Milano Expo, la denuncia dell’Ens: «Servizi inesistenti per i sordi»

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di Silvia Morosi

20150227_expo_milano«Fino a oggi nessun ostacolo è stato rimosso, anche se dal 2013 abbiamo portato le nostre istanze all’attenzione delle istituzioni e della società Expo: l’Esposizione non è accessibile alle persone sordomute». Questa la denuncia di Mara Paola Dominici, presidente della sezione provinciale di Milano dell’Ente nazionale per l’assistenza dei sordi. «All’interno dei tavoli della disabilità organizzati dall’ente locale avevamo portato le linee guida necessarie per rendere il sito accessibile a tutti, ma ci era stato detto che era troppo presto per iniziare a pensarci -continua.

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Per noi, si trattava di introdurre nell’area una sottotitolazione e una traduzione nella lingua dei segni italiana e in quella internazionale», spiega Dominici.
La società Expo è stata molto attenta alla presenza di persone con disabilità. Probabilmente, secondo la Presidente, dimenticandosi però dei sordomuti. Quello all’interno dei padiglioni è per loro un problema duplice. Da una parte, «in nessun padiglione è presente un video con sottotitolazione nella lingua dei segni. Solamente gli Stati Uniti hanno un mediatore che però utilizza la lingua dei segni internazionale. Dall’altra, si tratta anche di una questione di sicurezza». Lungo il Decumano non sono infatti presenti segnali che in caso di allarme diffondano un avviso di pericolo luminoso. Come accade anche negli ascensori alla stazione di Rho Fiera Milano, racconta, dove «bastava installare un videocitofono».

Le persone sorde che arrivano a vedere Expo da tutto il mondo non possono accedere alle informazioni, semplicemente perché mancano. Il 17 e 18 giugno scorso alla Fabbrica del Vapore si era tenuto un laboratorio espositivo con la presentazione di alcuni percorsi per le persone con disabilità motorie, visive e uditive. «Avevamo proposto di inserire un pulsante all’interno dei totem che ci sono nel sito e permettere alla persona di mettersi così in contatto con un interprete attraverso il video. Non è stato fatto». All’ingresso, quando ci mettiamo nella coda dei disabili, «le persone ci chiedono perché utilizziamo quella fila. La nostra disabilità non si vede. Sul sito Expofacile non c’è nessuna sezioni per noi. Non è nemmeno spiegato dove ritirare il biglietto per l’accompagnatore a cui abbiamo diritto», critica Rosella Ottolini, già Premio ENS 2008 alla Cultura per “La piena consapevolezza dell’identità, della cultura e dell’orgoglio della sordità”. Osservando tutte le installazioni «che immaginiamo abbiano un forte contenuto educativo», la sensazione è quella di non poter accedere completamente come le altre persone. «Nei ristoranti possiamo comunicare guardando i menù, ma alle conferenze ad esempio non possiamo accedere». Perché non installare dei monitor che indichino dei percorsi?

Il 27 febbraio abbiamo manifestato in via Rovello davanti alla società Expo, ma le nostre richieste sono cadute nel vuoto. Siamo mortificati. Che immagine diamo in Italia e al mondo? Stiamo solo chiedendo quello che è un nostro diritto, la convenzione Onu lo prevede, vogliamo rispetto. Se c’è la lingua dei segni siamo autonomi. Servirebbe solo la traduzione e l’interpretazione», afferma Ottolini. Ad esempio «anche nella app di Expo su smartphone sarebbero utili dei filmati tradotti nella lingua dei segni. Siccome sono messaggi registrati, bastava prevederli. Non tutti possono leggere». Un aiuto poteva essere dato, secondo l’Ente, anche dai volontari. «Degli oltre 200 deputati all’aiuto delle persone disabili, nessuno conosce la lingua dei segni. Poteva essere fatto a qualcuno di loro un corso di formazione prima dell’inizio della manifestazione» -suggerisce Dominici, e conclude con un ultimo rammarico. «L’ultima presa in giro? Un mese fa siamo stati contattati per realizzare 45 minuti di video per il Padiglione Italia, solo nel linguaggio dei segni internazionali. Il video è pronto, ma è stato un contentino. Potevamo mettere a disposizione due persone anche per la traduzione nella lingua italiana». La protesta viene portata avanti con le magliette che recitano “No Deaf? No Expo!” (No sordi? No expo!). «Se non ci date accessibilità è come se fosse vietato. Scritta in inglese, sperando nell’adesione anche di qualche visitatore straniero».
La speranza resta quella che nei mesi che mancano qualcosa venga risolto

http://milano.corriere.it/

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