Regista bitontino ad Hollywood con la sua «Matilde»

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di NICOLA DEL MARCO 

Dalla Berlinale a Hollywood. Con il cortometraggio «Matilde» il 35enne regista bitontino Vito Palmieri è in cartellone all’HollyShorts Film festival, manifestazione in svolgimento fino al 22 a Los Angeles.

Vito Palmieri
Vito Palmieri

Il film breve di Palmieri, dopo aver partecipato lo scorso febbraio alla Berlinale 2013, incontrando il favore di critica e pubblico, e vinto il Riff di Roma e la sezione Kids del Tiff di Toronto, ha vinto lo scorso 4 agosto il premio HollyShorts Film Festival al NociCortinfestival, manifestazione internazionale di cortometraggi di Noci, che gli ha permesso di partecipare al prestigioso festival hollywoodiano.

Il film, interamente interpretato da attori sordi e prodotto dalla bolognese Agfa/Fiadda (Associazione genitori con figli audiolesi) in collaborazione con Maxman coop, Elefant Film e Immaginarium ArtComStudio, Matilde racconta di una bambina dall’intelligenza vivace e dalla personalità spiccata. Tra i banchi di scuola, però, c’è qualcosa che la turba. Combinando le suggestioni ricevute dal suo maestro, l’interesse per gli strumenti da parrucchiera della madre e la passione per il tennis, la protagonista cerca una soluzione sorprendente per ritrovare la serenità.

Palmieri, dopo il successo a Berlino si aspettava anche Hollywood? «È successo tutto all’improvviso, avevo già programmato delle vacanze tranquille in Puglia. Poi, a fine luglio, è arrivata la notizia del premio “Hollyshorts” del NociCortinFestival e ora sono qui a rispondere a queste domande nel mio hotel, proprio di fronte alla collina con la famosissima scritta Hollywood» spiega al telefono il regista.

In «Matilde» mette in luce nuovamente una storia di bambini. Come mai la scelta di affrontare temi sui più piccoli? «Mi sono sempre trovato bene a lavorare con i bambini, sono capaci di trasmettere la semplicità delle storie che li riguardano anche se non hanno mai recitato prima, come nel caso della piccola Matilde. È molto stimolante realizzare lavori con bambini e adolescenti, credo si abbia più libertà di raccontare delle storie genuine, non vincolate da giustificazioni o condizionamenti sociali come avviene invece nella vita degli adulti. Il mondo che circonda i più piccoli è imprevedibile e spontaneo».

La vicenda è interpretata da attori sordi. Come si è trovato a dirigere piccoli attori audiolesi? «È stato un membro dell’associazione Agfa-Fiadda di Bologna, che conosceva il mio percorso artistico, a coinvolgermi in questo progetto sulla sordità. È una nuova esperienza lavorare con gli attori sordi, un’esperienza nuova e che mi ha fatto riflettere. Al contrario dei set tradizionali in cui tutti urlano e fanno confusione, questo set è stato molto “educato” perché avevamo tutti l’obbligo di parlare uno per volta in modo che gli attori potessero comprendere al meglio che cosa si doveva fare».

Prevede a breve il suo primo lungometraggio? «Sto scrivendo un progetto che ha per protagonisti degli adolescenti che, grazie alla loro determinazione, cercano da soli di raggiungere un obiettivo, proprio come in “Matilde”. Ci stiamo lavorando e mi piacerebbe molto poterlo girare in Puglia».

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