“A proposito dell’intervista a Petrucci riguardo le polemiche sulla LIS”

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Sul sito dell’ENS Nazionale è stata pubblicata l’intervista a Petrucci riguardo le polemiche sulla LIS (data 7 maggio 2013) e da quello che leggo io, vedo che Petrucci si contraddice da solo.

Infatti, tra le righe dell’intervista, NON VEDO chiaramente l’intenzione di dare la libertĂ  di scelta da parte dell’ENS.
Questa è la mia impressione.

Daniele Silvestri Ufficiale | Facebook
Daniele Silvestri Ufficiale | Facebook

Comunque vorrei fare alcune considerazioni sul riconoscimento LIS

Premesso che non nutro nessuna ostilitĂ  nei confronti della LIS e che si riconosce la convenzione europea per la lingua dei segni in generale, anzi si deve fare di tutto per poter comunicare a 360 gradi senza inutili discriminazioni.

Questo perchè le persone sorde non sono tutti uguali: pensiamo ad esempio i soggetti con disabilità visiva oltre a quella uditiva oppure mentale e così via.

TUTTAVIA è bene esaminare nel dettaglio il riconoscimento LIS serve per CHI?
E in che MODO verrĂ  applicato?

Facciamo una ipotesi.

Se dovesse essere riconosciuta la LIS e i contributi economici a chi andrebbero? Sicuramente agli operatori ovvero gli “interpreti”.
Ma si dovrebbe invece prima RICONOSCERE tale figura professionale come interprete e in che MODO può essere utilizzata.

Una persona sorda che ha bisogno dovrebbe chiamare 24 su 24 ore un interprete?
In questo modo i suoi compensi sarebbero molto salati.

Perchè non puntare invece su un documento nazionale che riconosca l’accessibilitĂ  comunicativa ovvero promuovere diverse modalitĂ  (sottotitoli, lis, sala acustica per impiantati, e così via…) per favorire meglio l’integrazione (e anche l’inclusione) delle persone sorde.

Ci vuole un sano realismo in tutto questo.

In pratica: SI al riconoscimento ma SIMBOLICO ovvero ammettere l’esistenza della LIS A PATTO CHE allo stesso tempo bisogna far sì che i servizi devono essere affidati alle persone realmente qualificate.

Questo è il mio umile pensiero.

Un caro saluto,
Giulio Scotto di Carlo

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