India, 15 bambine sordomute violentate. Arrestati 5 membri di una Ong

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Una quindicina di ragazzine, orfane e sordomute. Le nuove vittime della violenza a sfondo sessuale sono loro. Vittime indifese di una società lacerata fra la modernità – agognata soprattutto dalle donne e dai più deboli – e le tradizioni secolari che le relegano agli ultimi posti.

di Monica Peruzzi

 

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I carnefici, questa volta, sono i membri di una Ong, un’organizzazione non governativa (la Awaaz Foundation), che opera a Jaipur, nel Rajastan. Secondo il racconto dettagliato fatto dal presidente del comitato per il benessere dei bambini, Ram Prakash Bairwa, le ragazzine che hanno fra i 12 ed i 17 anni, “sono state sottoposte a violenze sessuali indicibili e vessazioni fisiche”.
Il caso e’ stato svelato durante il fine settimana dalla stampa di New Delhi dopo che le stesse giovani, che venivano inviate regolarmente nella sede della ong per quelle che tutti ritenevano sedute di rieducazione linguistica e auditiva, hanno iniziato a raccontare, con i gesti che avevano imparato, i maltrattamenti subiti. Mani che si muovevano e che riempivano gli spazi lasciati vuoti dai suoni e dalle parole, di particolari agghiaccianti.
La polizia della città conosciuta come la “città rosa”, ha arrestato cinque membri della Ong. E se l’orrore non fosse bastato, altre dieci ragazze hanno confermato il racconto delle prime cinque testimoni. I medici hanno sottoposto a controlli mirati le ragazzine. E in un caso, scrive il quotidiano Hindustan Times, c’e’ il sospetto che vi sia un principio di gravidanza. Ipotesi che però deve ancora essere confermata. Da quando il 16 dicembre scorso una giovane di 23 anni e’ stata mortalmente stuprata da un branco su un autobus in movimento nel sud di New Delhi, i media hanno acceso i riflettori sui numerosi casi di violenze sessuali che colpiscono non solo donne giovani e mature, ma anche bambine di pochi anni.
E’ però evidente che la politica intrapresa dal governo, che punta su misure repressive più forti e pene più severe 8compresa quelal di morte nei casi più gravi) non sta portando frutti. Cosa che dovrebbe servire da monito anche per il nostro Paese, dove si combatte quotidianamente con la violenza perpetrata sulle donne. Il Femminicidio, come è stato tristemente ribattezzato, visto l’impatto che ha nella nostra società, non si combatte solo con la repressione, ma con concrete politiche di prevenzione, di ascolto e di aiuto nei confronti di donne che da sole non possono trovare la forza di scampare a un destino che, troppo spesso, sembra già segnato molto prima che si compia.

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