Bimbo paralizzato, sordo e cieco Per Leo le cellule della speranza

0
3.118 Numero visite

Ricorso in tribunale per la terapia con le staminali a un bimbo di 3 anni con un danno asfittico da parto La mamma, infermiera all’ospedale Poma: «Vorrei solo vedere mio figlio sorridere per la prima volta»

samuele1

«Vogliamo tentarle tutte e percorrere anche questa strada. Non pretendo che mio figlio vada a correre sui campi da calcio ma vorrei almeno vederlo sorridere una volta…». Il piccolo Leonardo, nei suoi primi tre anni di vita, non ha mai né pianto, né sorriso. Il suo linguaggio sta tutto nel corpo, solo mamma, papà e gli specialisti della Casa del Sole lo capiscono: quando prova dolore o disagio si irrigidisce, quando è contento o prova piacere appare invece disteso, rilassato. Come quando la mamma gli accarezza mani e piedi. Un viso da angioletto, i capelli biondi e mossi e gli occhi di un azzurro profondo, è affetto da paralisi tetraspastica, non può muovere gambe e braccia. Ed è sordo-cieco, non ha mai potuto sentire e vedere. Colpa di un brutto incidente durante il parto – il cordone avvolto attorno al collo e un danno cerebrale da asfissia – che lo ha condannato a una vita diversa da quella degli altri bambini, una vita difficile. Ora i genitori vogliono giocarsi la carta della terapia con le cellule staminali, quella del metodo Stamina praticato agli Spedali civili di Brescia. E hanno seguito la stessa strada di Antonella, la 39enne mamma di Suzzara malata di Sla e di Gaetano, 37 anni, il cuoco del Poma in coma da quattro anni per un incidente stradale. Al tribunale di via Poma, nelle mani del giudice del lavoro, è stato consegnato venerdì mattina un ricorso urgente contro l’ospedale di Brescia e contro il divieto di somministrazione della terapia previsto dell’ordinanza dell’Aifa, l’Agenzia del farmaco. La sentenza, vista la rapidità con cui il giudice si è pronunciato negli altri casi, potrebbe essere questione di ore.

«All’inizio ero scettica, poi sono stata spinta a pensarci da altri genitori, con cui sono in contatto quotidianamente. Infine sono andata a Torino e ho conosciuto il dottor Vannoni, l’ideatore della terapia. Mi è sembrato una persona trasparente e io e mio marito ci siamo convinti». La mamma di Leonardo, Sara Fontana, ha 31 anni. Infermiera all’ospedale Carlo Poma, ha smesso di lavorare per occuparsi di Leonardo e del fratellino più piccolo, Alessandro, di un anno, che dopo un vaccino – questo il sospetto, che deve ancora trovare conferma – soffre di un ritardo psicomotorio e di crisi epilettiche. Il papà, Paolo Gardani, 35 anni, fa il meccanico ed è specializzato in trattori e mezzi agricoli. La vita della famiglia di Buscoldo ruota tutta attorno ai figli, a Leonardo in particolare. Su di lui si concentrano le speranze dei genitori.

«Finora non siamo mai stati soli, Asl e Casa del Sole ci hanno fornito tutti gli strumenti indispensabili – spiega la mamma – Leo va alla Casa del Sole da quando aveva due mesi e mezzo, lì hanno riabilitato il bambino… e anche me. A casa abbiamo ottenuto quello che gli serviva: un sostegno per tenerlo in posizione e farlo digerire, una sdraietta per lavarlo,un passeggino su misura, una palestrina per mantenerlo nella giusta postura, un seggiolone per mangiare». Ma non basta, quello che sperano mamma e papà è di rendergli la vita più facile, più serena. «Leo è costretto a dormire sempre a pancia in giù perché non deglutisce – spiega la mamma – e poi ci sono le crisi epilettiche, i farmaci le attutiscono ma non riescono a fermarle. Ebbene, ci sono casi in cui bambini come Leo hanno avuto dei benefici: perché non dovremmo tentare tutto quello che possiamo per nostro figlio?»

Anche il fratellino di Leo, Alessandro, è inserito alla Casa del Sole, lì fa i corsi di psicomotricità. «Per ora non è come Leo, non ha ancora una prescrizione per la cura con le staminali» spiega la mamma. Una speranza alla volta. Intanto c’è Leo. Il metodo Stamina, osteggiato da una parte del mondo scientifico, è stato finora applicato in casi di malattie neurodegenerative e dei bambini, come la paralisi cerebrale da asfissia neonatale.(an.mo.)

http://gazzettadimantova.gelocal.it/

Newsletter