Pedius, l’importanza della collaborazione secondo la startup che permette ai non udenti di telefonare

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Durante la pandemia Pedius, nata nel 2013, si è attivata per aiutare persone svantaggiate in un momento particolarmente difficile. E l’ha fatto in un’ottica di solidarietà digitale e open innovation. Perché aprirsi e saper collaborare sono azioni necessarie per accelerare il progresso, soprattutto in situazioni di crisi

L’Osservatorio Startup Intelligence, della School of Management del Politecnico di Milano ha avviato un censimento, a livello nazionale, per individuare le iniziative messe in campo dalle startup italiane per fronteggiare l’emergenza sanitaria da Covid19. In questo contesto l’Osservatorio ha avuto il piacere di intervistare Lorenzo Di Ciaccio, CEO e co-fondatore di Pedius, che ha raccontato la storia di Pedius e di come la startup ha messo a disposizione idee e iniziative per fronteggiare l’emergenza coronavirus.

L’app che permette ai non udenti di telefonare

Pedius è basata su un sistema di comunicazione che permette ai non udenti di effettuare normali telefonate e offre anche alle aziende la possibilità di consentire servizi telefonici accessibili ai loro clienti non udenti. Una volta scaricata l’applicazione per smartphone è possibile iniziare una conversazione digitando un messaggio. Una voce artificiale, durante la chiamata, legge i messaggi e in tempo reale quello che la persona dice al telefono viene trascritto. L’idea alla base di Pedius nasce nel 2013 dalla storia di Gabriele, un ragazzo sordo, che non è riuscito a chiamare i soccorsi dopo un incidente stradale, “ora Gabriele sta bene ed è anche il nostro testimonial”, afferma Lorenzo Di Ciaccio. Oggi Pedius è attiva non solo in Italia, ma anche a livello internazionale, in quattordici Paesi, con più di 30.000 utenti che usano l’applicazione.

L’impegno di Pedius durante la pandemia

Nel corso dell’emergenza Coronavirus, Pedius si è mostrata protagonista di varie iniziative all’insegna della solidarietà digitale e dell’open innovation. In primo luogo, in ottica di innovazione aperta, Pedius ha avviato una collaborazione con TIM, che con Samsung ha donato 1.500 tablet per gli ospedali per permettere a chi è in isolamento di poter videochiamare i propri cari e avere un po’ di socialità. Pedius, a complemento, ha deciso di donare gratuitamente 1.500 licenze gratuite di chiamate illimitate per tutti i destinatari dell’iniziativa, offrendo alle persone con problemi uditivi o in difficoltà fisica la possibilità di telefonare con i sottotitoli.

Pedius ha concesso la licenza in primo luogo per la vocazione sociale per cui è nata: “il nostro obiettivo è di risolvere un problema sociale”, afferma Lorenzo che aggiunge, “è difficile dare un valore alla telefonata di una persona non udente”. Emerge qui il dinamismo e la velocità di reazione di Pedius, tipiche delle startup che hanno nel proprio DNA la capacità di adattarsi al cambiamento, “di fronte a questo momento di crisi sarebbe stato insensato tenere la tecnologia ferma e non investire, l’innovazione avviene quando la tecnologia viene utilizzata”, dichiara il fondatore di Pedius.

Non solo, Pedius si è resa protagonista di altre varie iniziative di solidarietà digitale. Pedius ha offerto l’accessibilità di tutti i numeri di telefono da chiamare in caso di emergenza alle persone sorde: “ci siamo resi conto che ogni regione ha pubblicato una lista di numeri da chiamare in caso di emergenza, ma senza pensare a come mettersi in contatto con chi non può parlare e sentire al telefono,” dichiara il fondatore di Pedius. Inoltre, la startup ha siglato accordi, a titolo completamente gratuito, con la Croce Rossa che assiste i più bisognosi consegnando farmaci e spesa e ha attivato il servizio con il 112 nel Trentino. Ora Pedius sta collaborando con ospedali e con varie Regioni per rendere accessibili tutti questi servizi di telefonia.

Il progetto con una università di Hong Kong

Oltre a queste iniziative di solidarietà digitale, Pedius ha in corso progetti paralleli sul tema dell’accessibilità per le persone con disabilità uditiva, come la sottotitolazione di seminari e lezioni online. In particolare, la startup sta lavorando a un importante progetto con un’università di Hong Kong con l’obiettivo di sottotitolare tutte le lezioni universitarie sia per gli studenti stranieri sia per gli studenti con sordità; “ad Hong Kong hanno molto apprezzato ciò e l’utilizzeranno anche in università dove non ci sono studenti con problemi di udito” rivela Lorenzo.

La storia di Pedius è una bella storia per vari aspetti, è una startup che si è attivata ancora di più per aiutare persone emarginate, spesso dimenticate, in un momento difficile come questo del coronavirus.  Ha compreso l’importanza del saper collaborare in un momento di crisi per potenziare il progresso collettivo, come insegna Henry Chesbrough, il padre dell’open innovation. La storia di Pedius rivela ancora una volta come l’emergenza coronavirus, che ha sconvolto molti  business,  è in realtà un momento di grandi sfide che startup e imprese devono saper cogliere. Pedius ha compreso come l’emergenza coronavirus lascerà un’eredità permanente, facendo leva sulla digitalizzazione “obbligata” ha attenuato un problema sociale, ma ha anche esteso  funzionalità richieste dal mercato che possono trovare tanti impieghi interessanti come nella didattica a distanza, una delle tante eredità che lascerà il coronavirus.

 

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