Da Torino un sistema di comunicazione per persone sordocieche

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Il Dipartimento di Informatica del Politecnico ha ricevuto i finanziamenti per sviluppare il progetto “Parloma”, secondo nel bando nazionale MIUR

DA WWW.DIGI.TO.IT – FEDERICA SPAGONE
Il progetto Parloma parte dalla lingua dei segni tattile per creare un sistema di comunicazione per i sorsociechi
Il progetto Parloma parte dalla lingua dei segni tattile per creare un sistema di comunicazione per i sorsociechi

Quest’anno il Ministero della Ricerca ha finanziato le idee innovative di 10 giovani under 30, tutti torinesi. Tra i tanti progetti legati alle tematiche sicurezza, domotica, inclusione sociale, scuola, rifiuti, logistica, pianificazione urbana e risparmio energetico se ne distingue uno, innovativo e socialmente utile: “Parloma“.
Il progetto, nato e sviluppato da professori e ricercatori del Dipartimento di Informatica del Politecnico di Torino e classificatosi 2° al Bando Nazionale MIUR – ricevendo l’Approvazione Social Innovation del Bando Smart Nazionale Cities – ha ideato ed elaborato un sistema di comunicazione a distanza tra persone sordocieche. Per approfondire la tematica ed avere qualche informazione in più in merito abbiamo incontrato Marco Indaco, uno degli ideatori.

Cos’è il progetto Parloma?
«Il progetto mira a sviluppare un sistema per la comunicazione a distanza tra Sordociechi e Sordociechi, Sordociechi e Sordi e Sordociechi e udenti con la conoscenza della lingua dei segni tattile, detta LST. Il sistema è in grado di trasferire, in remoto e in tempo reale, messaggi in LST, in modo tale che un sordocieco ricevente sia in grado di comprendere il messaggio trasmesso da un segnante. Il segnante comunica ricorrendo alla LST, il sistema cattura il segno, lo elabora digitalmente, lo trasmette tramite il web e lo fornisce al destinatario tramite un’interfaccia basata su braccia e mani robotiche antropomorfe a basso costo. Questo progetto pone le basi per la prima sperimentazione in assoluto di un “telefono per sordociechi” basato sulla lingua dei segni tattile. Proprio come il telefono che utilizziamo giornalmente, Parloma non si prefigge l’obiettivo di analizzare e interpretare semanticamente il messaggio trasmesso. Tale scelta strategica garantisce la fattibilità del progetto in tempi e costi ragionevoli. Il sistema complessivo sarà validato mediante l’uso della LIS nella sua forma visiva e tattile. Occorre evidenziare come la tecnologia utilizzata sia indipendente dalla specifica lingua dei segni. Parloma si pone, quindi, come uno strumento tecnologico “cross-sign languages”, in grado di trasferire in remoto qualsiasi lingua dei segni utilizzata per la comunicazione».

Da dov’è nata l’idea?
«Un’ala del gruppo di ricerca si occupa già da diversi anni, con ottimi risultati scientifici, di diversi temi di ricerca focalizzati sulle tecnologie assistive, sulla scia dei progetti Atlas e LIS4ALL, entrambi co-finanziati dalla Regione Piemonte. In questo contesto ho avuto modo di conoscere da vicino sia le problematiche e i bisogni che devono affrontare le persone affette da sordo-cecità. Questo è stato il motore che ha permesso di accendere la miccia dell’innovazione da cui è scaturito Parloma. A tal fine il contributo sinergico del gruppo di ricerca è stato fondamentale, coadiuvato anche dall’esperienza e dalla lungimiranza di Carlo Geraci, ricercatore presso la UMR 8129 dell’Institut Jean Nicod Ecole Normale Supérieure Paris ed esperto di linguistica e delle lingue dei segni visive e tattili».

Qual è l’importanza di questo progetto?
«La realizzazione di un sistema di comunicazione remota per persone sordo-cieche inciderebbe notevolmente sulla loro percezione di integrazione nella società, in quanto permetterebbe loro di coltivare relazioni interpersonali senza l’evidente necessità di trovarsi nello stesso luogo. Infatti l’unico sistema di comunicazione oggi esistente, basato sulla lingua dei segni tattile, richiede un contatto fisico. Finora non ci sono stati concreti investimenti e soluzioni tecnologiche all’avanguardia atte a supportare queste forme di disabilità».

Qual è stato il tuo percorso fino ad arrivare al team Parloma?
«Mi sono laureato in Ingegneria Informatica all’ Università degli Studi di Napoli “Federico II” e successivamente ho avuto l’opportunità di iniziare il percorso di dottorato in Ingegneria informatica e dei sistemi presso il Politecnico di Torino sotto la supervisione del Prof. Prinetto che concluderò alla fine del 2013. In questi anni trascorsi a Torino ho avuto modo di affinare la mia conoscenza sulle più avanzate tecnologie nel campo ICT».

Chi sono gli altri membri dello staff  del progetto?
«Oltre che da me il team dei proponenti il progetto è composto da tre persone. Calogero Maria Oddo, dal 2012 ricercatore a tempo determinato presso l’Istituto di BioRobotica della Scuola Superiore Sant’Anna di Studi Universitari e di Pefezionamento di Pisa ed ha un comprovato know-how nel settore della biorobotica. Poi c’è Cristina Battaglino, che frequenta il primo anno della Scuola di Dottorato in Informatica presso l’Università di Torino e ha maturato molta esperienza lavorando su diversi progetti nazionali riguardanti le tecnologie assistive. Marco Pecoraro, che dal 2011 lavora nella Business Unit di ricerca presso Eurix S.r.l  di Torino e nel corso della sua carriera lavorativa si è occupato dello studio di algoritmi orientati al processamento delle immagini ed allo sviluppo software nel campo della computer vision, in particolare nell’ambito di object detection ed estrazione di feature».

Cosa pensate di questo progetto?

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