Bologna. Abbandonati dal Comune pensiamo di andarcene via

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«FINO a luglio stringiamo i denti e andiamo avanti con la rassegna, ma in questa strada qualcosa deve cambiare.

Bar Senza Nome, Bologna
Bar Senza Nome, Bologna

Il Comune ci dia una mano, siamo abbandonati». Nunzia Vannuccini, 32 anni, di origini napoletane, si occupa delle attività culturali del bar Senza Nome, gestito da ragazzi sordi (e unico in Italia nel suo genere). Da alcune settimane, assieme agli altri commercianti della zona, ha messo in piedi una rassegna all’ aperto per animare le serate di via Belvedere, uno degli angoli più degradati del centro: «Ma stiamo vivendo malissimo le serate, giovedì ho rischiato di prendermi una bottigliata in faccia, poi per fortuna sono intervenuti i carabinieri». Le risse degli ultimi giorni sono episodi sporadici o si ripetono spesso? «Abbiamo aperto il bar da un anno, e da allora ogni sera qui è un casino.

In alcuni momenti mi ricorda i quartieri degradati di Napoli. C’ è un via vai di ragazzi ubriachi e noi abbiamo paura»: Come reagiscono i ragazzi sordi che frequentano il bar?

«Male, sono terrorizzati e nervosi. E noi siamo completamenti abbandonati dal Comune, qui è un ghetto». Porterete avanti la rassegna fino al 20 luglio? «Vorremmo chiamare un servizio d’ ordine privato, ma costa troppo e non ce lo possiamo permettere. Per adesso continueremo a lavorare qui, ma così è impossibile.

A volte alcuni ragazzi stranieri sono perfino entrati nel bar per spaventare i ragazzi non udenti». Siete pentiti di averlo aperto in via Belvedere? «Purtroppo sì. Se la situazione non cambia andremo via, non possiamo rischiare ogni sera di prenderci una bottigliata in testa, il Comune ci ascolti».

Cosa chiedete? «Le telecamere di sorveglianza. Ormai siamo stremati, sembra di vivere in un film violento, eppure non si vede mai una macchina della polizia».

ENRICO MIELE

16 giugno 2013 —   pagina 7   sezione: BOLOGNA

http://ricerca.gelocal.it/repubblica/

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