dell’Organizzazione prima citata è quello di “non accettare” come un dato di fatto l’idea che i bambini sordi debbano per forza essere esclusi, ad esempio, dalla possibilità di imparare anche una lingua straniera oltre a quella di base ed in generale di vivere ed esprimersi liberamente nel mondo.

Ovviamente tali attività di sperimentazione e ricerca possono andare avanti solo se opportunamente sostenute con donazioni regolari, oltre che con quelle saltuarie; da questo punto di vista la stessa Lega del Filo d’Oro si è attrezzata per tempo prevedendo un sistema di donazioni regolari a ricorrenza mensile da un minimo di 10 euro fino ad un massimo di 25 euro, un sistema di donazioni “a crescere” attraverso le quali chi dona può scegliere di “adottare”, seppur virtualmente, un bambino, un volontario o un intera famiglia tra quelli presenti o operanti all’interno della struttura marchigiana.

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