Fa prostituire disabili Due anni al sordomuto

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PROCESSO. Il «protettore» pretendeva un determinato incasso giornaliero dalle donne. L’uomo inviava le istruzioni alle ragazze via sms e le costringeva a stare sulla strada dalle 16 alle 6 del mattino

Young boy's hand holding walkerAlle ragazze che si prostituivano le istruzioni venivano mandate via sms oppure comunicate nella lingua dei segni o per iscritto. Sordomute le giovani mandate a lavorare sulla strada, tra la Croce Bianca e Castelnuovo, e sordomuti i due uomini accusati di averle sfruttate e che pretendevano un determinato incasso giornaliero nonostante le ragazze li implorassero di non costringerle ad avere un simile numero di clienti. Uno, Andrej Jahn, patteggiò nel marzo dello scorso anno 2 anni e 8 mesi di reclusione ed è ancora in carcere, il complice, invece, riuscì a sottrarsi all’arresto e dal 15 novembre 2011 è latitante.

E non potendo avvalersi di riti alternativi la sua posizione è stata quindi affrontata in dibattimento. Ieri il pm Elisabetta Labate e il difensore di Yan Varga, l’avvocato Tancredi Turco, hanno acconsentito all’acquisizione degli atti e il collegio presieduto da Marzio Bruno Guidorizzi ha condannato l’uomo di 36 anni accusato di favoreggiamento della prostituzione a due anni di reclusione e 300 euro di multa. Lavoravano dalle 16 alle 6 del mattino, senza sosta perchè — come poi emerse nel corso dell’indagine condotta dalla Squadra Mobile — soprattutto Jahn pretendeva un incasso fisso ogni giorno. Entrambi, ognuno con precisi incarichi, facevano in modo che le giovani rispettassero gli orari, provvedevano a mantenerle e acquistarono loro una roulotte. Ma i due uomini trattenevano la maggior parte del denaro (anche se qualcosa veniva versato alle giovani, poco in proporzione ai clienti e all’incasso giornaliero che ognuna era obbligata a «garantire») tant’è che quando ai primi di novembre 2011 la polizia arrestò Jahn (Varga si dileguò e fu dichiarato latitante due settimane dopo) nel borsello aveva 10mila.

Emerse anche che le giovani all’inizio avevano accettato la «protezione» dei due uomini perchè essendo incapaci di difendersi avrebbero potuto contare su qualcuno. Fu un’illusione: i ritmi di lavoro che erano costrette ad osservare e le minacce alle quali venivano sottoposte quando chiedevano di riposare fornirono un quadro particolarmente crudo. Alle proteste seguiva sempre l’sms: «Nervi», voleva dire che quella sera avrebbero dovuto fare i conti con i due. Ma in autunno una delle ragazze, aiutata da un cliente, era rientrata in Slovenia. Non avendo sue notizie e temendo le fosse accaduto qualcosa l’amica avvisò la polizia. Iniziarono indagini e appostamenti culminati poi con l’arresto.F.M

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