Olio tunisino, l’Europa approva l’import di 35mila tonnellate aggiuntive senza dazi. La protesta dei produttori: “Gravi rischi”

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La plenaria di Strasburgo ha dato l’ok finale al pacchetto di aiuti d’urgenza alla Tunisia, con il Regolamento che permette l’importazione di 35mila tonnellate aggiuntive di olio d’oliva senza dazi nell’Unione europea.

olio_olivaL’Aula ha approvato con 500 sì, 107 no, 42 astenuti. Il provvedimento è temporaneo, valido solo per due anni e relativo all’olio d’oliva tracciabile. E’ prevista una valutazione intermedia dell’impatto delle misure sul mercato europeo e l’impegno ad aggiornarle, nel caso in cui dovessero rivelarsi dannose: forme di tutela che, tuttavia, non frenano le polemiche.

Per gli addetti ai lavori la misura rappresenta una grave minaccia alla produzione locale. “Oltre a non aiutare in alcun modo la Tunisia, il provvedimento si ripercuoterà negativamente sulla Puglia”, rileva Gianni Cantele, presidente di Coldiretti Puglia. “L’importazione riguarderebbe, tra l’altro, tutti i tipi di olio di oliva tunisino – sottolinea – per cui non devono essere rispettati i requisiti ambientali e fitosanitari rigidi cui i prodotti europei devono attenersi, immettendo sul mercato italiano prodotto di discutibile qualità e sicurezza alimentare, oltre a creare una evidente quanto sleale concorrenza”.

Insoddisfazione anche di Agrinsieme, coordinamento tra Cia, Confagricoltura, Copagri e Alleanza delle cooperative agroalimentari: “Nonostante le migliorie introdotte in prima lettura sotto la spinta degli eurodeputati italiani, che prevedono il limite temporale della misura e garantiscono l’origine dell’olio importato, le aspettative che avevamo nutrito sul successivo passaggio in Consiglio sono state disattese. Appare a questo punto opportuno alzare il livello di attenzione nell’attività di controllo per contrastare possibili contraffazioni e far emergere il vero prodotto italiano”, si dichiara in una nota.

Ma non ci sta neppure la politica. I consiglieri regionali Cor della Puglia Ignazio Zullo, Erio Congedo, Luigi Manca, Renato Perrini e Francesco Ventola ricordano come a dicembre scorso avessero espresso la loro “contrarietà all’inondazione di olio tunisino sui nostri mercati, a discapito dei nostri produttori agricoli, per altro nel Salento alle prese già con il problema della Xylella, quindi con il rischio di essere fortemente penalizzati sul mercato. Un appello unitario e trasversale – affermano ora – totalmente inascoltato”.

“Ribadiamo la assoluta condivisione del principio di vicinanza e solidarietà ad un Paese come la Tunisia, alle prese con la spirale del terrorismo, ma anche la totale contrarietà nei confronti di una misura che ancora oggi riteniamo inefficace a tal fine ed in grado di mettere gravemente in difficoltà il nostro comparto produttivo e l’economia del Mezzogiorno, come le reazioni delle associazioni di categoria di queste ore confermano. Ci auguriamo che siano i regolamenti attuativi a scongiurare scenari facilmente ipotizzabili”, osserva Federica De Benedetto, vicesegretario FI Puglia.

Per il deputato M5S Giuseppe L’Abbate, capogruppo in Commissione Agricoltura alla Camera, “il Governo Renzi continua a svendere il made in Italy. Una farsa, quella del Partito Democratico, tenutasi in Europa e proseguita in Italia, a cominciare dagli esponenti di Governo e dall’Alto rappresentante dell’Unione per gli affari esteri e la politica di sicurezza Federica Mogherini che ha sostenuto questa misura con la scusa di aiutare l’economia della Tunisia minata dal terrorismo. Come abbiamo spiegato più volte – spiega – togliere i dazi sui prodotti agricoli non equivale ad ‘aiutarli a casa loro’”.

Critico anche il consigliere regionale Pd Ernesto Abaterusso: “Va bene la solidarietà per la Tunisia, ma i nostri agricoltori non meritano altrettanta solidarietà? E’ giusto che l’Europa si mostri tanto sorda davanti agli appelli dei paesi maggiori produttori di olio extravergine come l’Italia? E ancora: siamo sicuri che se si fosse trattato di latte – prodotto del quale la Germania è grande produttore – il finale non sarebbe stato diverso? Di fronte a uno scenario simile – conclude – la strada da intraprendere è una sola: continuare a batterci per la tutela del nostro extravergine e impegnarci a fondo per difendere i marchi e l’intero comparto dalle frodi. Solo così si potrà garantire ai cittadini la corretta informazione circa la provenienza dei prodotti che consumiamo”.

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